Chili di troppo, i rischi

Secondo quanto riporta l’Istituto superiore di sanità sulla base dei risultati dell’indagine Istat Aspetti della vita quotidiana in Italia, nel 2015 più di un terzo della popolazione adulta era in sovrappeso mentre era obesa una persona su dieci. Soprattutto nell’obesità, definibile in presenza di un indice di massa corporea superiore a 30, la causa dell’eccesso ponderale è multifattoriale: contano cioè fattori che vanno dalla predisposizione genetica agli stili di vita. A oggi l’eccesso di peso rappresenta un primario problema di salute pubblica, soprattutto nei Paesi occidentali dove obesità e sovrappeso sono in costante aumento a causa di un’alimentazione sempre più dominata da cibi industriali invitanti ma che causano dipendenza. A rendere un alimento irresistibile sono infatti i grassi, presenti nella dieta dell’uomo preistorico per l’11 per cento e oggi tra il 35 e il 40. Se chi vive nei Paesi freddi può assumerne in abbondanza, in quanto preparano l’organismo alle basse temperature, alle nostre latitudini è solo gola: «Quando gola e fame sono in conflitto», scrive Sharman Apt Russell in Fame, una storia innaturale (Codice edizioni), «spesso è la prima ad averla vinta. Lo notiamo nei pazienti che vengono nutriti tramite cannula: la loro fame è alleviata, ma l’appetito rimane e segretamente mangerebbero del cibo solido anche a rischio di dolore o vomito».

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Integratori: gravidanza e fertilità

Fertilità, gravidanza e integratori, che legame? Molte donne si chiedono se un apporto extra di nutrienti possa aiutare la donna che si appresta a una gravidanza, con benefici per mamma e nascituro. Secondo un gruppo di ricercatori inglesi, che hanno pubblicato su Drug and Therapeutics Bulletin uno studio sul tema, l’uso indiscriminato di integratori non è necessario. Ciononostante un apporto di alcune sostanze potrebbe essere utile in alcune circostanze e anzi, raccomandato per le donne con particolari condizioni. Ad esempio si sa che la carenza di vitamine e minerali è associata a un maggior rischio di preeclampsia o di problemi al feto come difetti del sistema nervoso e crescita sotto peso. Se tendenzialmente la dieta mediterranea è già soddisfacente da un punto di vista nutrizionale, tuttavia possono sorgere necessità di supplementazione di vitamine o minerali in base alle esigenze di ciascuna donna. Ad esempio possono essere utili supplementi di vitamina D o di ferro per l’anemia, in particolare dopo il concepimento quando cambia la circolazione sanguigna e la quantità di emoglobina si abbassa.

Acido folico e inositolo, alleati della donna

Discorso diverso per l’acido folico, di cui spesso si parla: utile nelle prime fasi della gravidanza, migliora anche la fertilità secondo uno studio danese pubblicato sullo European Journal of Clinical Nutrition. L’effetto positivo sulla probabilità di fecondazione sarebbe evidente soprattutto nelle donne con un ciclo irregolare. Inoltre assicurarsi un buon introito di acido folico fin da prima del concepimento è utile a prevenire patologie come la spina bifida. Ottimo per salvaguardare la fertilità è anche l’inositolo: un apporto extra migliorerebbe alcuni aspetti della sindrome dell’ovaio policistico favorendo la qualità di ovociti ed embrioni in caso di fecondazione assistita. L’inositolo è considerato una sostanza analoga alle vitamine: introdotta con l’alimentazione, può essere sintetizzata anche dall’organismo. Gli studi dicono inoltre che riduce gli androgeni, migliora l’attività dell’insulina, il metabolismo e i livelli di trigliceridi e colesterolo nel sangue e infine regolarizza l’ovulazione. Gli alimenti che ne sono più ricchi sono gli agrumi, i legumi, i cereali integrali e il fegato: un motivo in più per puntare su una dieta equilibrata, ricca di questi cibi, come è la dieta mediterranea. Un’ultima nota: al momento servono ancora conferme, ma sembrerebbe che in alcuni casi la somministrazione di inositolo possa migliorare anche la qualità del liquido seminale e quindi la fertilità maschile.

Occhio al cuore!

In Italia, secondo dati Istat relativi al 2014, le malattie ischemiche del cuore, quelle cerebrovascolari, le altre patologie cardiache e le malattie ipertensive hanno causato nel loro insieme più di 200mila decessi classificandosi tra le prime cinque cause di morte nella popolazione generale. Ma c’è una buona notizia: possono essere prevenute. L’American heart association ha individuato i principali fattori di rischio per il cuore. Fattori che, fortunatamente, sono modificabili: basta volerlo. Saperli tenere sotto controllo permette di scongiurare inoltre il rischio di aterosclerosi, cioè l’alterazione della parete delle arterie dovuta, tra l’altro, all’accumulo di colesterolo. Meno dell’un per cento degli americani però li tiene monitorati tutti. In Italia le cose vanno un po’ meglio, ma c’è ancora molto da fare.

