Diabete, salvaguardiamo gli occhi

Una situazione serissima e sottovalutata. Non usa mezzi termini Teresio Avitabile, segretario della Società oftalmologica italiana, per definire la situazione di assoluta emergenza legata alla sottodiagnosi di retinopatia diabetica. All’inizio del suo intervento, nel corso del convegno Retinopatia diabetica: una lotta possibile tenutosi presso il Ministero della salute il 20 settembre scorso, ha mostrato un video che parla da sé: racconta la storia del signor Carmelo, 51 anni, che 13 anni fa ha avuto una diagnosi di diabete mellito. Nonostante i sintomi, per troppi anni il paziente non è stato invitato dal medico di base a sottoporsi allo screening per questa malattia. Quando la diagnosi è arrivata, i livelli erano già altissimi. Ma anche in questo caso, nessun invito ad approfondire la condizione oculare. Così gli anni sono passati. Fino al giorno in cui Carmelo si è sottoposto a visita oculistica per operare una cataratta: ma ancora una volta il medico non ha voluto approfondire la condizione retinica pur conoscendo la presenza del diabete. Troppo tempo perso: oggi il signor Carmelo è cieco. «Se i vari attori coinvolti, dalla famiglia al medico di base, dal diabetologo all’oculista, avessero agito in tempo ora il paziente vedrebbe: se presa in tempo la retinopatia diabetica può essere curata», mi ha spiegato Avitabile.

Di chi è quindi la colpa di queste cattive diagnosi?
«Pazienti e familiari dovrebbero fare la loro parte, ma certamente anche la disattenzione verso la prevenzione oftalmica, anche da parte di alcuni sanitari, ha il suo peso. Tutti gli attori devono essere coinvolti. Oggi sappiamo che solo il 10 per cento dei diabetici si sottopone a visita oculistica e all’esame del fondo oculare: è veramente troppo poco. Il diabete all’inizio dà pochi sintomi e purtroppo ancora oggi si fa troppa medicina di sintomo, senza andare a fondo».

La prevenzione è quindi fondamentale…
«Partiamo da un punto: la retinopatia diabetica è la prima causa di cecità non traumatica, ma è una patologia prevedibile e previsibile. La prevenzione è la prima terapia».

Qual è l’impatto della retinopatia diabetica sul Sistema sanitario?
«La prevenzione non va solo a vantaggio del paziente, ma anche del sistema. È impressionante pensare che la prevenzione è molto meno onerosa rispetto al costo sociale della cecità: l’esame del fondo oculare, cioè il primo strumento di diagnosi di retinopatia diabetica, costa al Sistema sanitario 18 euro. Praticamente nulla al confronto del costo sociale delle pensioni di invalidità».

Quali terapie sono oggi disponibili?
«Prima di tutto la laserterapia e poi i farmaci endovitreali. Sono terapie che funzionano molto bene, a patto che la malattia sia diagnosticata in tempo».

Tratto dal materiale stampa realizzato per il convegno Retinopatia diabetica: una lotta possibile (Roma, 20 settembre 2016)

Diabete, quanto conta il cibo

«Da giovane sono stato un idiota: mangiavo in modo sregolato e ora mi ritrovo con una malattia». A fare mea culpa è Tom Hanks (foto), nel corso di una recente intervista: nel 2013 all’attore americano fu diagnosticato il diabete di tipo 2, legato all’alimentazione. «Circa il 90 per cento dei diabetici in Italia ha questo tipo, che dipende da una ridotta capacità del pancreas di produrre insulina e da una ridotta efficacia della stessa», mi ha spiegato Enzo Bonora, past president della Società italiana di diabetologia (Sid). La conseguenza è un eccesso di glucosio nel sangue, con un impatto sull’intero metabolismo. «Il tipo 2 è connesso a peso e sedentarietà e compare in genere dopo i quarant’anni. Tom Hanks, come gran parte delle persone con questa patologia, ha sicuramente una predisposizione genetica che tuttavia, finché era magro, non è riuscita a causare il diabete. Ingrassando l’eccesso di peso ha fatto emergere la malattia». Esiste però anche un diabete giovanile: è il tipo 1 (5 per cento dei casi), che insorge prima dei quarant’anni. In questi pazienti il sistema immunitario riconosce come corpi estranei le cellule del pancreas che producono insulina, e le distrugge. Certamente il diabete tipo 1 sta aumentando ma non quanto il tipo 2, i cui casi sono raddoppiati in 30 anni in Italia (3 milioni circa) per la diffusione di uno stile di vita malsano: «Per questo la lotta più efficace al dilagare del diabete tipo 2 la possono fare le persone che in famiglia, fanno la spesa e cucinano», avverte il diabetologo.

Quali sintomi tenere sotto controllo?

I disturbi, non sempre presenti e quindi causa di diagnosi tardive, consistono in sete intensa e nella necessità di urinare spesso, in una forte stanchezza e a volte in ricorrenti infezioni genitali, cutanee o carie. «Inoltre», aggiunge Bonora, «sono spesso associate patologie come infarto, ictus, riduzione della vista, problemi ai reni, dolori alle gambe e ulcere ai piedi». Attenzione infine da parte degli uomini: spesso il diabete si manifesta con disfunzione erettile.

Diagnosi e terapia: oggi è tutto più semplice

Oltre alla misurazione giornaliera del glucosio nel sangue, i diabetici devono sottoporsi con regolarità a diversi esami: «Innanzitutto l’emoglobina glicosilata, che serve a comprendere se la glicemia è sotto controllo, almeno due volte all’anno. Una volta l’anno bisognerebbe monitorare la funzione renale con l’esame della creatinina e della microalbuminuria, oltre a colesterolo e trigliceridi. Altri esami, come insulinemia e acido urico, andrebbero invece prescritti solo in casi specifici e non a tutti i diabetici: lo ha fatto presente la stessa Sid in uno studio che ha individuato quasi 30 test che i medici tendono a prescrivere troppo spesso, con evidenti sprechi. Quanto alle terapie, oggi sono molte e personalizzate: sei categorie di farmaci orali, una di iniettabili e molte varietà di insulina. «Rispetto a trent’anni fa», conclude il diabetologo, «abbiamo molti più farmaci sicuri e altri ne verranno in futuro, soprattutto per il diabete tipo 2».

L’articolo completo su Diva e Donna, 13 settembre 2016