Inverno: bimbi e difese immunitarie

Con l’inverno arrivano i piccoli malanni di stagione, per i bambini. Per loro, più vulnerabili, è quindi particolarmente importante rinforzare le difese immunitarie. In età scolare i piccoli sono infatti più esposti alle malattie di stagione: passare tante ore in gruppo in ambienti chiusi e umidi favorisce il contagio. Ma non solo: lo stress scolastico indebolisce il sistema immunitario e pertanto il corpo è più predisposto all’attacco di virus e batteri. Alcune regole però possono aiutare. Prima tra tutte, una buona igiene del sonno: non sembrerebbe, ma dormire male peggiora le nostre difese: sotto l’anno di età, sono salutari fino a 15 ore nell’arco della giornata mentre fino ai dieci anni un bambino dovrebbe dormire 10-12 ore.

Cosa mangiare?

Importante inoltre un’alimentazione sana e completa, in particolare dopo un periodo di malattia e quando le difese devono ricostituirsi: reintegriamo le riserve di vitamine e di sali minerali e non dimentichiamo mai verdura e frutta. Molte ricerche confermano l’importante ruolo della vitamina C, che riduce fino al 40 per cento l’azione dannosa dei radicali liberi sui globuli bianchi. Per colmare il fabbisogno quotidiano basta una spremuta d’arancia e qualche kiwi, ma è anche necessario assicurare l’apporto di caroteni. Durante l’inverno ne è più che mai è raccomandato un consumo in abbondanza: in particolare le verdure a foglia sono un’ottima fonte di acido folico, mentre gli ortaggi della famiglia dei cavoli (come i broccoli e il cavolfiore) contengono isotiocianati, utili antinfiammatori. L’importante è che la verdura venga consumata sia cotta che cruda: diverse di queste sostanze nutritive sono danneggiate dal calore mentre altre si sprigionano proprio con la cottura. Quanto alle tipologie di cottura, meglio sempre al vapore. Ma non ci sono solo frutta e verdura: anche latte, uova, yogurt e formaggi magri sono alimenti completi e nutrienti.

Quali integratori scegliere

Un buon aiuto viene anche dagli integratori, sempre su consiglio del pediatra. In genere non hanno controindicazioni, ma non possono mai sostituire una dieta bilanciata. Quanto ai fermenti lattici, sono indicati in caso di terapia antibiotica e sono di aiuto nelle gastroenteriti. In erboristeria si trovano altri prodotti utili a rinforzare le difese: ad esempio il ribes nero e i fiori di sambuco, utili per contrastare la formazione di catarro. Quest’ultimo in particolare va assunto sotto forma di infuso: un cucchiaino per una tazza di acqua calda lasciato in infusione per una decina di minuti. Ottima anche la rosa canina, in particolare per calmare i bruciori di gola e la tosse. Contro la stanchezza, un buon rimedio viene dalla pappa reale: dà energia, migliora lo stato di salute generale e le funzioni mentali. Contro il raffreddore è adatta ai bambini l’echinacea: stimola il sistema immunitario quando somministrata come estratto analcolico. Infine, attenzione agli inquinanti: smog cittadino ed esposizione a fumo passivo sono fattori di rischio conosciuti per le infezioni ricorrenti.

Articolo tratto da Disturbi stagionali (inserto di SetteCorriere della Sera), 23 novembre 2017

