Ieri si è celebrata la Giornata mondiale dell’osteoporosi: una data importante per ricordare che questa condizione è una malattia e non una conseguenza naturale e inevitabile dell’invecchiamento, come ancora oggi molti ritengono. Patologia cronica e sistemica che causa la progressiva riduzione della densità e della qualità dell’osso – esponendo chi ne soffre a un elevato rischio di fratture da fragilità in particolare a polso, femore e colonna vertebrale – l’osteoporosi può portare a disabilità motoria e a una riduzione dell’aspettativa di vita. Solo in Italia questa patologia riguarda circa 5 milioni di persone di cui l’80 per cento sono donne in postmenopausa – categoria più esposta a causa del calo estrogenico. Non a caso arriva a interessare quasi la metà delle donne sopra i 74 anni.
Le patologie articolari nell’anziano
Obiettivo: qualità di vita
Un intervento specialistico tempestivo è importantissimo: occorre dunque impegnarsi per promuovere prevenzione, diagnosi precoce e l’accesso a percorsi terapeutici personalizzati in base alla severità. «Il rapporto di fiducia con il clinico è fondamentale», spiega Andrea Giusti, direttore della Medicina interna a Villa Scassi, Azienda ospedaliera metropolitana di Genova. «Dobbiamo rappresentare un punto di riferimento propositivo e rassicurante, aiutando la paziente a comprendere che l’osteoporosi è una malattia e che come tale deve essere trattata». L’obiettivo è garantire a coloro che vi convivono una vita di qualità e il pieno ritorno alle attività quotidiane: «Per riuscirci, oltre agli interventi sullo stile di vita è indispensabile definire un percorso farmacologico mirato e quanto più possibile personalizzato».
Osteoporosi? Da non sottovalutare
La sequenza di intervento
In questa prospettiva, è fondamentale la stratificazione del rischio: la sequenza corretta dei trattamenti, in base alla severità della malattia, permette di adeguare l’intervento terapeutico al profilo di rischio del singolo, seguendo una logica treat-to-target, orientata al raggiungimento di specifici valori di densità minerale ossea o alla riduzione del rischio di nuove fratture entro un certo periodo. Nelle fasi di prevenzione o rischio moderato, i farmaci antiriassorbitivi consentono di contenere la perdita di massa minerale, inibendo il riassorbimento osseo.
Osteoporosi, colpisce anche la colonna
Gli anabolici nell’alto rischio
Per casi a rischio più alto, invece, è cruciale un intervento osteoanabolico tempestivo: gli agenti anabolici agiscono direttamente sul rimodellamento, stimolando la formazione di nuova matrice ossea. Questo approccio permette di ripristinare l’architettura scheletrica e apportare miglioramenti significativi sulla sintomatologia dolorosa, con un impatto positivo sulla qualità della vita. Sebbene siano principalmente indicati per le donne in fase post-menopausale, alcuni di questi trattamenti mostrano pari efficacia anche nella popolazione maschile ad aumentato rischio di frattura, spesso sottodiagnosticata e non adeguatamente trattata.