Pelle sensibile, i fattori critici

Definire le caratteristiche della nostra pelle è fondamentale per prendersene cura in modo corretto scegliendo i prodotti dermocosmetici appropriati. Quattro le grandi tipologie: normale, secca, grassa e mista. La prima è quella ben equilibrata caratterizzata da pori fini, buona circolazione sanguigna, texture morbida e liscia, colorito roseo, trasparenza uniforme e senza imperfezioni. È invece secca la pelle che produce meno sebo della norma. Come conseguenza, alla pelle secca mancano i lipidi di cui ha bisogno per trattenere l’idratazione e per costruire una barriera protettiva dalle aggressioni esterne. Sensibile è anche la pelle grassa, con un’elevata produzione di sebo (seborrea). La pelle grassa tende inoltre a mostrare imperfezioni e la causa sono fattori genetici, cambiamenti ormonali e squilibri. Viene invece definita pelle mista quella di chi ha un’area compresa tra fronte, naso e mento grassa con guance più secche.

I fattori immutabili e quelli controllabili

Le caratteristiche della pelle possono variare molto durante il corso della vita. I principali fattori che determinano questi cambiamenti comprendono il clima e inquinamento, alcuni fattori ereditari, la tendenza alla sudorazione e le scelte estetiche compiute nel corso della vita come l’uso di certi tipi di prodotti cosmetici. Un fattore immutabile che determina maggiore o minore sensibilità è invece quello cromatico e più nello specifico la provenienza etnica. Semplificando possiamo individuare pelli caucasiche, negroidi e asiatiche. Le differenze riguardano densità e distribuzione della melanina, spessore dell’epidermide e caratteristiche degli annessi cutanei, cioè ghiandole sebacee, sudoripare, unghie e peli. Non esistono particolari differenze interrazziali circa il numero di melanosomi, cioè gli organi prodotti dai melanociti in grado di secernere melanina: quel che varia è la loro struttura. La pelle nera è infatti in grado di produrre melanosomi più grandi mentre nei bianchi i melanosomi sono più piccoli. Questo però ha un peso nel determinare la suscettibilità alle radiazioni solari (le pelli bianche sono ovviamente più sensibili e irritabili), ma anche altre condizioni come la tendenza alla formazione di inestetismi, iperpigmentazioni, cheloidi e desquamazioni più frequenti nelle pelli scure.

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Da cosa dipende il colore della pelle?

Dipende dalla forma e dal numero dei melanosomi, gli organi prodotti dai melanociti in grado di secernere melanina, oltre che dalla microcircolazione cutanea, dall’alimentazione e da alcuni stati patologici dell’epidermide e del derma superficiale. Non esistono particolari differenze interrazziali circa il numero di melanosomi, quel che varia è la loro struttura: la pelle nera è in grado di produrre melanosomi più grandi. Nei bianchi i melanosomi sono più piccoli, si trovano riuniti in gruppi all’interno dei cheratinociti e vengono degradati nello strato superficiale dell’epidermide.

Sole e invecchiamento della pelle

Uno studio pubblicato nel 2013 sul Journal of Investigative Dermatology da Thomas M. Ruenger del dipartimento di dermatologia della Boston University School of Medicine ha mostrato che tutti i tipi di pelle sono soggetti all’invecchiamento, anche se in modi diversi. In particolare quello prodotto dall’esposizione solare, alla base del quale c’è una proteina, la progerina, la cui produzione è stimolata proprio dall’esposizione a raggi Uva. Secondo Ruenger, i risultati della ricerca dimostrano che alcuni aspetti dell’invecchiamento fotoindotto della pelle, causato dall’esposizione cronica agli ultravioletti, potrebbe quindi essere collegato a fattori genetici che accelerano il normale invecchiamento causato dall’ambiente.

La pelle bianca invecchia di più

Questo spiegherebbe quindi anche le differenze di tempi e modalità dell’invecchiamento fotoindotto nelle diverse etnie. Ad esempio i caucasici presentano segni di invecchiamento e formazione di rughe maggiori rispetto ai soggetti con pelle più scura: «Non stupisce quindi che all’interno della dermocosmesi il campo della fotoprotezione sia enorme», mi ha spiegato in un’intervista Enzo Berardesca, direttore del Dipartimento di dermatologia clinica dell’Istituto dermatologico San Gallicano di Roma. «Comprende prodotti importanti per la pelle bianca, ma apprezzati anche da mulatti, ispanici e asiatici la cui epidermide tende a pigmentare molto. Queste etnie possono presentare inoltre la cosiddetta iperpigmentazione postinfiammatoria, con la formazione di macchie che possono permanere anche per anni». Così negli Usa e in Asia sono disponibili da tempo diversi brand dedicati alla pelle scura, asiatica e mulatta. «Le protezioni solari sono molto diffuse nella popolazione asiatica, nella quale la pigmentazione cutanea è molto temuta», aggiunge Hossein Sedghi Zadeh, docente del master in Scienza e tecnologia cosmetiche presso l’Università degli Studi di Ferrara. «Pertanto in Asia i filtri solari si trovano in vari prodotti cosmetici, anche nelle normali creme idratanti». Nonostante questo, l’eccessiva esposizione solare da parte degli asiatici è talvolta fonte di preoccupazioni, da parte dei dermatologi: questo quanto emerge da uno studio della Stanford University School of Medicine (Usa) che mette in luce come un significativo numero di asiatici americani che vivono in California tendano oggi sempre più frequentemente ad adottare comportamenti di esposizione al sole scorretti di pari passo con l’“occidentalizzazione” dei loro costumi. Lo studio ha mostrato quindi la necessità di campagne di sensibilizzazione sui danni alla pelle.

