Nel 2023, a livello mondiale, 788 milioni di persone di età superiore a 20 anni erano affette da malattia renale cronica, dato più che raddoppiato rispetto ai 378 milioni del 1990. I numeri, riportati dal Lancet a fine 2025, mostrano come la patologia rappresenti la nona causa di morte a livello globale con 1,48 milioni di morti. La ridotta funzionalità renale, considerata come fattore di rischio, è infatti responsabile dell’11,5 per cento dei decessi cardiovascolari. In Italia è stata stimata una prevalenza di malattia renale cronica di circa il 7 per cento (4 milioni di adulti), simile nei due sessi e nelle tre macro-aree del paese. Il dato, naturalmente, aumenta progressivamente con l’età raggiungendo il 17 per cento nella popolazione over 70.
Trapianto di rene nei pazienti iperimmuni
Il ruolo della dieta
«La malattia renale cronica ha un impatto significativo non solo sotto il profilo clinico, ma anche sociale ed economico, in ragione della frequente associazione con diabete e patologie cardiovascolari», evidenzia Massimo Morosetti, presidente della Fondazione italiana del rene (FIR). Un tema di cui si parla poco è il ruolo della terapia nutrizionale e dunque della dieta ipoproteica come fattore centrale nella gestione della patologia.
Un manifesto per la TDN
A sollevare questo argomento, in occasione della Giornata mondiale del rene che si celebrerà domani, sono il Forum nazionale delle associazioni di nefropatici, trapiantati d’organo e di volontariato, l’Associazione malati di reni, la stessa FIR, l’Associazione scientifica alimentazione nutrizione e dietetica e la Federazione ordini farmacisti italiani. Uniti in un tavolo di lavoro multidisciplinare, lanciano un appello affinché l’accesso alla terapia dietetica nutrizionale (TDN) ipoproteica sia equamente garantito su tutto il territorio nazionale. La task force ha già presentato in Senato, lo scorso novembre, il primo Manifesto per il diritto alla terapia dietetica nutrizionale ipoproteica.
Una vera terapia
«Negli stati avanzati della malattia», prosegue Morosetti, «la dieta ipoproteica rappresenta una vera e propria terapia, spesso affiancata al trattamento farmacologico, in grado di mantenere l’organismo in condizioni ottimali, evitando uno stato tossico, e di ritardare l’ingresso in dialisi». Seguita oggi da circa 20mila pazienti italiani, comporta un investimento complessivo annuo di circa 32 milioni di euro, di cui oltre 8 milioni restano ancora a carico diretto dei cittadini, pari al 27 per cento della spesa totale.
Diabete, malattie cardiovascolari e insufficienza renale responsabili di 7 ricoveri su 10
Fino a 50 euro al mese
Con circa dodici chili di alimenti aproteici al mese, ogni persona con malattia renale cronica avanzata potrebbe seguire un regime alimentare capace di ridurre i sintomi dell’insufficienza renale e posticipare l’ingresso in dialisi. Tuttavia questa occasione è a rischio per molti pazienti italiani che, a causa dei tetti di spesa adottati dalla maggior parte delle regioni, possono acquistare poco più di 5 chili di alimenti speciali. Solo Lombardia e Basilicata rimborsano il quantitativo di prodotti necessario a seguire la dieta correttamente. Negli altri casi il paziente è costretto a mettere mano al portafoglio: fino a 50 euro al mese, una cifra significativa per tante famiglie, considerando che si tratta di una patologia cronica.
Quando i reni smettono di funzionare
Cosa possono fare le farmacie
A questo proposito, il manifesto chiede di valorizzare il canale distributivo della farmacia aperta al pubblico che, rispetto alla distribuzione nelle strutture ospedaliere, semplifica la dispensazione dei prodotti aproteici. La presenza capillare dei farmacisti sul territorio favorisce accesso, continuità terapeutica e supporto ai pazienti cronici: «Integrare pienamente il farmacista nel percorso assistenziale, in collaborazione con medici di medicina generale, nefrologi e dietisti, significa rafforzare un modello di presa in carico centrato sulla persona», spiega Andrea Mandelli, presidente della Federazione degli ordini dei farmacisti italiani. L’esperienza della Lombardia nella dispensazione della terapia dietetico-nutrizionale attraverso i farmacisti dimostra che è possibile coniugare equità, appropriatezza e qualità di vita.
Malattia renale, evitare la dialisi
La figura del dietista
Il manifesto spinge inoltre per l’adozione di un modello di rimborsabilità fondato sul piano terapeutico e sui quantitativi realmente necessari, e non su tetti economici prefissati. Così è possibile garantire ai pazienti una dieta completa e varia oltre alla possibilità di scegliere tra un’ampia gamma di prodotti. «La terapia dietetico-nutrizionale ipoproteica si basa infatti su un apporto controllato ed equilibrato di proteine, ed è personalizzata e modulata in base alle condizioni cliniche del paziente», spiega Ersilia Troiano, presidente dell’Associazione scientifica alimentazione nutrizione e dietetica. In questo contesto, il dietista rappresenta una figura determinante: accompagna il paziente nella gestione quotidiana del regime alimentare contribuendo a migliorare l’aderenza al trattamento e a ottenere risultati clinici più favorevoli.