La glomerulonefrite membranoproliferativa, caratterizzata da un particolare aspetto patologico dei tessuti del rene, può essere secondaria (conseguenza di malattie autoimmuni, infettive o tumorali) o idiopatica, cioè non causata da un’altra patologia. Ne ho parlato sul numero di maggio di BenEssere a margine di un’intervista a un paziente che ha subito un doppio trapianto di rene di conseguenza a questa malattia. «Quest’ultima forma è più frequente nei giovani», mi ha spiegato Eleonora Galbiati, nefrologa all’Ospedale Niguarda di Milano. «Nei Paesi occidentali le glomerulonefriti costituiscono meno del 10 per cento delle forme di insufficienza renale che portano a dialisi».

La speranza del trapianto

Se le forme secondarie sono trattate prima di tutto monitorando la patologia che le causa, nelle idiopatiche si usano farmaci specifici: «In genere immunosoppressori e immunomodulanti, cortisonici e anticorpi monoclonali». La prognosi delle idiopatiche è peggiore: «Possono mostrare un andamento altalenante», prosegue Galbiati, «ma l’esordio in età giovanile aumenta il rischio di dover prima o poi ricorrere alla dialisi». Ed è proprio in età giovanile che il paziente, oggi cinquantacinquenne, si è ammalato. Volontario alla Niguarda transplant foundation, associazione che si occupa di formazione e assistenza in tema di trapianti presso l’omonimo ospedale lombardo, ha avuto la fortuna di rinascere due volte: dopo il primo trapianto, a distanza di decenni, ne ha subito un secondo: colpito da un infarto due anni fa, le pesanti terapie necessarie danneggiarono il primo rene trapiantato così da necessitare un secondo intervento, arrivato ad agosto scorso.

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