Allattamento, al seno è meglio

Laddove possibile le mamme dovrebbero allattare al seno, spiegano i ginecologi. Del resto il latte materno è importante per una crescita sana ed equilibrata dei piccoli. I pediatri spiegano infatti che sostituire il latte materno con il latte artificiale, senza un motivo reale, non porta benefici ma al contrario può influenzare negativamente lo stato di salute del bambino e della madre. I dati ci dicono che oggi corrisponde a oltre il 90 per cento la quota di donne italiane che allatta al seno il neonato nei primi giorni di vita, tuttavia al momento della dimissione dall’ospedale soltanto il 77 per cento delle madri continua a farlo. I primi giorni di vita nel neonato sono molto importanti per l’allattamento al seno: cominciamo quindi ad allattare il prima possibile. L’ideale sarebbe entro due ore dalla nascita o anche prima, se possibile, perché in quel momento l’istinto di suzione è altissimo e fondamentale perché il bambino riceva il colostro, il siero che viene secreto prima dell’arrivo della montata lattea e che contiene un insieme di anticorpi preziosissimi per il suo sistema immunitario ancora immaturo. Per questo è tanto importante il contatto pelle a pelle tra mamma e bambino subito dopo il parto. Sono molti gli ospedali che lo incentivano, a volte anche dopo il cesareo.

Le regole da seguire

Ricordiamoci che l’allattamento al seno non vuole regole rigide: evitiamo le poppate da dieci minuti per seno. Il bambino infatti deve potersi attaccare tutte le volte che vuole e per tutto il tempo che vuole: quando sarà sazio, sarà lui stesso a staccarsi spontaneamente o addormentarsi. Facciamo attenzione al confort: da questo punto di vista possono essere utili diverse soluzioni proposte dal mercato per rendere l’esperienza confortevole e piacevole. Quanto ai tiralatte meglio scegliere quello più adatto in base alle specifiche caratteristiche anatomiche. Uno dei fastidi più frequenti che sperimentano le neomamme è il dolore ai capezzoli: fortunatamente esistono pomate a base di ingredienti naturali, ipoallergenici e idratanti che aiutano a lenire il dolore e che, tra l’altro, non richiedono di lavare il seno prima della poppata. Infine, soprattutto nelle prime settimane, il bambino ha bisogno di mangiare a intervalli più o meno regolari e non fa distinzione tra ore diurne e notturne. Mettiamo quindi in conto che lui si svegli nel pieno della notte: del resto nelle ore notturne è più attiva la prolattina, l’ormone responsabile della produzione del latte.

Articolo tratto da Essere genitori oggi (inserto di Sette, Corriere della Sera), 8 giugno 2017

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Bimbi, quanto conta la postura

Un tempo stare composti in classe era questione di rigore e di rispetto per le regole. Oggi sappiamo che la postura dei piccoli è fondamentale: la colonna vertebrale, un complesso sistema capace di sostenere il peso del tronco e della testa e che ci permette movimenti articolati, come tutte le tecnologie sofisticate è anche molto delicata. Per questo il mal di schiena è uno dei disturbi più diffusi e comuni al mondo, già da piccoli: bastano posizioni scorrette mantenute a lungo per alterare l’equilibrio alla base della schiena. La maggior parte delle forme di dolore alla schiena è di origine muscolo-tensiva: sono prodotti cioè da contratture muscolari in seguito a incidenti oppure, più spesso, a un sovraccarico prodotto dalla postura eretta già durante l’infanzia. Sottoposti allo sforzo che solo stare in piedi provoca, ma anche a posture scorrette, i nostri muscoli reagiscono contraendosi per riequilibrare la distribuzione dei pesi del corpo, e questo si traduce in contratture responsabili del dolore. Conseguenza: la prima prevenzione di ogni tipologia di mal di schiena è il movimento: è vero, a volte il dolore è forte e non possiamo che stare a letto. Ma appena possibile è meglio riprendere le normali attività.