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Sma, il ruolo delle biotech

Le biotecnologie sono la chiave del futuro nella terapia delle malattie neuromuscolari pediatriche, come la Sma (atrofia muscolare spinale). Patologia genetica autosomica recessiva considerata malattia rara (anche se la sua incidenza è meno infrequente di altre), questa condizione si presenta in quattro quadri clinici di cui tre pediatrici. «La Sma 1 è la forma più grave, che non consente la sopravvivenza oltre il primo anno di vita a una grossa fetta di bambini colpiti; la Sma 2 insorge tra i 6 e i 18 mesi mentre la Sma 3 dopo i 18 mesi», mi ha spiegato in un’intervista Eugenio Mercuri, neurologo al Policlinico Gemelli di Roma. «Le forme di disabilità riscontrabili nei soggetti malati sono diverse e possono consistere persino in una quasi completa paralisi o nell’impossibilità di stare seduti o di deambulare». Oggi le biotecnologie consentono di conoscere con precisione la causa e i meccanismi eziopatogenetici, ma permettono inoltre di sottoporre i piccoli pazienti a terapie in grado di modificare l’evoluzione dei sintomi e di migliorare la funzione motoria con un impatto sulla durata e sulla qualità della vita. «I primi trial clinici di queste nuove molecole sono recenti: pensiamo che gli studi sono iniziati solo quattro anni fa», aggiunge Mercuri. L’imperativo, oggi permesso dalle tecnologie, è dunque quello di giungere a una diagnosi quanto più precoce così da consentire, laddove possibile, di stabilizzare l’evoluzione o addirittura di ottenere piccoli e grandi miglioramenti. Grazie alle nuove terapie biotecnologiche, accanto a quelle geniche, si apre inoltre un nuovo capitolo: quello dello screening prenatale, che dovrebbe poter assicurare migliori e tempestivi interventi.

Allattamento, al seno è meglio

Laddove possibile le mamme dovrebbero allattare al seno, spiegano i ginecologi. Del resto il latte materno è importante per una crescita sana ed equilibrata dei piccoli. I pediatri spiegano infatti che sostituire il latte materno con il latte artificiale, senza un motivo reale, non porta benefici ma al contrario può influenzare negativamente lo stato di salute del bambino e della madre. I dati ci dicono che oggi corrisponde a oltre il 90 per cento la quota di donne italiane che allatta al seno il neonato nei primi giorni di vita, tuttavia al momento della dimissione dall’ospedale soltanto il 77 per cento delle madri continua a farlo. I primi giorni di vita nel neonato sono molto importanti per l’allattamento al seno: cominciamo quindi ad allattare il prima possibile. L’ideale sarebbe entro due ore dalla nascita o anche prima, se possibile, perché in quel momento l’istinto di suzione è altissimo e fondamentale perché il bambino riceva il colostro, il siero che viene secreto prima dell’arrivo della montata lattea e che contiene un insieme di anticorpi preziosissimi per il suo sistema immunitario ancora immaturo. Per questo è tanto importante il contatto pelle a pelle tra mamma e bambino subito dopo il parto. Sono molti gli ospedali che lo incentivano, a volte anche dopo il cesareo.

Le regole da seguire

Ricordiamoci che l’allattamento al seno non vuole regole rigide: evitiamo le poppate da dieci minuti per seno. Il bambino infatti deve potersi attaccare tutte le volte che vuole e per tutto il tempo che vuole: quando sarà sazio, sarà lui stesso a staccarsi spontaneamente o addormentarsi. Facciamo attenzione al confort: da questo punto di vista possono essere utili diverse soluzioni proposte dal mercato per rendere l’esperienza confortevole e piacevole. Quanto ai tiralatte meglio scegliere quello più adatto in base alle specifiche caratteristiche anatomiche. Uno dei fastidi più frequenti che sperimentano le neomamme è il dolore ai capezzoli: fortunatamente esistono pomate a base di ingredienti naturali, ipoallergenici e idratanti che aiutano a lenire il dolore e che, tra l’altro, non richiedono di lavare il seno prima della poppata. Infine, soprattutto nelle prime settimane, il bambino ha bisogno di mangiare a intervalli più o meno regolari e non fa distinzione tra ore diurne e notturne. Mettiamo quindi in conto che lui si svegli nel pieno della notte: del resto nelle ore notturne è più attiva la prolattina, l’ormone responsabile della produzione del latte.

Articolo tratto da Essere genitori oggi (inserto di Sette, Corriere della Sera), 8 giugno 2017

Bimbi, quanto conta la postura

Un tempo stare composti in classe era questione di rigore e di rispetto per le regole. Oggi sappiamo che la postura dei piccoli è fondamentale: la colonna vertebrale, un complesso sistema capace di sostenere il peso del tronco e della testa e che ci permette movimenti articolati, come tutte le tecnologie sofisticate è anche molto delicata. Per questo il mal di schiena è uno dei disturbi più diffusi e comuni al mondo, già da piccoli: bastano posizioni scorrette mantenute a lungo per alterare l’equilibrio alla base della schiena. La maggior parte delle forme di dolore alla schiena è di origine muscolo-tensiva: sono prodotti cioè da contratture muscolari in seguito a incidenti oppure, più spesso, a un sovraccarico prodotto dalla postura eretta già durante l’infanzia. Sottoposti allo sforzo che solo stare in piedi provoca, ma anche a posture scorrette, i nostri muscoli reagiscono contraendosi per riequilibrare la distribuzione dei pesi del corpo, e questo si traduce in contratture responsabili del dolore. Conseguenza: la prima prevenzione di ogni tipologia di mal di schiena è il movimento: è vero, a volte il dolore è forte e non possiamo che stare a letto. Ma appena possibile è meglio riprendere le normali attività.

