In Italia il 10-15 per cento delle donne in età riproduttiva, per un totale di 3 milioni di persone, soffre di endometriosi. Questa malattia cronica e invalidante compromette il benessere globale e influenza profondamente la quotidianità di chi ne è colpito. L’infiammazione che la sostiene, infatti, porta alla formazione di aderenze pelviche e cisti che sono causa di una grande varietà di sintomi fisici, principalmente dolore pelvico cronico, dispareunia (ovvero dolore durante i rapporti sessuali), sintomi gastrointestinali e sub-fertilità o infertilità: del resto il dato italiano conferma che il 30-50 per cento delle donne che ne soffrono affrontano problemi di concepimento.

Questo pesante carico fisico influenza inevitabilmente la sfera relazionale e professionale, determinando spesso una riduzione della produttività e fenomeni di assenteismo. A questo si aggiunge un profondo impatto psicologico, alimentato dalla scarsa comprensione sociale e dalla tendenza a normalizzare il dolore, che spesso viene minimizzato o confuso con i comuni dolori mestruali. «Sebbene sia spesso normalizzato e poco compreso, il sintomo emblematico dell’endometriosi è proprio il dolore, che viene aggravato da un ritardo diagnostico protratto spesso per alcuni anni, con un impatto critico sulla vita delle pazienti», spiega Massimo Candiani, primario dell’Unità operativa di Ginecologia e ostetricia all’Ospedale San Raffaele di Milano e vicepresidente dell’Associazione italiana dolore pelvico ed endometriosi.

Il burden dell’endometriosi

Occorre inoltre ridurre i tempi: «Identificare tempestivamente la malattia è cruciale per trattarla al meglio ed evitare danni irreversibili, come la sterilità», prosegue il ginecologo. Qualcosa potrebbe cambiare con la recente approvazione della rimborsabilità da parte del Sistema sanitario nazionale di linzagolix colina per l’indicazione in endometriosi per le donne con una storia di precedenti trattamenti farmacologici o chirurgici per la malattia.

La molecola – un antagonista orale, selettivo e non peptidico del recettore dell’ormone ipotalamico GnRH – determina una riduzione della produzione di ormoni ovarici che hanno un ruolo nella genesi della malattia e una conseguente riduzione dei sintomi sia dell’endometriosi che dei fibromi uterini, indicazione per cui il trattamento ha già ottenuto la rimborsabilità a novembre 2024. Gli ultimi dati emersi dallo studio di fase 3 EDELWEISS 3 ne dimostrano l’efficacia nel trattamento del dolore associato all’endometriosi e nella prevenzione degli effetti collaterali da ipoestrogenismo.

Endometriosi, se ne parla ancora poco

Il trattamento può inoltre essere personalizzato: ad esempio, nel dosaggio da 200 milligrammi in associazione con la terapia ormonale sostitutiva consente di bilanciare efficacia e tollerabilità, controllando i sintomi. «La flessibilità terapeutica offerta da linzagolix colina rappresenta un cambio di paradigma», aggiunge Stefano Uccella, ordinario di ginecologia e ostetricia all’Università degli studi di Verona: «permettendoci di personalizzare il trattamento in base alle necessità della singola paziente, favorisce una maggiore aderenza terapeutica e ci consente di ridurre significativamente il ricorso all’intervento chirurgico».

Del resto, diminuire il ricorso alla chirurgia significa evitare interventi potenzialmente dannosi e concentrarsi solo sulle donne che ne hanno veramente bisogno. Lo scopo ultimo di un approccio farmacologico personalizzato è infatti duplice: bloccare la progressione della malattia e attenuare efficacemente la sintomatologia, migliorando concretamente la qualità di vita delle donne.