Le varie forme di cefalea possono rappresentare un ostacolo alle nostre attività quotidiane. In particolare l’emicrania è quella che, per un numero crescente di italiani, costituisce un vero problema in quanto invalidante in famiglia o sul lavoro. Eppure solo una minima parte è seguita da un neurologo. Il consiglio del medico? Assumere un antidolorifico appena il mal di testa insorge e, se gli attacchi si susseguono frequentemente, rivolgersi a un centro cefalee. Da tempo per curare le emicranie croniche, oltre agli antidolorifici da assumere al bisogno sono utilizzate diverse terapie di profilassi: si tratta di farmaci, spesso antiepilettici, che se assunti continuativamente per alcuni mesi interrompono il susseguirsi delle crisi. Più recentemente sono entrati in terapia nuovi anticorpi monoclonali: si tratta di farmaci biotecnologici capaci di agire contro una molecola chiamata Cgrp (Calcitonin Gene Related Peptide) che si accumula nel cervello durante gli attacchi. «La molecola», ha spiegato Gioacchino Tedeschi del Centro cefalee della I Clinica neurologica dell’Università Vanvitelli di Napoli, «quando “prodotta in eccesso” nei neuroni del sistema trigemino-vascolare, responsabile dell’attacco emicranico, può provocare un’infiammazione che svolge un ruolo fondamentale nella genesi del mal di testa».

Il caffè fa bene o no?

Certamente però prevenire gli attacchi emicranici è possibile: conta anche ciò che mangiamo. «Potenzialmente tutte le cefalee possono essere influenzate dall’alimentazione», mi ha spiegato Nicola Mercuri, neurologo presso il Policlinico Tor Vergata di Roma. «In particolare però l’emicrania, dolore pulsante spesso a un solo lato della testa, può peggiorare o essere scatenata dall’assunzione di alcuni cibi». Su alcuni circolano informazioni non chiare e univoche. Ad esempio il caffè: secondo alcuni è benefico, secondo altri no. Dove sta la verità? «Dipende dalle dosi», dice Mercuri. «In piccole quantità aiuta, tanto che alcuni antidolorifici contengono caffeina. Ad alte dosi fa male. In particolare è dannosa quella contenuta nelle bevande gassate, che peraltro distendono le pareti dello stomaco favorendo gli attacchi». In chi è abituato ad assumere dosi regolari di caffè anche l’astinenza può scatenare mal di testa. L’ideale, per chi ne soffre spesso, è non superare le tre tazzine al giorno.

Non saltiamo i pasti!

Un’abitudine alimentare che invece è certamente causa di attacchi, specie in chi è predisposto all’emicrania, è il digiuno: è considerato infatti la terza causa scatenante degli attacchi. Si suppone che ciò dipenda dall’ipoglicemia, ovvero da un calo di zuccheri, condizione critica per il cervello. Ma non esageriamo nell’altro senso: anche un eccesso di zuccheri nella dieta facilita il mal di testa così come l’assunzione di alimenti pesanti da digerire come i fritti, di cibi molto salati e di dolcificanti come l’aspartame.