Secondo la Società italiana dell’ipertensione arteriosa ogni anno si registrano nel nostro paese circa 90mila ricoveri dovuti a ictus cerebrale, di cui il 20 per cento sono recidive. Solo il 25 per cento dei pazienti sopravvissuti guarisce completamente: il 75 per cento sopravvive con una qualche forma di disabilità. In particolare, le conseguenze cognitive su memoria, attenzione, linguaggio e funzioni esecutive rappresentano un tema estremamente rilevante, viste le ripercussioni sulla qualità della vita. Occorre dunque migliorare la gestione di questi pazienti, sotto il profilo riabilitativo: lo ho spiegato anche qui. Uno studio randomizzato pubblicato da ricercatori cinesi sul Journal of NeuroEngineering and Rehabilitation sembra andare in questa direzione, aprendo nuove prospettive per la neuroriabilitazione di questi pazienti.

Lo fa valutando l’associazione tra ossigenoterapia iperbarica e riabilitazione cognitiva computerizzata nel favorire il recupero delle funzioni cognitive e dell’autonomia dopo un evento cerebrovascolare. Il trial ha infatti coinvolto 116 pazienti con deterioramento cognitivo post-ictus, suddivisi in quattro gruppi: alcuni sono stati trattanti con la sola ossigenoterapia iperbarica, altri con training cognitivo computerizzato, un terzo gruppo con una combinazione dei due trattamenti e un gruppo di controllo è stato sottoposto alle sole cure standard.

Camera iperbarica, la salvezza dei sub

L’ossigenoterapia iperbarica consiste nella somministrazione di ossigeno ad alta concentrazione in un ambiente pressurizzato, con lo scopo di aumentare la quantità di gas disciolta nel plasma. Da tempo questo protocollo di intervento è oggetto di ricerca in quanto si suppone avere un ruolo diretto nel recupero neurologico. Non solo: è studiato anche per gli effetti ipotizzati sul metabolismo cerebrale e sulla neuroplasticità. D’altro canto, il training cognitivo computerizzato utilizza esercizi strutturati per stimolare specifiche funzioni mentali, come memoria di lavoro, attenzione e controllo inibitorio.

I ricercatori hanno valutato le prestazioni cognitive attraverso il Mini-Mental State Examination (MMSE) e l’autonomia nelle attività quotidiane mediante l’indice di Barthel. Per mezzo di una tecnica non invasiva, la spettroscopia funzionale nel vicino infrarosso (fNIRS), hanno inoltre esaminato la connettività funzionale cerebrale. Al termine del trattamento, il gruppo che aveva ricevuto entrambi gli interventi ha mostrato miglioramenti superiori rispetto agli altri gruppi: in particolare, il punteggio MMSE è aumentato mediamente di 7,67 punti nel gruppo combinato contro 2,70 punti con la sola ossigenoterapia iperbarica, 0,28 con il solo training cognitivo e 0,19 nel gruppo di controllo. Qui il link allo studio.

Ictus e sessualità: un tabù?

Anche l’indice di Barthel ha evidenziato un miglioramento maggiore nel gruppo combinato, suggerendo possibili benefici non soltanto nei test cognitivi, ma anche nell’autonomia nelle attività quotidiane. Le analisi mediante fNIRS hanno inoltre rilevato variazioni della connettività funzionale tra alcune regioni cerebrali, associate al miglioramento cognitivo. I risultati, secondo gli studiosi sono compatibili con l’ipotesi secondo cui queste strategie nel loro insieme sono in grado di indurre cambiamenti nell’organizzazione delle reti neuronali, tuttavia lo studio non è in grado di dimostrare un reale rapporto causale.

L’associazione tra ossigenoterapia iperbarica e training cognitivo potrebbe dunque rappresentare una strategia complementare per il recupero dopo un ictus. Tuttavia lo studio presenta limiti importanti: è stato condotto in un solo centro e ha valutato gli esiti soltanto al termine di quattro settimane di trattamento. Non è quindi ancora chiaro se i benefici persistano nel tempo, quali pazienti possano trarne maggiore vantaggio e quale sia il rapporto tra efficacia, rischi e impegno terapeutico. Peraltro l’ossigenoterapia iperbarica richiede una valutazione clinica individuale, pertanto a oggi non può essere considerata, solo sulla base di questi risultati, un trattamento di routine.