Attenzione alla posture mantenute a lungo

Quanto alle posture, dobbiamo insegnare ai piccoli a evitare di mantenere la stessa posizione a lungo. La schiena non è fatta per restare ferma e dunque muoverci spesso previene il dolore. Così a scuola i piccoli dovrebbero evitare di mantenere il tronco flesso in avanti: così facendo infatti possono sorgere dolorose contratture. Inoltre uno studio della Marshall University di Huntington (Usa) ha evidenziato che le persone abituate a mantenere una postura corretta, ossia la schiena dritta, non solo riducono il rischio di lombalgie, ma avvertono un senso di potere e controllo di sé maggiore che porterebbe a benefici in termini di autostima e di salute psichica. Teniamo presente che la postura sbagliata può determinare modificazioni, come il cosiddetto atteggiamento scoliotico. Questa alterazione si manifesta spesso con la tendenza a portare le spalle in avanti curvando il dorso, correggibile con il movimento dal bambino stesso.

punto esclamativoLo zaino fa male alla schiena? A quanto si sa non esiste nessun nesso di causalità tra zaino pesante e scoliosi. Certamente però più tempo si porta un carico e più è facile che insorga una contrattura dolorosa alla schiena. Programmare il lavoro scolastico in modo da portare il materiale da trasportare poco per volta, distribuito nell’arco della settimana, resta utile per evitare di portare pesi eccessivi.

Articolo tratto da Essere genitori oggi (inserto di Sette, Corriere della Sera), 8 giugno 2017

Bimbi, presto dall’oculista

La salute degli occhi e della vista è importantissima già dai primi mesi di vita del bimbo: sottoporlo a visite già da piccolo consente di individuare patologie e anomalie che, se prese in tempo, possono essere risolte. Come ho spiegato su Salute del bambino (inserto di Io Donna, Corriere della Sera) uscito il 31 dicembre 2016, alcuni deficit visivi possono non essere immediatamente evidenti nei bambini: per questo, secondo le indicazioni della Società degli oculisti americani, il primo controllo andrebbe effettuato al sesto mese di vita e successivamente a tre, cinque, otto, dodici, quattordici e diciotto anni.

Strabismo e occhio pigro

Nei neonati uno dei problemi più frequenti è lo strabismo: non sempre è indice di un problema visivo grave, tuttavia vale la pena verificarne l’origine. Frequente anche l’ambliopia, il cosiddetto “occhio pigro”: a causa di un difetto refrattivo come miopia, ipermetropia o astigmatismo a un solo occhio, l’immagine che giunge al cervello è di scarsa qualità. Quest’ultimo tende allora a scartarla, concentrandosi su quella proveniente dall’occhio sano. Se non si è fatto niente per ristabilire il visus dell’occhio pigro, dopo i 12 anni non si è più in grado di recuperare la funzione visiva.

Come capire se il bambino non vede bene

Un problema frequente nei bambini più grandi è l’affaticamento visivo, in continuo aumento anche a causa del crescente numero di ore trascorse davanti a computer, smartphone e tablet, che richiedono un uso a distanza ravvicinata. Ma l’affaticamento può essere dovuto anche a difetti visivi non corretti: per questo compito dei genitori è quello di osservare il comportamento e la postura del proprio bimbo per individuare eventuali problemi. Così in caso di miopia il bambino tende a stare chino su libri e quaderni e per guardare lontano, ad esempio alla lavagna quando è a scuola, strizza gli occhi. Anche l’astigmatismo, che colpisce tra il 15 e il 25 per cento dei più giovani, si può intuire dalle difficoltà di lettura, sia da vicino che da lontano. Non è quindi un caso che i problemi di visus vengano a galla spesso durante gli anni della scuola.