In molti casi di tumore alla prostata l’approccio chirurgico, che consiste nell’asportazione della ghiandola, è una scelta obbligata. Prima dell’intervento i pazienti vengono informati dei potenziali rischi: la prostatectomia può condurre infatti a problemi urinari, principalmente incontinenza, e a difficoltà transitorie o permanenti a raggiungere l’erezione. Oggi però le tecniche chirurgiche si stanno evolvendo consentendo, almeno in parte, una riduzione di questi rischi.

Perché si perde l’erezione

Proprio per andare incontro all’esigenza di minimizzare l’impatto sulla vita sessuale degli uomini colpiti da tumore prostatico, da tempo vengono adottati approcci chirurgici ancora differenti che mirano a conservare la funzione erettile. La ragione principale per la quale la prostatectomia totale può causare un deficit erettivo sta nel fatto che l’asportazione della ghiandola e dei tessuti a essa collegati può lesionare i due fasci nervosi responsabili dell’erezione che passano ai lati della prostata per raggiungere il pene. Per aumentare le probabilità di un mantenimento o di un buon recupero dell’erezione vengono oggi impiegate le cosiddette tecniche nerve-sparing in grado di risparmiare uno o entrambi i fasci.

Cancro alla prostata, oggi il più diffuso

Le tecniche nerve-sparing

Va detto che si tratta di tecniche che non possono essere adottate in tutti i casi, ma soltanto quando le caratteristiche del paziente e del tumore lo consentono. In particolare il tumore deve essere confinato dentro la ghiandola prostatica e non si deve trovare troppo vicino ai fasci nervosi stessi. Si tratta inoltre di interventi non semplici e che non sempre possono essere portati a termine con successo. In particolare il maggior rischio è che con questa tecnica il tumore non venga rimosso completamente.

Benefici ancora non chiari

Va poi precisato che il successo in termini di mantenimento della funzione sessuale dipende anche da molti altri fattori: ad esempio dalla qualità delle erezioni prima dell’intervento, dalla peculiare anatomia del paziente, da diversi aspetti legati al tumore e naturalmente dall’esperienza dell’équipe chirurgica. Le tecniche nerve-sparing sono più di una e anche questo, insieme alla scarsa controllabilità di tutti i fattori citati, non ha fino a oggi consentito di raccogliere dati ampi e uniformi sulla loro efficacia.

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