La dura lotta alla sigaretta

Fumare in gravidanza aumenta il rischio che i figli, da adulti, vadano incontro a schizofrenia. L’allarme viene dalla Finlandia, dove è stato condotto uno studio sul tema, pubblicato sull’American Journal of Psychiatry. I ricercatori sono partiti da un migliaio di giovani adulti finlandesi affetti da schizofrenia e da altrettanti giovani senza malattia e sono andati a cercare dati relativi alle madri e alle loro gravidanze. I risultati hanno mostrato che il rischio di schizofrenia è in media tre volte più alto nei figli delle donne che in gravidanza avevano livelli elevati di cotinina, una sostanza che deriva dalla nicotina, nel sangue prelevato durante il primo o secondo trimestre di gravidanza. Per il momento si può parlare solo di associazione tra fumo e malattia e non di rapporto causa-effetto, tuttavia gli autori dello studio sottolineano che, dal punto di vista biologico, un ruolo della sigaretta nell’insorgenza della schizofrenia è plausibile: sappiamo infatti che la nicotina attraversa la placenta per arrivare al feto, influenzandone in modo significativo lo sviluppo nervoso.

Un pericolo femminile

Nonostante i pericoli (si stima che in Italia ogni anno muoiano 83mila persone per patologie correlate al tabagismo), ancora oggi il vizio del fumo resta un problema, collegato a numerosi fattori di rischio, che riguarda milioni di persone. In particolare un dato inquietante sulle donne viene dalle stime europee: nella Ue la mortalità per tumore del polmone nei soggetti di sesso femminile è aumentata del 500 per cento: «Una situazione che è destinata, nel giro di un anno e mezzo, a giungere anche in Italia», ha dichiarato Marco Alloisio, chirurgo toracico all’Istituto clinico Humanitas di Rozzano e presidente della Lilt Milano. Donne, ma anche giovani e sportivi: Walter Ricciardi, presidente dell’Istituto superiore si sanità, ha affermato in un comunicato ufficiale che «la prevalenza di fumatori in Italia da otto anni a questa parte rimane pressoché invariata. Stupisce però che a fumare sia ancora uno sportivo su dieci, segno che dobbiamo ancora insistere molto sulla promozione dei corretti stili di vita, soprattutto nei confronti dei giovani».

Cosa causa il tumore

Ovviamente il pericolo numero uno è il tumore polmonare, con 41mila nuovi diagnosi l’anno: «Al fumo è possibile ascrivere l’85-90 per cento di tutti i casi», spiega Alloisio. Un dato, questo, che ovviamente cresce con la quantità di sigarette fumate e la durata dell’abitudine al fumo: «Il tumore al polmone rappresenta il 21 per cento dei decessi per tumore nella popolazione della sola provincia di Milano». Che il fumo sia la causa prima del tumore polmonare non è solo un’evidenza statistica: oggi sappiamo come concretamente la sigaretta attivi i processi di carcinogenesi. «I motivi per cui una cellula normale diventa instabile e si trasforma negli anni in tumorale sono sempre più conosciuti», aggiunge il chirurgo. «Sono state individuate alcune delle sostanze contenute nelle sigarette responsabili dell’insorgenza della neoplasia: alcune agiscono direttamente, cioè con lesioni immediate, e altre invece hanno un’azione indiretta, con lente modificazioni nel corso del tempo, a livello dei bronchi». Anche perché non c’è solo la nicotina: «Questa crea dipendenza ma non è considerata una sostanza cancerogena come invece i prodotti chimici del catrame come il benzopirene». Tutte sostanze che sono causa anche di altre forme neoplastiche: tumori del cavo orale, della faringe e della laringe, dell’esofago e delle vie urinarie. Nelle donne, inoltre, è evidente un aumento dell’incidenza del tumore della mammella e del collo dell’utero.

punto esclamativoSensibilizzazione, prima di tutto. Non si fa ancora abbastanza per prevenire. Secondo la Doxa si smette in genere dopo i 40 anni e in almeno un caso su tre senza successo, probabilmente perché senza alcun aiuto: «I farmaci che aiutano a smettere», ha detto Giovanni Apolone, direttore scientifico dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano, «non sono ancora rimborsati dal nostro Sistema sanitario, nonostante le evidenze cliniche». La strada della sensibilizzazione di adulti e giovani, che iniziano a fumare sempre più precocemente, è ancora lunga: il fumo rappresenta infatti una modalità di ostentare sicurezza.

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