Sul numero di dicembre di BenEssere ho raccolto la storia di Paola Muscionico, una giovane che alcuni anni fa fu operata di aneurisma gigante all’aorta: il vaso si era dilatato a dismisura mettendola a rischio di una dissecazione. Claudio Russo, direttore della Cardiochirurgia dell’Ospedale Niguarda di Milano, è lo specialista che ha operato la ragazza. «Normalmente si opera quando la dilatazione dell’aorta supera i 5-5,5 centimetri di diametro», mi ha spiegato. «In questo caso era quasi il doppio». In sala operatoria si asporta la parte dilatata dell’arteria, sostituita con una protesi sintetica, e con essa a volte anche la valvola aortica: «Nei pazienti giovani come Paola è però in genere sana. Se così non fosse stato avremmo dovuto sostituirla con una valvola biologica, che ha durata limitata nel tempo, o meccanica, che però impone terapie anticoagulanti per evitare le trombosi». Un aneurisma aortico è poco frequente nei giovani tranne in quelli affetti da malattie come la sindrome di Marfan, come nel caso di Paola: «Più spesso si verifica negli anziani con una lunga storia di ipertensione: le loro arterie sono sottoposte a uno stress continuo», dice Russo. Per questo in chi soffre di pressione elevata, specie se ha una familiarità per patologie cardiovascolari, è fondamentale la prevenzione e un costante monitoraggio. Malattia genetica rara che colpisce in Italia tra le 12 e le 20mila persone, la sindrome di Marfan è caratterizzata da lassità del tessuto connettivo, presente in tutto il corpo. La patologia coinvolge principalmente legamenti, ossa, occhi, polmoni e l’apparato cardiovascolare, con conseguenze a carico dell’aorta e alle valvole cardiache. I pazienti mostrano spesso anche altri segni clinici che possono indirizzare verso una diagnosi: statura molto elevata, arti allungati, dita affusolate e una certa facilità ad andare incontro a lussazioni.

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