La polmonite, di cui il 12 novembre si è celebrata la Giornata mondiale, è una patologia ancora oggi di grande rilevanza clinica e sociale. Lo è in particolare la forma interstiziale, condizione particolarmente grave caratterizzata da infiammazione dell’interstizio polmonare, cioè il tessuto connettivo che separa gli alveoli garantendo loro il supporto necessario per gli scambi gassosi. Questo tessuto è particolarmente delicato: qui si trovano infatti i vasi sanguigni alveolari, l’epitelio alveolare e i tessuti perivascolari. Salite alla ribalta delle cronache durante la pandemia da Covid-19 e tornate a essere citate in questi giorni in quanto causa di morte del maestro Peppe Vessicchio, le polmoniti interstiziali sono relativamente rare, ma la loro incidenza è in aumento. Le forme acute, peraltro, sono spesso fatali.
Elevato impatto clinico e sociale
Prese nel loro insieme, le polmoniti sono invece tutt’altro che rare: in Italia ogni anno provocano 150mila ricoveri e 9mila morti, rappresentando ancora oggi una delle principali cause di morbilità e mortalità, soprattutto nelle età estreme della vita, anche nei Paesi industrializzati. La polmonite è normalmente causata da un virus o un batterio, con cui si entra in contatto attraverso l’ambiente o tramite un’altra persona: in questo secondo caso il contagio deriva solitamente da un contatto con le mani o inalando piccole gocciole provenienti dalla tosse o dallo starnuto di un soggetto infetto.
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Batteri orali e polmoni
Poco invece si dice di un altro veicolo di trasmissione: il cavo orale. Una bocca trascurata, infatti, può diventare un vero serbatoio di batteri in grado di raggiungere i polmoni e contribuire allo sviluppo di polmoniti e altre infezioni respiratorie. In presenza di placca o igiene inadeguata, infatti, i batteri orali possono essere inspirati e colonizzare le vie aeree inferiori, soprattutto negli anziani o nei pazienti allettati. Inoltre nei soggetti intubati la comunicazione fisica tra cavo orale e vie respiratorie diventa una porta aperta all’infezione.
Il ruolo dell’odontoiatra
«Sono soprattutto i batteri che causano gengiviti e parodontiti a raggiungere i polmoni», spiega Stefano Storelli, odontoiatra e ricercatore presso il dipartimento di Scienze biomediche, chirurgiche e odontoiatriche dell’Università degli studi di Milano. In questo senso l’odontoiatra può sempre più spesso fungere da medico sentinella: vede infatti i pazienti sin da bambini, li accompagna nella crescita e può intercettare precocemente situazioni a rischio.
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Attenzione ad anziani e fragili
Il passaggio dei batteri dalla bocca ai polmoni non è però solo un fatto meccanico: l’infiammazione cronica delle gengive stimola infatti la produzione di molecole che circolano nel sangue e aumentano la risposta infiammatoria sistemica, peggiorando anche patologie respiratorie preesistenti. «Così gli anziani fragili e i pazienti ospedalizzati sono le categorie più esposte, poiché presentano un calo delle difese immunitarie e maggiore difficoltà nel mantenere una corretta igiene orale», prosegue Storelli.
Igiene orale e impianti
Attenzione anche ai portatori di impianti o protesi complesse: «In questi casi il deposito di placca è più difficile da controllare e la qualità dell’impianto stesso può incidere sulla facilità di mantenere una buona igiene e dunque sulla salute dei tessuti circostanti». Del resto studi recenti dimostrano che l’applicazione di protocolli di igiene orale guidata nelle strutture sanitarie riduce l’incidenza delle polmoniti fino al 40 per cento.
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Bocca, asma e BPCO
Ma non c’è solo la polmonite tra le principali condizioni respiratorie correlate alla salute orale: anche patologie non infettive possono essere scatenate o peggiorate da una scarsa igiene e salute della bocca. Tra queste c’è la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), che mostra un legame indiretto ma significativo: nei pazienti affetti, infatti, il controllo dell’igiene orale domestica e professionale dal dentista aiuta a limitare l’aggravarsi dei sintomi e l’infiammazione generale. Si evidenzia invece un legame inverso nell’asma: i farmaci cortisonici inalatori impiegati per migliorare la respirazione negli asmatici riducono le difese immunitarie della bocca, esponendo a gengiviti e parodontiti. Anche in questo caso, il monitoraggio odontoiatrico e una corretta igiene diventano parte integrante della prevenzione.
Accortezze invernali
Accanto a una buona igiene orale e alla cura delle patologie odontoiatriche già in fase iniziale anche qualche accortezza può aiutare nella prevenzione di polmoniti e di stati infiammatori e infettivi dell’apparato respiratorio. In particolare in inverno. I malanni di stagione, infatti, spingono a respirare maggiormente con la bocca invece che con il naso: così però le mucose si seccano e la placca tende ad accumularsi più facilmente. Infine, anche nei periodi di convalescenza o durante l’influenza, quando si tende a trascurare la routine, è fondamentale non saltare l’igiene orale: occorre comunque lavarsi i denti due volte al giorno, idratarsi e, se indicato, usare un collutorio antibatterico.