Forse un giorno la sordità potrà essere curata con i farmaci: è quanto fa sperare uno studio, pubblicato a ottobre dallo European Journal of Neuroscience e condotto da studiosi dell’Università di Rochester (Usa), secondo il quale alcuni principi attivi potrebbero essere in grado di stimolare la rigenerazione di cellule dell’orecchio interno andate distrutte nelle persone sorde. Frequentemente infatti nei soggetti che hanno subito traumi acustici ripetuti, in quelli affetti da alcune malattie che colpiscono le strutture nervose alla base dell’udito e più semplicemente in molti anziani la sordità è causata proprio da un deterioramento delle cosiddette cellule ciliate, che hanno funzione di recettori sensoriali.

Sempre più sordi…

Abbiamo detto traumi acustici: sempre più spesso, e gli otorinolaringoiatri lo vedono anche nei giovani, la riduzione dell’udito (o ipoacusia) è causata da un’esposizione prolungata a suoni eccessivi. Non ci sono solo quelli prodotti in luoghi di lavoro come fabbriche e cantieri: purtroppo anche la cattiva abitudine di ascoltare musica ad alto volume ha un suo peso. Stesso discorso per le discoteche, dove i decibel sono spesso troppo elevati, e i concerti. Le nostre orecchie, infatti, sono tendenzialmente inermi. Quando infatti un lampo luminoso ci abbaglia, le nostre pupille si restringono per difendere gli occhi. Il sistema di autoprotezione di cui sono dotate le orecchie è analogo, ma non riesce a contrastare rumori particolarmente forti: «Si chiama riflesso stapediale», mi ha detto Antonio Pirodda, ordinario di Otornolaringoiatria all’Università di Bologna: «in presenza di uno stimolo di forte intensità un piccolo muscolo collegato alla staffa, il primo dei tre ossicini che trasmettono il suono, si contrae provocando un irrigidimento del sistema di trasmissione e contrastando così il passaggio del suono dannoso verso l’orecchio interno».

…anche tra i giovani

Che il problema del calo di udito riguardi spesso giovani e giovanissimi è stato dimostrato anche da dati dell’Organizzazione mondiale della sanità: delle 360 milioni di persone al mondo che soffrono di cali dell’udito un 9 per cento è costituito da bambini e ragazzi di meno di 15 anni di età. In Italia non va meglio: secondo dati della società di ricerche Anovum relativi al 2017, l’11,7 per cento dei nostri connazionali presenta problemi uditivi di varia entità. In particolare chiunque viva in contesti urbani deve fare attenzione alla salute delle proprie orecchie, che ha peraltro un impatto su quella globale: secondo stime dell’Unione europea sono decine di migliaia le persone che ogni anno muoiono prematuramente per cause indirette connesse anche all’inquinamento acustico. Responsabili sono la mancanza di sonno, l’ansia e i problemi cardiovascolari aggravati dalla continua esposizione a rumori eccessivi e stressanti. Non a caso una ricerca condotta diversi anni fa all’Università di Milano dimostrava come nelle aree terrestri in cui i rumori di fondo sono più lievi, cioè quelle meno urbanizzate, anche le persone anziane mantengono un udito migliore. Tutto ciò ha anche un impatto economico: l’ipoacusia non curata, secondo dati dell’Oms dello scorso anno, costa alla collettività 750 miliardi di dollari l’anno, circa 21 solo in Italia.

L’articolo completo su Airone, dicembre 2018

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