Tutti i benefici dell’aria di montagna

Pronto soccorsi pediatrici pieni fino all’ultimo letto, con bambini ricoverati soprattutto per problemi respiratori: tossi secche, bronchiti, laringiti ma anche asma e patologie respiratorie più gravi. L’emergenza è stata rilevata un po’ dappertutto, la scorsa primavera: ad esempio all’ospedale di Mirano (Venezia), nel cuore dell’area industriale di Mestre, che ha lanciato l’allarme. Qui le fantomatiche Pm10, le polveri sottili tanto dannose ai polmoni, hanno raggiunto livelli record con punte di 210 microgrammi per metro cubo, cioè ben 160 microgrammi oltre il consentito. Ma non ci sono solo le polveri sottili. A dicembre uno studio pubblicato dal World Allergy Organization Journal ha sottolineato la rilevanza di molti fattori, accanto all’inquinamento, nello sviluppo di patologie respiratorie, non soltanto nei bambini. «Oltre all’inquinamento dovuto alle emissioni industriali e dei mezzi a motore», spiegano gli autori, «l’aumento di patologie respiratorie può essere spiegato solo con i grandi mutamenti nell’ambiente in cui viviamo». I cambiamenti climatici sono quindi i maggiori imputati.

Curarsi in montagna, ma come?

È per questo che, da più parti, si stanno alzando appelli all’utilizzo di soggiorni terapeutici in luoghi non inquinati. Tra tutti, la montagna riveste un ruolo di primo piano. «Purezza dell’aria, bassi tassi di inquinamento anche nell’ordine del 70-80 per cento in meno rispetto alle grandi città, pollini e acari su valori costantemente trascurabili o assenti, umidità dell’aria spesso ridotta e continuo ricambio d’aria sono le caratteristiche principali dei microclimi montani», mi hanno spiegato Umberto Solimene, presidente della Federazione mondiale del termalismo e della climatoterapia, e Vincenzo Condemi, dell’Unità di biometeorologia e bioclimatologia medica presso l’Università degli studi di Milano. Così da qualche tempo il mondo scientifico sta riscoprendo l’utilità del ricorso alla climatoterapia, cioè le cure basate sui benefici di alcuni climi come quello di montagna, marino, di collina o di lago. «Purtroppo questa disciplina non è generalmente insegnata in ambito universitario», spiegano Solimene e Condemi, «ed è anche per questo che i medici spesso non hanno specifiche conoscenze sull’argomento».

Perché la montagna fa bene?

L’aria di montagna, accanto alle terapie farmacologiche necessarie, fa bene a patto che il soggiorno sia più di un semplice weekend fuori porta: «Secondo gli studi classici il periodo minimo indicato si colloca tra due e tre due settimane, includendo un periodo di adattamento e fino alla completa assuefazione al nuovo clima», spiegano gli studiosi. I luoghi di montagna ricchi di vegetazione, dai 1000 ai 1500 metri, sono particolarmente indicati nei soggetti affetti da asma bronchiale: «Oltre alle Pm10, nell’ambiente montano sono scarsamente presenti diverse specie inquinanti come il biossido di azoto e l’ozono, per cui l’infiammazione polmonare tipica di questa malattia tende a ridursi», aggiungono gli studiosi. Ma c’è montagna e montagna: per chi invece soffre di bronchiti, anche croniche ed enfisema polmonare sono invece meglio i luoghi collinari o di bassa montagna con boschi e foreste. «Questi ambienti sono caratterizzati da un aumento dell’umidità relativa fino a valori intorno al 20 per cento, alta produzione di ossigeno durante il giorno, abbattimento delle specie inquinanti fino al 70-80 per cento: tutti fattori che migliorano i sintomi di queste malattie», aggiungono gli studiosi. Stesso discorso per chi è affetto da broncopneumopatie croniche ostruttive, patologie spesso legate al fumo di sigaretta: «Per questi pazienti sono consigliati soggiorni a massimo 1000 metri avendo cura di preferire il periodo estivo». Le basse temperature potrebbero infatti peggiorare la sintomatologia.

punto esclamativoE chi è allergico? Le persone allergiche ai pollini dovrebbero evitare i climi di bassa montagna al culmine della fioritura di moltissime piante, ovvero la tarda primavera e la prima parte dell’estate. Per questi soggetti è buona norma rimandare le vacanze in ambiente montano alla fine dell’estate e nella prima fase dell’autunno, verso settembre. Naturalmente è fondamentale conoscere il periodo di fioritura della pianta a cui si è allergici.

L’articolo completo su Airone, luglio 2016

Punture di insetti: quali i pericoli

Arriva la bella stagione e puntuali fanno la loro comparsa gli insetti, pronti a disturbare le giornate all’aria aperta. Ce n’è per tutti i gusti: api, zanzare, moscerini ma anche ragni e coleotteri. A volte semplicemente fastidiosi e invadenti, altre volte pericolosi per le loro punture. L’allarme lo lancia anche quest’anno FederAsma e Allergie, che in una nota spiega come 9 italiani su 10 almeno una volta nella vita vengano punti da un imenottero, gruppo di insetti di cui fanno parte le vespe. 8 su 100 possono invece sviluppare una vera e propria reazione allergica: «Gli insetti da cui stare alla larga sono api, vespe e calabroni», mi ha spiegato Patrizia Bonadonna, allergologa e immunologa all’Azienda ospedaliera universitaria di Verona: «il loro veleno può essere pericoloso in alcuni soggetti predisposti, e cioè anziani che assumono alcuni farmaci per la pressione e persone affette da mastocitosi, condizione che facilita reazioni allergiche abnormi». Purtroppo non è possibile fare un test per diagnosticare questa sensibilità: la possiamo scoprire solo dopo la prima o la seconda puntura. In ogni caso le reazioni alle punture di insetti sono diverse: «Si va da quelle locali, come l’orticaria e la formazione di rigonfiamenti talvolta anche importanti, a quelle sistemiche: ad esempio alcuni soggetti mostrano gonfiori in parti del corpo anche molto distanti dal luogo della puntura».

Shock anafilattico: come riconoscerlo

Quest’ultimo tipo di reazione può essere un segnale di una preposizione allo shock anafilattico: «Si tratta del tipo di reazione più violenta: va trattato infatti con la somministrazione d’urgenza di adrenalina. In quel caso», avverte Bonadonna, «è fondamentale chiamare subito il 118». In ogni caso chi è predisposto a reazioni allergiche dovrebbe sottoporsi al vaccino contro il veleno da imenotteri che, va detto, non è ancora gratuito in tutte le regioni italiane, come ha fatto notare la stessa FederAsma e Allergie. Quando invece la reazione è lieve, la terapia è a base di pomate cortisoniche e antibiotiche applicate insieme a del ghiaccio per ridurre il gonfiore. In alcuni casi il medico può anche prescrivere antistaminici per bocca.

L’articolo completo su Visto, 30 giugno 2016