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Medicina narrativa

27TLTL-illustrations-ss-slide-T9S7-master180«Oggi, con l’affermarsi delle neuroscienze e di tutte le loro meraviglie, è ancora più importante conservare la narrazione personale, considerare ogni paziente come un essere umano unico con la propria storia e le proprie strategie di adattamento e sopravvivenza. Benché da parte nostra la conoscenza e la comprensione possano evolvere e cambiare, la fenomenologia della malattia e della salute umane rimangono alquanto costanti, e il caso clinico – la descrizione scrupolosa e dettagliata dei singoli pazienti – non potrà mai diventare obsoleto».

Oliver Sacks, prefazione all’edizione originale di L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello (1985)

C’è qualcosa di cui generalmente il giornalismo scientifico non tiene conto a sufficienza: sono le esperienze dei pazienti. La salute non è un dato scientifico oggettivo: è prima di tutto un insieme di esperienze umane che diventano storie nel momento in cui sono raccontate dalla viva voce di chi vive la condizione, particolare e soggettiva, della malattia.

Compito del giornalista è farsi interprete di questi racconti e trovarne pretesto e forma per consentire al paziente di condividere con gli altri sofferenze, speranze, dolori e gioie. Così nascono storie uniche, ricche di soggettività. È ciò che oggi chiamiamo medicina narrativa: un intreccio di dati scientifici e biografie personali che si fa storytelling. Perché dietro la malattia si nascondono sempre vite, affetti, progetti, amori e desideri.

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