La pelle nera, più protetta dal sole

Al contrario, nei soggetti neri l’epidermide è quattro volte più protettiva nei confronti dei raggi ultravioletti e la dose eritematogena minima (ovvero la quantità minima di radiazioni in grado di determinare un eritema visibile) è 10-30 volte superiore. È per questa ragione che nei neri è raro osservare la comparsa di eritema dopo l’esposizione solare e generalmente l’unico fenomeno conseguente all’irradiazione di raggi ultravioletti è la desquamazione. Nei neri sono inoltre meno frequenti le patologie da esposizione solare cronica come cheratosi attiniche e invecchiamento cutaneo.

Sofferenza sulla pelle

C’è una malattia cronica che fa paura non solo per le sue conseguenze, ma anche per lo stigma sociale che genera: è la psoriasi. Patologia della pelle che causa lesioni, spesso pruriginose e accompagnate da desquamazioni e pustole, è infatti una condizione che oltre alla gravità intrinseca è causa di imbarazzo, paure (ingiustificate) di contagio, vergogna. «Il Italia colpisce il 3 per cento della popolazione», mi ha spiegato Antonio Costanzo, dermatologo presso l’Istituto Clinico Humanitas e docente presso Humanitas University di Rozzano (Milano). «Di queste persone, il 30 per cento è affetto dalla forma grave». Una di queste è una paziente romana che ha accettato di raccontarmi la sua storia sul numero di marzo 2018 di BenEssere.

Chi colpisce maggiormente

La malattia riguarda entrambi i sessi, anche se le forme più severe colpiscono soprattutto uomini. «Le lesioni possono manifestarsi ovunque sul corpo, anche se in alcune forme è prevalente l’interessamento a livello di gomiti, ginocchia, cuoio capelluto e glutei. Nella psoriasi detta “inversa”, invece, le lesioni si formano inizialmente nelle pieghe della pelle come ascelle e inguine». La maggior parte delle forme di psoriasi è autoimmune: la causa è un malfunzionamento del sistema immunitario che riconosce alcune cellule della pelle come corpi estranei e pertanto le attacca, creando l’infiammazione che dà origine alle manifestazioni cutanee. «Esiste una forma artropatica, chiamata artrite psoriasica, che colpisce anche le articolazioni». Non è ancora nota una singola causa della malattia, anche se sembra possano concorrere fattori ambientali, genetici e persino metabolici.

La rivoluzione dei biologici

Fortunatamente contro la psoriasi oggi si può fare molto: accanto alle terapie topiche, come pomate e unguenti, ci sono i farmaci per via orale come corticosteroidi e immunosoppressori. La vera svolta è però arrivata con l’avvento dei farmaci biotecnologici, che entrano in gioco quando le altre terapie si sono dimostrati non abbastanza efficaci. «Sono farmaci in origine sviluppati per alcune malattie reumatologiche ma che hanno dimostrato una grande efficacia nel ridurre le manifestazioni della psoriasi agendo sulle sostanze che causano l’infiammazione a livello sistemico». Sono terapie ormai sempre più efficaci: quelle di ultimissima generazione mostrano ancora meno effetti collaterali dei precedenti e sono sempre più specifiche per questa patologia. «Oggi le percentuali di remissione, parziale e totale, sono sempre più alte», conclude Costanzo.

Pelle, il ruolo del microbiota

Secondo i dermatologi la pelle è la parte superficiale della nostra psiche: qualche anno fa un team di psicologi della University of St Andrews (Scozia) aveva dimostrato, ad esempio, che tendiamo a giudicare a primo acchito come più sane le persone con una pelle del viso di un rosa intenso. Non è un caso: «La cute e il sistema nervoso sono generati dallo stesso foglietto embrionale, durante la gestazione», mi ha spiegato in un’intervista la dermatologa Corinna Rigoni. Così quello che accade sulla pelle ha a che vedere anche con i nostri stati emotivi. È evidente con gli eczemi e le dermatiti atopiche, cioè intrinseche e spesso causate da stati ansiosi ed emotivi che possono alterare la naturale difesa batterica. Questa costituisce il cosiddetto microbiota cutaneo, cioè l’insieme dei microrganismi che popola la pelle e che è di fondamentale importanza come prima linea di difesa dell’organismo dagli agenti patogeni.

