Russamento, un vero problema

Alcuni anni fa scienziati americani dell’Istituto nazionale sull’invecchiamento dimostrarono, in uno studio pubblicato da Neurology, un legame tra cefalea e russamento. Studiando un gruppo di più di 200 soggetti che da circa cinque anni soffrivano di mal di testa quotidiani mostrarono che questi russano di più, in media, rispetto a chi ha episodi di cefalea con una ridotta frequenza. Un nesso specifico non è noto anche se è certo che i russatori possono sperimentare durante il giorno fastidiosi disturbi come il mal di testa causati dal cattivo riposo notturno. Attualmente si calcola che tra il 60 e il 70 per cento della popolazione sia coinvolta dal problema, in particolare nei Paesi occidentali. Perché? Da un lato c’è senz’altro un maggiore interesse al tema, dall’altro però si è registrato un reale incremento nel numero dei casi: in particolare l’ultimo studio epidemiologico sulla sindrome delle apnee ostruttive del sonno (Osas, la forma di russamento complicata da arresto temporaneo della respirazione) ha mostrato nella fascia d’età tra i 40 e gli 85 anni un’incidenza del 23 per cento nelle donne e addirittura del 50 per cento negli uomini. Altre ricerche sono hanno dimostrato che nel corso degli ultimi vent’anni l’incidenza globale è raddoppiata, seppur con differenze da Paese a Paese.

Cosa succede quando russiamo

Il russamento è un disturbo apparentemente di poca importanza, ma così non è. Da un lato infatti può essere spia di patologie più serie, dall’altro è certamente causa di piccoli e grandi problemi relazionali con il partner che non di rado vive i rumori prodotti dalla respirazione notturna del compagno o della compagna come uno stress sonoro così fastidioso da non poter chiudere occhio. Condizione più diffusa tra gli uomini, il russamento riguarda però anche molte donne soprattutto dopo la menopausa. «Il rumore che tutti conosciamo è prodotto dalla vibrazione delle parti molli del palato molle, dell’ugola, dell’area in cui si trovano le tonsille ma anche del rivestimento mucoso alla base della lingua, delle pareti della laringe e dell’epiglottide», mi ha spiegato Claudio Vicini, direttore dell’Unità operativa di otorinolaringoiatria e chirurgia cervico-facciale presso l’Unità sanitaria locale della Romagna. Questo significa che la maggiore predisposizione a russare di alcuni soggetti è legata a una diversa conformazione di queste strutture e a una loro maggiore flaccidità. «Un altro fattore predisponente è il naso chiuso, vuoi a causa di disturbi temporanei come un banale raffreddore vuoi per patologie croniche come la deviazione del setto nasale».

Quando provoca apnee notturne

Quando occorre preoccuparsi? «Dobbiamo distinguere tra russamento continuo e intermittente. Nel primo caso non ci sono particolari problemi, mentre il secondo è più serio: le fasi senza russamento sono caratterizzate infatti dalla presenza di apnee, momenti in cui la respirazione si arresta per alcuni secondi». Le conseguenze, in questo caso, sono serie: del resto l’Osas è ormai riconosciuta come una vera patologia di cui spesso è proprio il russamento il primo campanello d’allarme. «Le complicanze sono cardiorespiratorie e neuropsicologiche», dice Vicini. Nella prima categoria rientrano l’ipertensione, le aritmie e persino casi di infarto. «Sul piano neuropsicologico l’apnea spinge il soggetto a un parziale risveglio, seppur non cosciente. Questi stati di semiveglia interrompono il sonno che diventa sempre meno ristoratore con sonnolenza diurna, perdita di energia e non di rado disturbi psichiatrici come depressione, aggressività e nervosismo».

L’articolo completo su Diva e Donna, 31 gennaio 2017

Insonnia infantile, che fare

Bimbi che durante i primi anni di vita si risvegliano frequentemente durante la notte o che fanno fatica ad addormentarsi: un problema che tocca moltissimi genitori. Anche quella infantile è una forma di insonnia a tutti gli effetti, anche se nel bambino ha caratteristiche diverse rispetto a quella dell’adulto. Si calcola che proprio fino ai tre anni il 20 per cento dei bimbi presenti disturbi del sonno. La casistica dice che i più colpiti sono primogeniti e figli unici, bambini allattati al seno e quelli che dormono nel lettone insieme ai genitori. In genere la causa è psicologica e comportamentale, raramente è di natura organica: tra queste ultime il reflusso, i disturbi dell’orecchio, l’asma e perfino le dermatiti. Teniamo presente che se dormire bene è fondamentale per tutti, lo è a maggior ragione per i piccoli: è infatti durante il sonno che viene secreta la somatotropina, l’ormone della crescita. Questo significa che un bambino che dorme bene è destinato a sviluppare meglio le proprie potenzialità psicofisiche.

Attenzione agli stimoli eccessivi

Soprattutto oggi i bambini, fin da piccolissimi, sono sottoposti a tanti stimoli: giochi, televisione, pc e tablet, videogiochi. Per questo i pediatri consigliano di creare una routine per le ore serali e un ambiente sereno e tranquillo in cui gli stimoli vengano man mano ridotti. In altre parole è importante che il bambino impari le abitudini connesse al momento dell’andare a letto. Ma sei i risvegli sono notturni? Il più comune errore, nei più piccoli, è quello di offrir loro il seno ogni volta che piangono a prescindere da quanto tempo è passato dall’ultima poppata. Al contrario sarebbe opportuno dar loro da mangiare di notte solo quando dall’ultimo pasto sono trascorse almeno tre ore. Per questo la prima regola per un buon sonno è che le mamme ascoltino le vere esigenze del bambino: solo così possono essere sicure di comprendere la ragione del suo pianto notturno.

Articolo tratto da Salute del sonno (inserto di Sette, Corriere della Sera), 18 novembre 2016