Attenzione alla posture mantenute a lungo

Quanto alle posture, dobbiamo insegnare ai piccoli a evitare di mantenere la stessa posizione a lungo. La schiena non è fatta per restare ferma e dunque muoverci spesso previene il dolore. Così a scuola i piccoli dovrebbero evitare di mantenere il tronco flesso in avanti: così facendo infatti possono sorgere dolorose contratture. Inoltre uno studio della Marshall University di Huntington (Usa) ha evidenziato che le persone abituate a mantenere una postura corretta, ossia la schiena dritta, non solo riducono il rischio di lombalgie, ma avvertono un senso di potere e controllo di sé maggiore che porterebbe a benefici in termini di autostima e di salute psichica. Teniamo presente che la postura sbagliata può determinare modificazioni, come il cosiddetto atteggiamento scoliotico. Questa alterazione si manifesta spesso con la tendenza a portare le spalle in avanti curvando il dorso, correggibile con il movimento dal bambino stesso.

punto esclamativoLo zaino fa male alla schiena? A quanto si sa non esiste nessun nesso di causalità tra zaino pesante e scoliosi. Certamente però più tempo si porta un carico e più è facile che insorga una contrattura dolorosa alla schiena. Programmare il lavoro scolastico in modo da portare il materiale da trasportare poco per volta, distribuito nell’arco della settimana, resta utile per evitare di portare pesi eccessivi.

Articolo tratto da Essere genitori oggi (inserto di Sette, Corriere della Sera), 8 giugno 2017

Bimbi, presto dall’oculista

La salute degli occhi e della vista è importantissima già dai primi mesi di vita del bimbo: sottoporlo a visite già da piccolo consente di individuare patologie e anomalie che, se prese in tempo, possono essere risolte. Come ho spiegato su Salute del bambino (inserto di Io Donna, Corriere della Sera) uscito il 31 dicembre 2016, alcuni deficit visivi possono non essere immediatamente evidenti nei bambini: per questo, secondo le indicazioni della Società degli oculisti americani, il primo controllo andrebbe effettuato al sesto mese di vita e successivamente a tre, cinque, otto, dodici, quattordici e diciotto anni.

Strabismo e occhio pigro

Nei neonati uno dei problemi più frequenti è lo strabismo: non sempre è indice di un problema visivo grave, tuttavia vale la pena verificarne l’origine. Frequente anche l’ambliopia, il cosiddetto “occhio pigro”: a causa di un difetto refrattivo come miopia, ipermetropia o astigmatismo a un solo occhio, l’immagine che giunge al cervello è di scarsa qualità. Quest’ultimo tende allora a scartarla, concentrandosi su quella proveniente dall’occhio sano. Se non si è fatto niente per ristabilire il visus dell’occhio pigro, dopo i 12 anni non si è più in grado di recuperare la funzione visiva.

Come capire se il bambino non vede bene

Un problema frequente nei bambini più grandi è l’affaticamento visivo, in continuo aumento anche a causa del crescente numero di ore trascorse davanti a computer, smartphone e tablet, che richiedono un uso a distanza ravvicinata. Ma l’affaticamento può essere dovuto anche a difetti visivi non corretti: per questo compito dei genitori è quello di osservare il comportamento e la postura del proprio bimbo per individuare eventuali problemi. Così in caso di miopia il bambino tende a stare chino su libri e quaderni e per guardare lontano, ad esempio alla lavagna quando è a scuola, strizza gli occhi. Anche l’astigmatismo, che colpisce tra il 15 e il 25 per cento dei più giovani, si può intuire dalle difficoltà di lettura, sia da vicino che da lontano. Non è quindi un caso che i problemi di visus vengano a galla spesso durante gli anni della scuola.

A mangiar bene si impara da piccoli

L’obesità infantile è un problema in costante crescita: nella sola Lombardia i bambini in sovrappeso e obesi sono complessivamente circa il 24 per cento. In pratica 135mila bambini, cioè uno su quattro. Fondamentale quindi ripensare all’educazione alimentare dei piccoli: è ormai assodato, ad esempio, che un eccesso di proteine, il consumo di bevande zuccherate e la scarsa presenza di frutta e verdura nella dieta sono sicuramente dannosi. Nonostante anche fattori come la ridotta attività fisica, la genetica, la familiarità e alcune alterazioni ormonali abbiano il loro peso, resta la cattiva alimentazione la prima imputata dell’obesità infantile. Il motivo? Troppo spesso i genitori si preoccupano quando il bambino mangia poco, ma raramente quando mangia troppo. È in particolare l’alimentazione durante i primi mesi di vita a influenzare il futuro rapporto col cibo. Non solo: persino le abitudini alimentari della madre in gravidanza possono rendere il piccolo più predisposto allo sviluppo di malattie in età adulta.

