Arriva la bella stagione, arrivano le allergie ai pollini. Questo tipo di allergia è, a livello mondiale, ai primi posti tra le malattie croniche: secondo l’Organizzazione mondiale della sanità la prevalenza si attesta a livello globale tra il 10 e il 40 per cento della popolazione, a seconda delle aree del pianeta e dei periodi dell’anno. A casa nostra si stima che il 25 per cento degli italiani possa soffrire di riniti allergiche mentre secondo quanto rilevato dal progetto Aria voluto dall’Oms e da Assosalute, l’associazione nazionale dei produttori di farmaci di automedicazione, in Italia del 40 per cento di cittadini che soffrono di una qualche allergia quasi il 20 per cento ne risente proprio in primavera.

Ma ci sono anche i cibi

«Le allergie primaverili», mi ha spiegato Mona-Rita Yacoub, coordinatrice del Centro di allergologia presso l’Ospedale San Raffaele di Milano, «sono causate nella maggioranza dei casi dalla sensibilizzazione a pollini di erba, alberi e piante erbacee». Quel che è meno noto sono le correlazioni tra queste e gli alimenti: alcuni soggetti allergici a particolari specie vegetali possono infatti manifestare reazioni, come prurito al palato, durante l’ingestione di alcuni cibi ma solo durante la stagione della pollinazione. Sono le cosiddette reazioni crociate tra pollini e alimenti: il motivo? «In alcuni alimenti sono presenti molecole allergeniche identiche a quelle contenute nei pollini», prosegue Yacoub. «La sensibilizzazione avviene inizialmente per via respiratoria e solo successivamente si possono manifestare i sintomi legati all’ingestione degli alimenti cross reattivi».

Allergia alla betulla? Occhio alle mele

Un esempio tipico è quello della sindrome betulla-mela, in cui il paziente si sensibilizza dapprima al polline della pianta per via respiratoria per poi sviluppare una sindrome orale allergica mangiando mele. Per una diagnosi corretta però non basta l’osservazione: «In questi casi è infatti necessario effettuare anche il dosaggio delle immunoglobuline E specifiche», aggiunge l’allergologa. «In questo caso il test serve a verificare se il paziente è sensibilizzato alla molecola cross-reattiva con il polline, che potrebbe dar luogo a reazioni più gravi come lo shock anafilattico».

L’articolo completo su Salute in famiglia, 1/2020