Contratture e crampi: cosa sono?

L’86 per cento degli italiani tra i 18 e i 54 anni dichiara di fare regolarmente attività sportiva nel corso dell’anno. A rivelarlo è una recente indagine condotta da Doxa Marketing Advice per conto della casa farmaceutica Dompé sulle attitudini e i comportamenti degli italiani nella pratica sportiva. «La ricerca mette in evidenza come lo sport sia un’attività costante per la maggioranza degli italiani: non lo fanno solo per un beneficio estetico, ma lo percepiscono come un modo efficace per prendersi cura della propria salute», ha dichiarato Massimo Sumberesi, direttore generale di Doxa Marketing Advice. Ma c’è un aspetto non sempre positivo: nonostante il 48 per cento degli intervistati si sia imbattuto in infortuni di vario genere praticando sport, solo il 36 per cento dichiara di prestarvi particolare attenzione e nel 35 per cento dei casi ricorre all’autodiagnosi.

Come riconoscere una contrattura

In particolare sul tema delle contratture muscolari, così frequenti negli sportivi amatoriali, il 61 per cento dice di averne sofferto, ma non saprebbe distinguerla da un crampo, uno strappo o una contusione. La contrattura è un meccanismo di risposta allo sforzo molto intenso e può dipendere dalle eccessive sollecitazioni sui fasci muscolari, da uno stato di affaticamento del muscolo, dall’insufficiente allenamento o riscaldamento, dalla presenza di problemi alle articolazioni, da movimenti poco razionali e violenti o dalla scarsa preparazione fisica. In ogni caso non va confusa con l’infiammazione, che può far seguito a un trauma e quindi va affrontata con un approccio specifico. «Riconoscere una contrattura è importante», mi ha confermato Deodato Assanelli, presidente della Società italiana di medicina dello sport e dell’esercizio (Simse). «Dopo un’attività i muscoli volontari contratti normalmente si rilasciano. Nelle contratture questo non avviene, provocando un’impotenza funzionale. Occorre quindi fermarsi immediatamente e riposare per evitare che la condizione degeneri in uno strappo, che rappresenta invece un danno fisico più duraturo».

Crampi e traumatismi

Discorso ancora diverso per i crampi, una forma più lieve di contrattura: anche in questo caso fermiamoci subito e massaggiamo la parte colpita. Per crampi e contratture la profilassi ha un peso: «Occorrono un’alimentazione adeguata, la giusta idratazione durante lo sforzo e un corretto apporto di elettroliti come potassio, magnesio e sodio, magari anche tramite integratori». Se lo strappo richiede quindi un approccio medico specifico, nel caso di crampi e contratture si può agire in genere autonomamente. Ma come distinguerli? In crampi e contratture il dolore regredisce spontaneamente, quando invece prosegue per giorni occorre il parere del medico: «In questi casi può essere prescritta un’ecografia», dice Assanelli.

punto esclamativoIl farmaco giusto. Recentemente la Fmsi, la Federazione medico sportiva italiana, ha stilato un decalogo per il benessere dell’atleta che ad esempio suggerisce ai medici di non prescrivere analgesici al bisogno, ma a orari e per una durata prestabiliti, aggiungendo indicazioni di dosaggio per paracetamolo, nimesulide, ibuprofene e altri. «In caso di contratture», precisa Assanelli «i miorilassanti, prescritti dal medico, possono aiutare più degli antinfiammatori».

L’articolo completo su BenEssere, agosto 2017

Corsa: in forma dopo i 60

C’è un uomo dal fisico asciutto e dalla tempra ineguagliabile che in meno di cinque anni ha corso qualcosa come 140 maratone. Salvatore Gorgone prosegue il suo giro del mondo in corsa registrando un nuovo primato nella Torino-Saint Vincent, 100 chilometri in 12 ore e 42 minuti, lo scorso ottobre. E il giorno dopo ha tagliato il traguardo della mezza maratona di Pavia. Ma non c’è solo l’Italia: dall’Alaska alla Siberia fino alla Corea, il maratoneta ha gareggiato un po’ ovunque alternando la sua passione al lavoro di consulente finanziario. «La media è di una maratona a settimana», mi ha raccontato, orgoglioso. E ne ha ben ragione, se non altro per la sua età: Salvatore ha compiuto 66 anni a dicembre e ha corso la sua prima gara solo nel 2012.

Un talento naturale

Un talento e una resistenza fisica che stupiscono lui stesso: «Credo che sia una dote naturale», commenta. Finita la sua prima gara, la mezza maratona Roma-Ostia corsa con un parente quasi per scherzo, la sua reazione fu un “tutto qui?”. Non a caso da tempo è in contatto con Stefano Farioli Vecchioli del Cnr, che prevede di studiare quest’uomo: «Salvatore rappresenta un caso raro di resistenza fisica e di capacità di recupero allo sforzo», mi ha spiegato lo studioso. «Dalle analisi del sangue che effettua dopo gare superiori ai 100 chilometri si nota che il valore della creatinfosfochinasi è molto alto dopo la gare, ma ritorna normale in pochissimi giorni. Questo suggerisce capacità di recupero muscolare e cardiaco davvero notevoli».

Il segreto di Salvatore

Farioli Vecchioli sta pensando di analizzare alcune molecole contenute nel sangue di Salvatore. In particolare le neurotrofine, proteine rilasciate dai muscoli durante l’attività fisica e trasportate dal sangue verso il cervello dove svolgono un ruolo fondamentale nella sopravvivenza dei neuroni e nella neuroplasticità. L’obiettivo è scoprire i segreti dell’invecchiamento psicofisico. Ma quali sono i benefici psicofisici della corsa? «La corsa svolge un ruolo primario nella nascita e nella proliferazione di nuove cellule staminali nel cervello dei topi di laboratorio che corrono, con un aumento notevole delle funzionalità di alcune regioni del cervello, soprattutto quelle dove avviene la nascita di nuovi neuroni. L’attività fisica è di fondamentale importanza nel mantenere il cervello in uno stato di benessere generale, aumentando la neuroplasticità, diminuendo i livelli di stress, di invecchiamento cerebrale e ritardando di molto la comparsa di sintomi di malattie neurodegenerative in pazienti malati di Alzheimer». Le applicazioni cliniche degli studi del Cnr sono ancora lontane, tuttavia l’attività fisica rappresenta la prevenzione migliore per evitare il decadimento psicofisico che purtroppo accompagna maturità e la vecchiaia. Salvatore ne è un esempio lampante.

L’articolo completo su BenEssere, febbraio 2017