Batteri amici per la pelle

Sempre più numerose sono le evidenze scientifiche che mettono in luce l’importanza dei batteri commensali per la nostra salute, importanti nel regolare il pH della pelle e nell’ostacolare la colonizzazione dei patogeni. «Quando la pelle non è protetta, possono verificarsi eritemi a cui possono seguire vescicole e croste prodotte dal grattamento», aggiunge Rigoni. «Naturalmente anche condizioni ambientali possono facilitare eczemi, dermatiti ed eritemi: ad esempio le aggressioni chimiche dovute a sostanze a cui veniamo a contatto oppure a prodotti per l’igiene non adeguati». In ogni caso queste condizioni sono legate anche a mancanza di idratazione: «Chi è predisposto infatti ha meno ceramidi, le molecole lipidiche che legano tra loro le cellule cutanee». È fondamentale, specie per chi ha una pelle così sensibile, mantenere in armonia il tessuto cutaneo: «Soltanto lavandoci le mani senza sapone asportiamo un quarto di queste molecole lipidiche», spiega Rigoni.

Già da piccoli…

Queste accortezze riguardano in modo particolare i bambini: se presentano segni di dermatite atopica la loro pelle dovrà sempre essere mantenuta idratata. «Oggi esistono numerose creme idratanti ma anche arricchite di probiotici, fondamentali a ripristinare l’ecosistema della pelle», aggiunge la dermatologa. In alcuni casi, accanto ai trattamenti topici, potranno inoltre essere prescritti dal dermatologo famarci sistemici (per bocca) in grado di ridurre le condizioni infiammatorie alla base della dermatite.

Tatuaggi: come rimuoverli?

Sempre più frequentemente donne e uomini si rivolgono agli specialisti per richiedere la rimozione di tatuaggi che ormai non li rappresentano più. Fino a qualche anno fa la procedura era chirurgica e non priva di effetti collaterali, oggi invece è semplice ed efficace grazie al laser: «La migliore scelta sono i laser Q-Switched», mi ha spiegato Alessandro Salviati, specialista in chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica che da anni si occupa di laserterapia presso la clinica Cittàgiardino di Padova. «Agiscono selettivamente sui pigmenti colorati riducendo gli effetti collaterali a carico del tessuto circostante, contrariamente a ciò che accadeva in passato quando si utilizzavano metodiche chirurgiche come la dermoabrasione o i laser ablativi a CO2». Le iniziali che portiamo sul braccio o il bel disegno sulla coscia altro non sono, infatti, che microparticelle di inchiostro iniettate da aghi sotto la pelle. In pratica il laser le frantuma in pezzetti microscopici, successivamente riassorbiti dall’organismo. Ormai i laser Q-Switched hanno un’efficacia dimostrata anche da numerose pubblicazioni scientifiche. Un trattamento doloroso? No, semplicemente fastidioso: si avverte una sensazione di “puntura di spillo”. «Utilizzando anestetici topici e sistemi di raffreddamento o un comune impacco di ghiaccio il trattamento è comunque ben tollerato dai pazienti».

Quanto tempo occorre?

I tempi necessari alla cancellazione di un tatuaggio dipendono sensibilmente dalla sua età: «Più vecchio è e più semplice sarà la rimozione: nel corso del tempo, infatti, parte dei pigmenti vengono eliminati spontaneamente dall’organismo», aggiunge Salviati. Secondo molti specialisti è consigliabile non rimuovere un tatuaggio prima di sei mesi dalla sua realizzazione. La sede corporea in cui si trova non rappresenta invece un problema. Per la completa asportazione laser di un tatuaggio occorrono dalle 5 alle 12 sedute, secondo i dati della letteratura internazionale. «Spesso per i tatuaggi di colore nero anche solo 5 o 6 sedute sono sufficienti», conclude il medico. I costi sono variabili: dipendono infatti dal numero di sedute necessarie. Mediamente nei centri accreditati in Italia si può andare dai 500 euro fino a qualche migliaio per tatuaggi grandi e con colori intensi.

Esistono controindicazioni?

Non dovrebbe sottoporsi al laser per l’eliminazione dei tatuaggi chi ha patologie importanti della pelle come la psoriasi (pazienti che del resto dovrebbero astenersi dai tatuaggi), donne in gravidanza e in allattamento, persone affette da patologie infiammatorie e infettive attive nell’area del trattamento, chi sta assumendo isotretinoina (un farmaco per la cura dell’acne) o la ha assunta nei sei mesi precedenti. Inoltre a chi ha la tendenza alla formazione di cheloidi (cicatrici particolarmente vistose) lo specialista suggerirà di eseguire prove di rimozione su aree limitate per testare la risposta cutanea.

L’articolo completo su BenEssere, maggio 2017