Una delle ragioni per cui alcune terapie non sembrano essere efficaci nella pratica clinica è che non vengono seguite scrupolosamente dai pazienti. Il problema dell’aderenza terapeutica ha un impatto importante, sia sotto il profilo clinico che quello economico e sociale. Da un lato, infatti, un soggetto che non aderisce al trattamento potrebbe non andare incontro a guarigione o remissione, a volte con conseguenze gravi. Ad esempio dati mostrano come ogni anno la mancata aderenza sia responsabile, nei soli Stati Uniti, di 125mila morti per patologie cardiovascolari. Se i pazienti assumessero i farmaci come prescritto, si eviterebbero fino al 23 per cento dei ricoveri di lunga degenza e il 10 per cento dei ricoveri in ospedale.

L’impatto economico

Tutto ciò ha anche un impatto sul sistema: in ambito europeo l’onere economico stimato della mancata aderenza terapeutica supera i 125 miliardi di euro all’anno, considerando ospedalizzazioni, prestazioni ambulatoriali e terapie supplementari. Nel nostro Paese, secondo dati presentati da Foce (Confederazione degli oncologi, cardiologi ed ematologi), la spesa ammonta a circa 16 miliardi di euro in costi diretti, a cui si aggiungono cinque miliardi di costi indiretti, per un totale che supera i 21 miliardi annui.

Farmaci, istruzioni per l’uso

Italiani poco aderenti…

In Italia, infatti, la situazione è particolarmente seria. Dati recenti, presentati a dicembre dall’Indagine civica sull’aderenza terapeutica: un piano d’azione comune voluta da Cittadinanzattiva, mostrano ad esempio come solo la metà dei cittadini in cura per una o più patologie segua le terapie in modo costante e appropriato. L’altra metà si divide fra chi, in maniera preponderante, le salta raramente (35,6 per cento) e chi occasionalmente (11,5 per cento). Un residuo 1,5 per cento non le segue con alcuna costanza.

Pazienti fragili, soli e anziani

Il profilo dei pazienti non aderenti è rappresentato principalmente da persone fragili e anziane, con basso livello socio-culturale, spesso sole o comunque con scarso supporto familiare. «L’aderenza terapeutica è un fenomeno complesso e multifattoriale e, in quanto tale, necessita di interventi personalizzati e allo stesso tempo strutturali per garantire l’efficacia delle cure e quindi la qualità di vita dei pazienti», ha spiegato Anna Lisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva.

Anziani, quando i farmaci sono tanti

Quali interventi?

Quanto e come il cittadino segua con costanza le terapie, siano esse farmacologiche e non, è condizionato da numerosi fattori di carattere anagrafico, sociale, economico, di stili di vita. «Per questo», prosegue Mandorino, «accanto a interventi finalizzati a integrare un modello di rete coordinato, di prossimità, supportato da strumenti digitali e capacità organizzativa, occorre puntare molto sul tempo che i professionisti possono dedicare al paziente e ai suoi caregiver».

Le patologie coinvolte

Fra i cittadini che hanno risposto al questionario, oltre la metà è affetta da patologie di tipo metabolico, da patologie reumatologiche (39,1 per cento) e cardiovascolari (29,1 per cento). Si tratta di ambiti che, per natura, richiedono trattamenti continuativi e spesso complessi, con un impatto rilevante sulla gestione quotidiana della terapia. In particolare ciò è vero per chi convive con più patologie, un target che, all’interno del campione di riferimento, è rappresentato dai due terzi dei cittadini.

Le motivazioni dei pazienti

Fra le motivazioni che portano a non seguire la terapia prevalgono, a detta dei pazienti, aspetti psicologici e percettivi: il 28,3 per cento soffre la sensazione di dipendenza dal farmaco, mentre la pigrizia o mancanza di motivazione (20,8 per cento) e la percezione di non essere in pericolo reale (20,2 per cento) contribuiscono a una riduzione dell’aderenza. Anche i professionisti intervistati confermano in gran parte le caratteristiche del paziente a maggior rischio di non aderenza: con percentuali superiori al 70 per cento lo individuano nelle persone sole o anziane, poco meno (con percentuali intorno al 65 per cento) in soggetti con basso livello socio-culturale.

Cosa occorrerebbe fare

Da questo punto di vista i cittadini, al fine di migliorare la compliance alle terapie, chiedono prima di tutto più dialogo con il medico curante e un maggiore supporto pratico, sia digitale che analogico. Un altro quarto dei rispondenti manifesta il bisogno di confronto con altri pazienti e di un maggiore coinvolgimento di altri professionisti sanitari quali infermieri, farmacisti e operatori di prossimità.