13mila nuove diagnosi ogni anno, con una prevalenza maggiore negli uomini con un rapporto di circa 2 a 1 e un’incidenza in crescita in Italia: il tumore del rene è una neoplasia ancora oggi poco nota al pubblico. Pur colpendo principalmente adulti e anziani, esistono forme più rare che interessano anche i giovani. I fattori di rischio più comuni includono fumo, obesità, ipertensione oltre che una predisposizione genetica, al momento definibile in una piccola percentuale di pazienti.
Perché crescono le diagnosi
L’aumento dei casi può essere attribuito sia a un reale incremento di incidenza della malattia, sia alla maggiore diffusione di tecniche diagnostiche avanzate, come l’ecografia, che hanno facilitato la diagnosi precoce, soprattutto nelle fasi iniziali. «Circa il 50 per cento dei tumori renali viene diagnosticato quando la massa è inferiore ai 4 centimetri», spiega Nicola Nicolai, responsabile della Struttura complessa di oncologia chirurgica urologica all’Istituto nazionale dei tumori di Milano in occasione della Giornata mondiale del rene che si celebra proprio oggi.
Trapianto di rene nei pazienti iperimmuni
Approcci conservativi in chirurgia
Ma le innovazioni non mancano: ad esempio fino a non molti anni fa qualsiasi riscontro di una formazione renale, anche piccola, portava facilmente alla nefrectomia radicale. «Oggi invece, grazie all’evoluzione delle conoscenze e all’implementazione di approcci che tengono conto delle specificità del singolo paziente e delle caratteristiche della malattia, il trattamento è diversificato e in generale più conservativo». Quando l’indicazione rimane chirurgica si preferisce la resezione parziale del rene, possibilmente con approccio mini-invasivo, laparoscopico o laparoscopico robotico.
Biopsia liquida e machine learning
Con l’obiettivo di migliorare l’inquadramento della malattia nelle sue fasi iniziali, la ricerca sta esplorando nuove tecniche di diagnosi quali la biopsia liquida, una tecnica innovativa che mira a identificare Dna e le cellule tumorali circolanti nel sangue. «Siamo ancora in una fase esplorativa, tuttavia è indubbio che tale ricerca potrebbe portare a migliorare profondamente il campo della diagnostica non invasiva», prosegue Nicolai. Contemporaneamente, l’impiego dell’intelligenza artificiale e del machine learning nelle immagini radiologiche sta aprendo nuovi orizzonti nella diagnosi del tumore renale, migliorando l’accuratezza e la capacità di distinguere tra tumori benigni e maligni.
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Le innovazioni farmacologiche
L’approccio terapeutico al tumore del rene è cambiato significativamente negli ultimi anni. Oltre alla chirurgia mininvasiva, tecniche come le termoablazioni, e in particolare la crioterapia, e la radioterapia stanno emergendo come opzioni valide per il trattamento delle piccole masse renali. Sul versante farmacologico, invece, sono oggi disponibili approcci terapeutici innovativi per il trattamento della malattia asportata ad alto rischio di recidiva, localmente avanzata e oligometastatica.
L’avvento dell’immunoterapia
«L’impiego di agenti immunoterapici, da soli o in combinazione con farmaci a bersaglio molecolare, ha dimostrato di ridurre il rischio di recidiva e migliorare la sopravvivenza dei pazienti», spiega Giuseppe Procopio, direttore del Programma prostata e dell’Oncologia medica genitourinaria, sempre presso l’Istituto dei tumori. «Recentemente l’Aifa ha finanziato un importante studio prospettico che sarà coordinato dal nostri istituto e che coinvolgerà 50 centri in tutta Italia, con l’obiettivo di raccogliere dati real-world utili a ottimizzare i trattamenti e affinare le strategie terapeutiche per questa patologia».