Alla salute del cuore non si pensa mai abbastanza. Eppure è ormai dimostrato che il rischio cardiovascolare è in gran parte controllabile, tanto che in Italia i tassi di mortalità per cardiopatia coronarica, ad esempio, si sono ridotti a partire dalla metà degli anni Settanta: secondo dati del Ministero della salute, dal 1980 a oggi i numeri sono scesi da 267,1 a 141,3 su 100mila negli uomini e da 161,3 a 78,8 nelle donne, di età tra i 25 e gli 84 anni. Si ritiene che al 40 per cento circa di questo calo concorrano migliori trattamenti, principalmente per lo scompenso cardiaco, mentre al 55 per cento un maggior controllo dei fattori di rischio, ipertensione e ipercolesterolemia in particolare.

I cinquant’anni, uno spartiacque

Per contrastare le patologie cardiovascolari occorre seguire corretti stili di vita ben prima della terza età: del resto oggi alcune patologie di questo tipo sono diagnosticate già attorno alla quarta e quinta decade. «I cinquant’anni sono uno spartiacque, in particolare per le donne che, con l’entrata in menopausa, iniziano a perdere la fisiologica protezione dal rischio cardiovascolare fornita dagli ormoni sessuali», mi ha spiegato Serenella Castelvecchio, responsabile del laboratorio di ecocardiografia e follow-up dell’Area cardiochirurgica cuore adulto presso il Policlinico San Donato (Milano). «Così, raggiunti i sessant’anni il loro profilo di rischio tende a essere equiparabile a quello maschile, da sempre maggiore». Il ruolo benefico degli ormoni femminili sull’organismo femminile, e in particolare sull’apparato cardiovascolare, è infatti ben noto da tempo: la protezione ormonale è infatti la principale responsabile di quei dieci anni di ritardo rispetto ai maschi nell’insorgenza di patologie cardiovascolari. In particolare è l’azione degli estrogeni a giocare un’importante azione a livello metabolico e in particolare sui fattori coinvolti nell’attivazione di processi infiammatori, oltre che sui fattori della coagulazione.

Cosa succede con la menopausa

Durante la menopausa pertanto anche le variazioni di peso corporeo e di distribuzione del grasso costituiscono fattori aggiuntivi di rischio connessi allo sviluppo di sindrome metabolica, diabete e quindi patologie cardiovascolari. Oggi però le cose stanno cambiando: «Da un lato», precisa Castelvecchio, «sempre più donne conducono uno stile di vita e professionale equiparabile a quello maschile e molte più donne rispetto al passato fumano laddove invece molti uomini stanno smettendo. D’altro canto cattive abitudini in fatto di alimentazione, abuso di alcol e tabagismo sono sempre più spesso presenti già in giovane età e senza distinzione tra maschi e femmine». Così sono in particolare le cardiopatie ischemiche, patologie in cui si verifica un insufficiente apporto di sangue e di ossigeno al muscolo cardiaco, a rappresentare un grave pericolo per entrambi i sessi.

L’articolo completo su Salute in famiglia, 6/2019