Il cancro della prostata è in aumento, ed è diventato il tumore più frequente in Europa tra gli uomini: viene diagnosticato ogni anno a circa 450 mila uomini. È anche la seconda causa di morte per cancro negli uomini, dopo aver superato quello del colon retto: parliamo di 107 mila decessi nel 2018. I dati, riferiti appunto al 2018, sono appena stati pubblicati sul White Paper della European Association of Urology (Eau). A oggi la prevalenza di questa neoplasia supera ormai i 2,5 milioni di casi: numeri che hanno un peso in termini economici, dal momento che il risparmio di un trattamento rispetto a quello necessario per una diagnosi a uno stadio tardivo è enorme. Basti pensare che il costo di un trattamento chirurgico robot assistito, uno dei più utilizzati, è pari a 15mila euro per paziente mentre i costi di trattamento di una neoplasia avanzata e resistente alla castrazione possono essere stimati per paziente in circa 140mila euro l’anno.

Manca consapevolezza

Come è ben noto uno dei principali fattori di rischio per il tumore prostatico è l’età: il rischio è molto basso prima dei 40 anni, mentre cresce sensibilmente dopo i 50 anni. Circa due casi su tre riguardano maschi over 65. La vera risorsa per arginare la crescita di casi è la prevenzione: se le donne ne hanno compreso l’importanza, per gli uomini – come è tristemente noto – è molto diverso. «A livello globale», spiega Walter Artibani, segretario generale della Società italiana di urologia, «gli uomini muoiono sei anni prima delle donne e una delle principali ragioni è la scarsa consapevolezza sulla loro reale condizione di salute. Non a caso solo il 48 per cento di tutti gli uomini in Europa è consapevole del rischio di cancro prostatico e dell’importanza del test del Psa».

La diagnosi precoce

Inoltre è da tenere presente che un fattore non trascurabile è quello legato alla familiarità: il rischio di ammalarsi è doppio in chi ha un parente consanguineo con la malattia. Età e casi in famiglia dovrebbero accendere campanelli d’allarme nei maschi in termini di prevenzione e, quindi, di intervento immediato: «La diagnosi precoce del cancro prostatico salva vite umane, incrementa la qualità di vita dei pazienti e riduce i costi futuri per il sistema sanitario», aggiunge Rocco Damiano, docente di urologia presso l’Università di Catanzaro e responsabile della comunicazione della Siu. Solo con una diagnosi tempestiva si può da subito impostare la strategia terapeutica migliore e più efficace: «Il più importante fattore nella selezione del miglior trattamento terapeutico resta infatti la definizione dello stadio e dell’aggressività della malattia».