Un quarto degli italiani di fronte a piccoli disturbi di salute si rivolge alla rete per cercare soluzioni. Più di metà di loro, circa 8,8 milioni di persone, sono però stati vittime di fake news. In altre parole, “bufale” scientifiche. A dare questi dati è il Censis in un comunicato uscito a dicembre in cui sono riportati i principali risultati di una ricerca condotta in collaborazione con Assosalute. Il problema è però la fonte, non il mezzo: non sempre gli utenti sono in grado di distinguere l’oro dalla latta. Del resto se solo il 6 per cento degli italiani si affida a siti istituzionali, il 17 per cento preferisce portali generici mentre il 2,4 per cento dice di fidarsi dei social network nelle proprie ricerche su sintomi e patologie. Certo è presto per gridare all’emergenza: di fronte a disturbi seri c’è un po’ più di prudenza. In generale infatti il 41,6 per cento degli italiani, secondo il Rapporto Eurispes 2018, ha cercato informazioni online partendo dai propri sintomi per poi recarsi però dal medico: solo il 6,1 per cento ammette di aver consultato solo la rete.

Troppi falsi miti, in oftalmologia

Se dalla salute generale ci spostiamo a quella specialistica, come quella degli occhi, la situazione non cambia molto. Troppa disinformazione circola ancora con raccomandazioni per la cura della vista disseminate su siti più o meno affidabili, legate più al buon senso che a reali conoscenze scientifiche. In questo senso uno sforzo è stato fatto nel corso degli ultimi anni da associazioni scientifiche, realtà attive nella ricerca o provenienti dal mondo del farmaco e dei device, ma anche da singoli oftalmologi. Accanto all’impegno della stessa Iapb, che con il suo portale e le sue campagne digital è attiva in tema di prevenzione, in tempi più recenti sono sorte iniziative di comunicazione, app dedicate e forum online pensati per diffondere una più accurata conoscenza delle patologie oculari. L’approccio è duplice: da un lato prevenire la diffusione di fake news, dall’altro aiutare indirettamente il medico a diffondere un’informazione corretta ma al contempo di facile accesso al cittadino.

Il digitale arriva in oculistica

Tutto ciò ha però portato alla luce anche un’altra esigenza: quella di rendere consapevole l’oftalmologo circa l’importanza di una corretta comunicazione tra professionisti. Se alcune app per tablet e smartphone come l’ormai celebre Eye Handboook oppure EyeMD rappresentano un punto di riferimento per l’oculista, il digitale è e sarà sempre più strumento fondamentale già in fase di diagnosi e refertazione: in fondo sono i nuovi sviluppi delle telemedicina. Patologie come la degenerazione maculare, il glaucoma cronico semplice e il cheratocono possono trarre vantaggio da una nuova teleoftalmologia tanto sotto il profilo sociale che clinico ed economico, anche in fase di follow up. Qui il digitale da strumento informativo diventa mezzo di comunicazione dei dati sanitari relativi a ciascun paziente, con il vantaggio di una maggiore tempestività.

L’articolo completo su Occhio alla retina, numero speciale, 2018

Annunci