Il 50 per cento dei pazienti in prevenzione cardiovascolare primaria e il 30 per cento di quelli in prevenzione secondaria, cioè i soggetti già colpiti da patologie cardiovascolari, non segue correttamente la terapia prescritta dal cardiologo. Tale comportamento rappresenta chiaramente un fattore di rischio per il paziente, riducendo i benefici di prevenzione e di cura, ma alimenta anche indirettamente uno spreco di risorse pubbliche. La motivazione più gettonata per non assumere i farmaci? “Mi sono dimenticato”, che accomuna il 55 per cento dei pazienti, mentre il 14 per cento afferma di non ritenere necessario assumere la terapia sempre.

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Aderenza terapeutica, come garantirla

Il prossimo 29 settembre si celebrerà la Giornata mondiale per il cuore, promossa dalla World Heart Federation: è anche alla luce di queste evidenze che l’obiettivo della ricorrenza sarà quello di informare sul ruolo della prevenzione delle patologie cardiovascolari ma anche dell’aderenza terapeutica. Del resto il tema della campagna 2022, Use heart to every heart, richiama l’attenzione proprio sull’importanza di terapie condotte correttamente.

Come risolvere il problema? Sicuramente partendo dal rapporto medico-paziente: è necessario infatti instaurare una buona relazione con il proprio clinico, basata su una chiara condivisione delle informazioni su patologia e stili di vita. Ma non solo: anche la tecnologia può aiutare il paziente cardiopatico a migliorare la proprio aderenza terapeutica.

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Maggiore efficacia con la tecnologia

Recentemente, ad esempio Bayer Italia ha presentato la app TeraPiù che assiste il paziente e i suoi familiari nel percorso terapeutico. Realizzata in collaborazione con un board medico-scientifico e con due realtà innovative parte del Polihub del Politecnico di Milano, è scaricabile gratuitamente da App Store e Google Play. Del resto app come questa possono concretamente fare la differenza, come dimostrano studi internazionali. Ad esempio, secondo una recente metanalisi pubblicata sul British Medical Journal, i pazienti che utilizzano questo tipo di applicazioni su dispositivi mobili hanno il 106 per cento di probabilità in più di essere aderenti rispetto a chi non le usa.