Sindrome cronica complessa caratterizzata da dolore muscolare e articolare diffuso a tutto il corpo e apparentemente senza spiegazione, rigidità e ipersensibilità al dolore in presenza di traumatismi, la fibromialgia è una tra le malattie reumatologiche più comuni: colpisce in Italia circa 1,9 milioni di soggetti, in prevalenza donne, un terzo dei quali è affetto da forme gravi. Nonostante ciò la patologia continua a muoversi in una zona grigia, tra ampia diffusione e scarso riconoscimento: a sottolineare questo aspetto è la recente analisi condotta da Iqvia Italia che punta il dito sulla carenza di percorsi clinici adeguati e sul conseguente impatto sulla possibilità di accesso a diagnosi e trattamenti adeguati.
Fibromialgia, si cura alle terme
Sottodiagnosi e sottotrattamento
L’analisi evidenzia infatti una forte dispersione lungo il percorso del paziente: si ritiene infatti che solo il 33 per cento dei pazienti riceva una diagnosi e che di questi circa il 34 per cento riceva un trattamento farmacologico. Le terapie attualmente utilizzate mirano a controllare i sintomi, poiché ad oggi non esiste una cura risolutiva né farmaci specifici approvati in Europa. Nel nostro paese l’unica molecola con indicazione ufficiale per la fibromialgia è un miorilassante a base di ciclobenzaprina, autorizzato solo di recente e non rimborsato dal Servizio sanitario.
Le strategie contro il dolore cronico
Le terapie attuali
Così, in mancanza di terapie dedicate, si ricorre a trattamenti off label: secondo Iqvia, i più prescritti sono gli antidepressivi, come la duloxetina e i triciclici, e antiepilettici quali pregabalin, spesso in combinazione. Diffuso anche l’uso di analgesici oppioidi per il dolore (ad esempio il tapentadolo) e di integratori come l’acetil-L-carnitina, che sembra migliorare energia e tono dell’umore. Non dimentichiamo che la fibromialgia porta con sé anche condizioni non muscoloscheletriche, quali ad esempio fatigue, scarsa qualità del sonno e dunque stanchezza diurna, ma anche cefalee, difficoltà cognitive (“brain fog”) e persino disturbi gastrointestinali come la sindrome dell’intestino irritabile.
Dolore cronico, pazienti dimenticati?
Attività fisica e supporto psicologico
Le terapie non farmacologiche sono altrettanto importanti: l’esercizio fisico regolare è considerato il trattamento di base più efficace per ridurre dolore e rigidità muscolare, affiancato da programmi di fisioterapia, tecniche di rilassamento e supporto psicologico. Gli esperti e le linee guida raccomandano infatti un approccio multidisciplinare integrato su quattro pilastri: educazione del paziente, attività fisica, terapia farmacologica e supporto psicologico. Questo approccio personalizzato, adattato alle esigenze del singolo paziente, offre i migliori risultati nel gestire una sindrome così complessa.
La fibromialgia entra nei Lea: lo stato dell’arte e le novità terapeutiche
La strada è ancora lunga…
Il riconoscimento della fibromialgia resta però a oggi il principale nodo da sciogliere: le associazioni di pazienti chiedono la definizione di un PDTA nazionale, insieme a misure che riducano il peso economico delle terapie. Un primo passo è arrivato nel 2022, con fondi dedicati e il parere favorevole della Commissione LEA, ma l’attuazione resta ancora incompleta. In parallelo, la Società italiana di reumatologia ha avviato il Registro italiano della fibromialgia con l’obiettivo di rafforzare i dati disponibili e supportare percorsi di cura più strutturati. Al momento, però, sembra ancora lunga la strada che conduce a una completa integrazione della patologia nei programmi di intervento e assistenziali, e purtroppo anche a una reale e completa comprensione dei suoi meccanismi eziopatogenetici – e dunque a terapie ad hoc e veramente efficaci.