Cosa scegliere per l’alimentazione dei bimbi

Ecco allora qualche consiglio: ne parlo su Integratori e sana alimentazione (inserto di Sette, Corriere della Sera), in edicola il 25 marzo 2017. Per i neonati certamente l’allattamento al seno a richiesta, cioè quando è il bambino a mostrare di averne bisogno, rimane la forma ideale di alimentazione: il latte umano fornisce un apporto nutrizionale ottimale per la crescita e lo sviluppo. L’introduzione di alimenti solidi complementari al latte deve avvenire gradualmente a partire dai sei mesi circa. In generale i cereali sono i primi da introdurre, da mescolare con un po’ di latte e seguiti da passati di verdure, purea di frutta e carne omogeneizzata. In ogni caso il genitore dovrebbe educare il bambino a una dieta equilibrata, non monotona, che alterni ogni giorno tutti i nutrienti in quantità adeguate assicurando la presenza di proteine animali e vegetali, di zuccheri semplici e complessi, di grassi animali e vegetali preferendo l’olio di oliva al burro. Importante anche il giusto apporto di vitamine, minerali e alimenti integrali evitando invece un’eccessiva introduzione di calorie.

L’importanza di mangiare… con le mani

Ma non solo: conta anche come i bambini mangiano. Secondo uno studio dell’Università di Nottingham (Regno Unito) pubblicato su The British medical journal permettere ai bimbi di mangiare con le mani li aiuta a preferire i cibi sani. E, in ultima analisi, a scongiurare il rischio obesità. Alla conclusione i ricercatori sono giunti analizzando le risposte a questionari somministrati ai genitori di 155 bambini dai 20 ai 78 mesi di età circa le abitudini alimentari dei loro piccoli. Risultato: se i 92 bambini a cui veniva regolarmente permesso di mangiare con le mani (modalità definita baby-led approach) mostravano una spiccata capacità di scelta tra le diverse consistenze degli alimenti, quelli imboccati con il cucchiaio si rivelavano invece interessati quasi solo ai cibi dolci. Con conseguenze evidenti sul peso: i ricercatori hanno riscontrato infatti un rapporto di obesi di 8 contro 1 tra i bimbi nutriti con le posate e quelli che mangiano con le mani. «La possibilità di manipolare il cibo, di annusarlo e di infilarselo in bocca senza strumenti estranei», mi ha spiegato Silvia Amendola, psicologa dell’Unità operativa di dietologia clinica presso l’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, «spinge il piccolo a un rapporto diretto con l’alimentazione. Spesso inoltre il baby-led approach è utile per affrontare fobie e rifiuti di alcuni tipi di cibi».

Insonnia infantile, che fare

Bimbi che durante i primi anni di vita si risvegliano frequentemente durante la notte o che fanno fatica ad addormentarsi: un problema che tocca moltissimi genitori. Anche quella infantile è una forma di insonnia a tutti gli effetti, anche se nel bambino ha caratteristiche diverse rispetto a quella dell’adulto. Si calcola che proprio fino ai tre anni il 20 per cento dei bimbi presenti disturbi del sonno. La casistica dice che i più colpiti sono primogeniti e figli unici, bambini allattati al seno e quelli che dormono nel lettone insieme ai genitori. In genere la causa è psicologica e comportamentale, raramente è di natura organica: tra queste ultime il reflusso, i disturbi dell’orecchio, l’asma e perfino le dermatiti. Teniamo presente che se dormire bene è fondamentale per tutti, lo è a maggior ragione per i piccoli: è infatti durante il sonno che viene secreta la somatotropina, l’ormone della crescita. Questo significa che un bambino che dorme bene è destinato a sviluppare meglio le proprie potenzialità psicofisiche.

Attenzione agli stimoli eccessivi

Soprattutto oggi i bambini, fin da piccolissimi, sono sottoposti a tanti stimoli: giochi, televisione, pc e tablet, videogiochi. Per questo i pediatri consigliano di creare una routine per le ore serali e un ambiente sereno e tranquillo in cui gli stimoli vengano man mano ridotti. In altre parole è importante che il bambino impari le abitudini connesse al momento dell’andare a letto. Ma sei i risvegli sono notturni? Il più comune errore, nei più piccoli, è quello di offrir loro il seno ogni volta che piangono a prescindere da quanto tempo è passato dall’ultima poppata. Al contrario sarebbe opportuno dar loro da mangiare di notte solo quando dall’ultimo pasto sono trascorse almeno tre ore. Per questo la prima regola per un buon sonno è che le mamme ascoltino le vere esigenze del bambino: solo così possono essere sicure di comprendere la ragione del suo pianto notturno.

Articolo tratto da Salute del sonno (inserto di Sette, Corriere della Sera), 18 novembre 2016