L’ipoparatiroidismo è una patologia endocrina caratterizzata da deficit totale o parziale di secrezione di paratormone (PTH) da parte delle ghiandole paratiroidi, che determina una riduzione dei livelli di calcio e un aumento dei livelli di fosfato nel sangue. Nel 75 per cento dei casi l’ipoparatiroidismo insorge in seguito a danni o alla rimozione accidentale delle ghiandole paratiroidi durante un intervento chirurgico alla tiroide. Si tratta di una malattia rara, con una prevalenza stimata in Italia di circa 10.600 pazienti.
Una vasta gamma di sintomi
Dal punto di vista clinico l’ipoparatiroidismo si manifesta con sintomi acuti come crampi, parestesie, spasmi muscolari e, nei casi più gravi, crisi tetaniche. Inoltre i pazienti possono avere disturbi cognitivi ed emotivi, tra cui ansia, depressione e brain fog. «Nella patologia paratiroidea il paziente presenta in fase acuta sintomi neuromuscolari», spiega la Maria Luisa Brandi, endocrinologa e presidente di Fondazione Firmo per le malattie delle ossa: «se infatti il calcio è basso il muscolo si contrae e non è in grado di rilassarsi». Viste le componenti psichiche spesso la sintomatologia viene confusa con una malattia neuropsichiatrica e non trattata adeguatamente, con rischi sul lungo termine.
Le conseguenze a lungo termine
Le complicanze a lungo termine includono calcificazioni ectopiche nei tessuti molli, l’insufficienza renale unitamente all’aumentato rischio di nefrolitiasi e nefrocalcinosi, nonché alterazioni cardiovascolari con un aumentato rischio di aritmie e disturbi della conduzione elettrica cardiaca. Inoltre si riscontra una maggiore incidenza di alterazioni oculari, come la cataratta, e un aumento del rischio di infezioni. Ma non è tutto: «L’ipoparatiroidismo comporta anche un basso turnover scheletrico», aggiunge Andrea Palermo, endocrinologo presso l’Unità di patologie osteometaboliche e della tiroide presso il Policlinico universitario Campus Bio-Medico: «l’osso risulta essere infatti ipermaturo e con una scarsa capacità di ricambio, il che potrebbe giustificare l’aumento del rischio di fratture».
Unmet needs: le terapie
Negli anni la gestione dell’ipoparatiroidismo si è basata principalmente sul controllo dell’ipocalcemia attraverso supplementi di calcio e vitamina D attiva, senza però offrire una reale terapia sostitutiva del PTH. «Non è mai stato disponibile un trattamento ottimale e ciò comporta per i pazienti una gestione quotidiana complessa», spiega Valentina Camozzi, endocrinologa presso l’Unità di endocrinologia presso l’Azienda ospedaliera università di Padova. Talora è possibile l’utilizzo off label di un farmaco per i casi più severi che riesce a gestire, anche se solo in parte, le criticità dei pazienti. Di recente è stato inoltre introdotto palopegteriparatide: grazie al suo rilascio prolungato consente di mantenere i livelli di calcio stabili nell’arco delle 24 ore.