I numeri dell’antimicrobico-resistenza preoccupano: secondo un dossier Aifa pubblicato a fine 2024, in Europa 670mila infezioni l’anno causate da batteri resistenti sono responsabili di 35mila decessi, 12mila solo in Italia dove, nel biennio 2022-2023, 430mila pazienti ricoverati hanno contratto un’infezione. Il dato corrisponde a un 8,2 per cento, più alto rispetto alla media Ue che si attesta al 6,5. Il nostro paese peraltro ha un evidente problema riguardo le prescrizioni eccessive di antibiotici, somministrati al 44,7 per cento dei degenti contro una media europea del 33,7. Secondo le stime, sarebbe possibile ridurre il numero di infezioni del 30 per cento riducendo i consumi di antimicrobici. Peraltro i dati Aifa mostrano come tra le 135 e le 210mila infezioni nosocomiali sarebbero evitabili anche solo con maggiori accorgimenti igienici.

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Il comportamento dello stafilococco

Una buona notizia viene da una recente ricerca del Cnr che, impiegando una tecnica all’avanguardia detta nanomotion sensing, ha consentito di svelare il comportamento dello Staphylococcus aureus, patogeno noto proprio per la sua resistenza agli antibiotici. Il team di ricerca è stato così in grado di rilevare, per la prima volta, il nanomovimento del batterio evidenziando aspetti inediti sulla sua attività metabolica.

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Il ruolo metabolico del ferro

Lo studio, pubblicato su Scientific Reports, prefigura nuove strade per combattere le infezioni batteriche: nello specifico, gli studiosi hanno esaminato le vibrazioni su scala nanometrica del metabolismo dello Staphylococcus aureus in relazione alla disponibilità di ferro. «Questo, infatti è un micronutriente cruciale per la crescita dei batteri e gioca un ruolo fondamentale in diversi processi fisiologici, tra cui la motilità», spiega Giovanni Longo del gruppo Biotech@ISM dell’Istituto di struttura della materia del Cnr di Roma, che ha coordinato lo studio insieme ai colleghi Simone Dinarelli e Marco Girasole.

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Cos’è il nanomotion sensing 

Sono stati studiati, in particolare, due ceppi di Staphylococcus aureus: uno selvatico (o wild type) e un mutante, privo della capacità di produrre siderofori – molecole essenziali per l’assunzione di ferro – sia in presenza che in assenza di ferro. Utilizzando il nanomotion sensing è stato possibile osservare oscillazioni coordinate a frequenze ben definite che potrebbero riflettere il comportamento specifico di questo batterio. I risultati sono stati confermati anche attraverso saggi biochimici e fenotipici, seguendo la crescita dei batteri nelle diverse condizioni.

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Nuovi target terapeutici?

Le oscillazioni osservate sono correlate direttamente alla disponibilità di ferro, dimostrando come questo elemento influenzi la motilità e l’attività metabolica del batterio: i ricercatori suggeriscono pertanto che il ferro, così centrale per la crescita batterica, rappresenti un target promettente per lo sviluppo di nuove terapie antibatteriche. Ma non è tutto: oltre a fornire nuovi spunti per combattere Staphylococcus aureus, del quale è nota la capacità di sviluppare resistenza a molti antibiotici, i risultati suggeriscono che il controllo dell’omeostasi del ferro possa diventare una via terapeutica strategica anche per trattare altre infezioni batteriche causate da ceppi verso i quali le attuali armi farmacologiche rischiano di diventare presto inadeguate a causa dell’antimicrobico resistenza.