Lo stile di vita che vuole bene al cuore

Primo tra tutti i fattori da tenere sotto controllo per la salute del cuore e del sistema cardiocircolatorio è l’ipertensione. Alti valori di pressione del sangue aumentano il rischio di ictus e malattie cardiache. I farmaci sono un aiuto, ma prima occorre perdere il peso in eccesso e svolgere una regolare attività fisica. A volte basta poco: ad esempio fare le scale a piedi. Certamente però lo sport fa meglio. Ad esempio il nuoto: non c’è studio che non sottolinei i benefici di questo sport. Solo 30 minuti di attività fisica in acqua due volte la settimana riescono a ridurre considerevolmente il rischio di malattie cardiovascolari. Nuotare è un’attività fisica di resistenza che, inducendo meccanismi metabolici aerobici, aiuta il cuore ad abbassare la sua frequenza cardiaca media. Una recente indagine della South California University ha addirittura ipotizzato un sensibile calo del rischio di morte nei soggetti che si dedicano allo sport in acqua, rispetto a quanti scelgono corsa o camminata.

Cibi consentiti, cibi da evitare

Ma non solo: mangiare lentamente aiuta a mantenersi in forma e riduce il rischio di sovrappeso e obesità. Del resto assaporare i cibi e masticare a lungo permette ai recettori del gusto di inviare al cervello il “messaggio di sazietà”. Importante poi è aumentare il consumo di frutta fresca, verdure e ortaggi di tutti i tipi, privi di grassi e ricchi di vitamine, minerali e fibre e incrementare l’introito di legumi, come fagioli, piselli, ceci, fave e lenticchie. C’è da dire che oggi molte sono le iniziative per sensibilizzare alla salute cardiovascolare grazie alla corretta alimentazione. Recentemente è nato Cuoriamoci.it, minisito dedicato alla campagna Cuoriamoci, piccoli gesti per la salute del cuore promossa da Fondazione italiana per il cuore in collaborazione con la Società italiana di scienza dell’alimentazione e il supporto non condizionato di Parmalat. Obiettivo: sensibilizzare gli italiani sull’importanza di prendersi cura del benessere del proprio cuore grazie a piccoli e semplici gesti quotidiani. All’interno un utile test per mettere in luce buone e cattive abitudini che possono influire sulla salute del nostro cuore. In fondo basta poco per ridurre i fattori di rischio.

Inverno: bimbi e difese immunitarie

Con l’inverno arrivano i piccoli malanni di stagione, per i bambini. Per loro, più vulnerabili, è quindi particolarmente importante rinforzare le difese immunitarie. In età scolare i piccoli sono infatti più esposti alle malattie di stagione: passare tante ore in gruppo in ambienti chiusi e umidi favorisce il contagio. Ma non solo: lo stress scolastico indebolisce il sistema immunitario e pertanto il corpo è più predisposto all’attacco di virus e batteri. Alcune regole però possono aiutare. Prima tra tutte, una buona igiene del sonno: non sembrerebbe, ma dormire male peggiora le nostre difese: sotto l’anno di età, sono salutari fino a 15 ore nell’arco della giornata mentre fino ai dieci anni un bambino dovrebbe dormire 10-12 ore.

Cosa mangiare?

Importante inoltre un’alimentazione sana e completa, in particolare dopo un periodo di malattia e quando le difese devono ricostituirsi: reintegriamo le riserve di vitamine e di sali minerali e non dimentichiamo mai verdura e frutta. Molte ricerche confermano l’importante ruolo della vitamina C, che riduce fino al 40 per cento l’azione dannosa dei radicali liberi sui globuli bianchi. Per colmare il fabbisogno quotidiano basta una spremuta d’arancia e qualche kiwi, ma è anche necessario assicurare l’apporto di caroteni. Durante l’inverno ne è più che mai è raccomandato un consumo in abbondanza: in particolare le verdure a foglia sono un’ottima fonte di acido folico, mentre gli ortaggi della famiglia dei cavoli (come i broccoli e il cavolfiore) contengono isotiocianati, utili antinfiammatori. L’importante è che la verdura venga consumata sia cotta che cruda: diverse di queste sostanze nutritive sono danneggiate dal calore mentre altre si sprigionano proprio con la cottura. Quanto alle tipologie di cottura, meglio sempre al vapore. Ma non ci sono solo frutta e verdura: anche latte, uova, yogurt e formaggi magri sono alimenti completi e nutrienti.

