La voce dei familiari e quella del partner, la musica, le risate e il rumore del mare: sono questi i suoi che mancherebbero di più agli italiani se dovessero diventare sordi. L’udito è un senso considerato talvolta secondario, specie alla vista. Eppure non pensiamo a quanto esso rivesta un ruolo importante non solamente in termini di autonomia e capacità lavorative, ma anche e soprattutto emotivo. A questi risultati è giunta un’indagine condotta su un migliaio di soggetti adulti da Med-El, azienda attiva nelle tecnologie mediche a supporto della sordità e dell’ipoacusia.
I suoni più cari agli italiani
Ecco la classifica completa:
- Voce dei familiari o del partner: 56%
- Radio e musica: 47%
- Tv: 25%
- Risate: 20%
- Onde e rumore del mare: 18%
- Voci dei bambini: 16%
- Concerti: 15%
- Rumore della pioggia: 13%
- Cinguettio degli uccelli: 11%
- Versi degli animali domestici: 11%
I numeri della sordità…
Le patologie dell’udito sono diffusissime: secondo l’Organizzazione mondiale della sanità oltre il 5 per cento della popolazione globale (430 milioni di persone) necessita di riabilitazione per affrontare un’ipoacusia invalidante. In Italia, invece, dati della società di ricerche Anovum relativi al 2017 mostrano come l’11,7 per cento dei nostri connazionali presenti problemi uditivi di varia entità. La previsione è che entro il 2050 circa 700 milioni di persone al mondo, 1 su 10, soffriranno di perdita uditiva invalidante: l’inquinamento acustico delle nostre città e l’impiego sconsiderato di apparecchi digitali di riproduzione audio a volumi eccessivi hanno infatti un peso determinante.
Udito: attenzione agli auricolari
…e il suo impatto globale
È proprio chi vive in contesti urbani a dover prestare la massima attenzione alla salute delle orecchie, la quale ha peraltro un impatto su quella globale: secondo stime dell’Unione europea sono decine di migliaia le persone che ogni anno muoiono prematuramente per cause indirette connesse anche all’inquinamento acustico. Responsabili sono la mancanza di sonno, l’ansia e i problemi cardiovascolari aggravati dalla continua esposizione a rumori eccessivi e stressanti. Non a caso una ricerca condotta diversi anni fa all’Università di Milano dimostrava come nelle aree terrestri in cui i rumori di fondo sono più lievi, cioè quelle meno urbanizzate, anche le persone anziane mantengono un udito migliore.
Si fa ancora troppo poco
Smettere di sentire è un dramma, e nonostante questo poco si fa in termini di cura (nonostante la disponibilità di tecnologie adeguate) e soprattutto di prevenzione e di educazione all’udito. Peraltro i danni all’udito hanno anche un impatto economico: l’ipoacusia non curata, secondo dati dell’Oms, costa alla collettività 750 miliardi di dollari l’anno, circa 21 solo in Italia.