Lo spauracchio di chi fa subacquea si chiama malattia da decopressione, una condizione potenzialmente pericolosa che richiede un intervento urgente. Ma di che si tratta? «A profondità crescenti l’azoto presente nell’organismo si discioglie nel sangue e nei tessuti», mi ha spiegato Fabio Garuti, medico del Centro di medicina subacquea e iperbarica dell’Ospedale Niguarda di Milano, a margine di un’intervista uscita su BenEssere di settembre a un paziente che ha vissuto questa condizione così delicata. «Il pericolo si presenta nella fase di risalita: se è troppo veloce, questa sostanza ritorna allo stato gassoso troppo velocemente portando alla formazione di bolle che possono causare embolia». Nel caso del paziente che ho intervistato, seguito dallo stesso Garuti, il forame ovale pervio, una condizione cardiaca da cui era affetto, aveva giocato un ruolo determinante a scatenare questa patologia insieme ad altri fattori ambientali.

Cos’è la malattia da decompressione

«Grazie alla camera iperbarica si ottiene la ricompressione dei gas e l’ossigenazione dei tessuti colpiti dagli emboli gassosi», prosegue il medico. Questa condizione è nota da almeno 150 anni, ma ancora oggi non tutti i medici di pronto soccorso sono in grado di porre una diagnosi precisa, essenziale per evitare danni irreparabili. «I sintomi sono diversi e vanno da dolori articolari a perdita di sensibilità fino a disturbi vestibolari, come nausee e capogiri», aggiunge Garuti. «La camera iperbarica è l’unica terapia possibile».

A cosa serve la camera iperbarica

Ma questa apparecchiatura – nella foto (di Roberto Valenti) una di quelle installate al Niguarda – è utilizzata anche per molti altri scopi, ad esempio nelle intossicazioni da monossido di carbonio, in alcune malattie ossee, nelle gangrene e infezioni necrosanti e nelle lesioni conseguenti a gravi traumi degli arti. Nel 1997 un gravissimo incidente causò un’esplosione di una camera iperbarica presso l’Ospedale Galeazzi di Milano: da allora si diffuse un certo panico. «Ingiustificato», lo definisce Garuti: «oggi si sistemi di sicurezza sono raffinatissimi e ciclicamente tutte le camere devono essere sottoposte a test».

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