Diabete, quanto conta il cibo

«Da giovane sono stato un idiota: mangiavo in modo sregolato e ora mi ritrovo con una malattia». A fare mea culpa è Tom Hanks (foto), nel corso di una recente intervista: nel 2013 all’attore americano fu diagnosticato il diabete di tipo 2, legato all’alimentazione. «Circa il 90 per cento dei diabetici in Italia ha questo tipo, che dipende da una ridotta capacità del pancreas di produrre insulina e da una ridotta efficacia della stessa», mi ha spiegato Enzo Bonora, past president della Società italiana di diabetologia (Sid). La conseguenza è un eccesso di glucosio nel sangue, con un impatto sull’intero metabolismo. «Il tipo 2 è connesso a peso e sedentarietà e compare in genere dopo i quarant’anni. Tom Hanks, come gran parte delle persone con questa patologia, ha sicuramente una predisposizione genetica che tuttavia, finché era magro, non è riuscita a causare il diabete. Ingrassando l’eccesso di peso ha fatto emergere la malattia». Esiste però anche un diabete giovanile: è il tipo 1 (5 per cento dei casi), che insorge prima dei quarant’anni. In questi pazienti il sistema immunitario riconosce come corpi estranei le cellule del pancreas che producono insulina, e le distrugge. Certamente il diabete tipo 1 sta aumentando ma non quanto il tipo 2, i cui casi sono raddoppiati in 30 anni in Italia (3 milioni circa) per la diffusione di uno stile di vita malsano: «Per questo la lotta più efficace al dilagare del diabete tipo 2 la possono fare le persone che in famiglia, fanno la spesa e cucinano», avverte il diabetologo.

Quali sintomi tenere sotto controllo?

I disturbi, non sempre presenti e quindi causa di diagnosi tardive, consistono in sete intensa e nella necessità di urinare spesso, in una forte stanchezza e a volte in ricorrenti infezioni genitali, cutanee o carie. «Inoltre», aggiunge Bonora, «sono spesso associate patologie come infarto, ictus, riduzione della vista, problemi ai reni, dolori alle gambe e ulcere ai piedi». Attenzione infine da parte degli uomini: spesso il diabete si manifesta con disfunzione erettile.

Diagnosi e terapia: oggi è tutto più semplice

Oltre alla misurazione giornaliera del glucosio nel sangue, i diabetici devono sottoporsi con regolarità a diversi esami: «Innanzitutto l’emoglobina glicosilata, che serve a comprendere se la glicemia è sotto controllo, almeno due volte all’anno. Una volta l’anno bisognerebbe monitorare la funzione renale con l’esame della creatinina e della microalbuminuria, oltre a colesterolo e trigliceridi. Altri esami, come insulinemia e acido urico, andrebbero invece prescritti solo in casi specifici e non a tutti i diabetici: lo ha fatto presente la stessa Sid in uno studio che ha individuato quasi 30 test che i medici tendono a prescrivere troppo spesso, con evidenti sprechi. Quanto alle terapie, oggi sono molte e personalizzate: sei categorie di farmaci orali, una di iniettabili e molte varietà di insulina. «Rispetto a trent’anni fa», conclude il diabetologo, «abbiamo molti più farmaci sicuri e altri ne verranno in futuro, soprattutto per il diabete tipo 2».

L’articolo completo su Diva e Donna, 13 settembre 2016

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