Quali integratori scegliere

Un buon aiuto viene anche dagli integratori, sempre su consiglio del pediatra. In genere non hanno controindicazioni, ma non possono mai sostituire una dieta bilanciata. Quanto ai fermenti lattici, sono indicati in caso di terapia antibiotica e sono di aiuto nelle gastroenteriti. In erboristeria si trovano altri prodotti utili a rinforzare le difese: ad esempio il ribes nero e i fiori di sambuco, utili per contrastare la formazione di catarro. Quest’ultimo in particolare va assunto sotto forma di infuso: un cucchiaino per una tazza di acqua calda lasciato in infusione per una decina di minuti. Ottima anche la rosa canina, in particolare per calmare i bruciori di gola e la tosse. Contro la stanchezza, un buon rimedio viene dalla pappa reale: dà energia, migliora lo stato di salute generale e le funzioni mentali. Contro il raffreddore è adatta ai bambini l’echinacea: stimola il sistema immunitario quando somministrata come estratto analcolico. Infine, attenzione agli inquinanti: smog cittadino ed esposizione a fumo passivo sono fattori di rischio conosciuti per le infezioni ricorrenti.

Articolo tratto da Disturbi stagionali (inserto di SetteCorriere della Sera), 23 novembre 2017

Cefalea? Occhio al cibo

La cefalea può diventare un ostacolo alle nostre attività quotidiane. In Italia il 12 per cento della popolazione soffre di emicrania e di questi il 4 per cento ha la forma cronica, quindi circa 250mila persone. Tuttavia solo il 10 per cento circa è seguito da un neurologo. Il consiglio del medico? Assumere un antidolorifico appena il mal di testa insorge e, se gli attacchi si susseguono frequentemente, rivolgersi a un centro cefalee. Oggi per curare le emicranie – le forme di cefalea più invalidanti e caratterizzate anche da sintomi come nausea, fastidio per la luce e irritabilità – è allo studio un nuovo trattamento a base di anticorpi monoclonali: si tratta di farmaci biotecnologici capaci di agire contro una molecola chiamata Cgrp (Calcitonin Gene Related Peptide) che si accumula nel cervello durante gli attacchi. La notizia viene dal congresso nazionale della Società italiana di neurologia tenutosi a Napoli questo ottobre: «La molecola», ha spiegato Gioacchino Tedeschi del Centro cefalee della I Clinica neurologica dell’Università Vanvitelli di Napoli, «quando “prodotta in eccesso” nei neuroni del sistema trigemino-vascolare, responsabile dell’attacco emicranico, può provocare un’infiammazione che svolge un ruolo fondamentale nella genesi del mal di testa».

Il caffè fa bene o no?

Certamente però prevenire gli attacchi emicranici è possibile: conta anche ciò che mangiamo. «Potenzialmente tutte le cefalee possono essere influenzate dall’alimentazione», mi ha spiegato Nicola Mercuri, neurologo presso il Policlinico Tor Vergata di Roma. «In particolare però l’emicrania, dolore pulsante spesso a un solo lato della testa, può peggiorare o essere scatenata dall’assunzione di alcuni cibi». Su alcuni circolano informazioni non chiare e univoche. Ad esempio il caffè: secondo alcuni è benefico, secondo altri no. Dove sta la verità? «Dipende dalle dosi», dice Mercuri. «In piccole quantità aiuta, tanto che alcuni antidolorifici contengono caffeina. Ad alte dosi fa male. In particolare è dannosa quella contenuta nelle bevande gassate, che peraltro distendono le pareti dello stomaco favorendo gli attacchi». In chi è abituato ad assumere dosi regolari di caffè anche l’astinenza può scatenare mal di testa. L’ideale, per chi ne soffre spesso, è non superare le tre tazzine al giorno.

Non saltiamo i pasti!

Un’abitudine alimentare che invece è certamente causa di attacchi, specie in chi è predisposto all’emicrania, è il digiuno: è considerato infatti la terza causa scatenante degli attacchi. Si suppone che ciò dipenda dall’ipoglicemia, ovvero da un calo di zuccheri, condizione critica per il cervello. Ma non esageriamo nell’altro senso: anche un eccesso di zuccheri nella dieta facilita il mal di testa così come l’assunzione di alimenti pesanti da digerire come i fritti, di cibi molto salati e di dolcificanti come l’aspartame.

L’articolo completo su Diva e Donna, 21 novembre 2017