Artrite reumatoide, le terapie

Sono 350mila le persone affette in Italia da artrite reumatoide, la più diffusa malattia infiammatoria cronica delle articolazioni. I pazienti sono soprattutto donne (3 su 4), con un picco di diagnosi attorno alla quarta decade di vita. I sintomi sono essenzialmente dolore, tumefazione e rigidità articolare con limitazione del movimento. La rigidità osservata quando la malattia è in fase attiva è più intensa la mattina al risveglio e può durare da una a più ore estendendosi, nei casi più severi, all’intera giornata. Le articolazioni più frequentemente coinvolte sono quelle piccole delle dita delle mani, i polsi, i piedi, le ginocchia e le caviglie. Il paziente, inoltre, può riferire dei sintomi extra-articolari: stanchezza, malessere generale, perdita di peso, indolenzimento muscolare, febbre, secchezza degli occhi e della bocca. Purtroppo l’infiammazione causa della patologia può estendersi anche agli organi interni come polmoni, reni, cuore e sistema nervoso.

L’importanza dell’aderenza terapeutica

Certamente la diagnosi entro i primi mesi dalla comparsa dei sintomi è il fattore chiave. Il primo approccio resta il metotrexato, un immunosoppressore. Oggi tuttavia possiamo contare su un ventaglio di farmaci che consentono un buon grado di personalizzazione della terapia in funzione della condizione del paziente, della sua età e delle altre patologie in corso. Accanto all’immunosoppressore, terapie di supporto comprendono i cortisonici e gli antidolorifici, anche per infiltrazione. E poi c’è il capitolo dei biotecnologici: entro due o tre mesi dall’inizio della terapia si può aggiungere un biotecnologico, che tuttavia non può ancora sostituire il metotrexato. E qui veniamo al punto: l’efficacia delle terapie, nell’artrite reumatoide più ancora che in altre patologie, è strettamente legata a un’aderenza terapeutica che però spesso manca. Si calcola che il 30 per cento dei pazienti smette di assumere l’immunosoppressore, spesso senza dirlo al medico. I motivi sono i più vari, non per ultimo gli effetti indesiderati che purtroppo questo farmaco causa. La non aderenza significa cure peggiori, ma anche un danno al sistema sanitario: il medico annaspa, è costretto a cambiare farmaci, il paziente sta male e si assenta dal lavoro, ed è costretto a sottoporsi a più esami e terapie.

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