L’intelligenza artificiale sta poco per volta facendo la sua comparsa in varie branche mediche, ponendo i medici di fronte a nuove sfide e responsabilità. Tra queste c’è la neonatologia: nella gestione del neonato, anche pretermine, l’IA potrà consentire ad esempio di prevedere esiti come la sepsi, di ottimizzare la ventilazione artificiale, di osservare in anticipo patologie che si svilupperanno in futuro, di eseguire ecografie polmonari che consentano una corretta interpretazione delle immagini nonostante la presenza di aria che normalmente ostacola l’impiego di questa metodica o ancora di eseguire ricostruzioni funzionali e morfologiche virtuali in previsione di interventi di microchirurgia grazie a strumenti ottici sempre più avanzati. Di questo tema si è parlato nel convengo tenutosi questo mese a Milano dal titolo Needs & Skills in Neonatologia. Soddisfare le esigenze adeguando le competenze.

Potenzialità e rischi

Data la complessità crescente dell’assistenza neonatale, hanno spiegato gli esperti intervenuti, l’IA con la sua capacità di analisi di grandi quantità di dati ha il potenziale per diventare un potente strumento a supporto del processo decisionale clinico. Tuttavia i medici concordano anche sulla necessità di focalizzare l’attenzione sui limiti e i rischi legati all’impiego di queste nuove tecnologie.

Sequenziamento e diagnosi neonatale

L’IA nell’ecografia polmonare

Proprio in ambito di imaging polmonare, ad esempio, sono allo studio ecografi di nuova generazione sviluppati appositamente per queste esigenze: «Grazie all’IA», ha spiegato Giuseppe Limoli, responsabile della Patologia neonatale, nido e cardiologia pediatrica all’Ospedale maggiore di Lodi, «saranno in grado di fornire una prima valutazione diagnostica, confrontando le immagini raccolte con migliaia di altre già associate a un referto. L’ultima parola nella conclusione diagnostica dovrà, però, sempre spettare al medico, integrando i dati strumentali alla valutazione clinica globale del paziente».

L’avvento della realtà aumentata

Anche la cosiddetta realtà aumentata rappresenta un ambito molto dinamico di innovazione della pratica clinica: non solo modelli virtuali, utilizzati per imparare tecniche difficilmente riproducibili in vivo, ma anche test dell’emotività degli operatori che simulano situazioni di stress, e software per la riduzione del tasso di errore medico.

IA e big data per la diagnostica

Le nuove possibilità in microchirurgia

La simulazione permessa dall’intelligenza artificiale sarà utile anche in chirurgia: «Un esempio lo abbiamo nella cura delle malformazioni congenite della mano dei neonati e dei bambini», ha spiegato Giorgio Pajardi, direttore dell’Unità di chirurgia della mano del Gruppo MultiMedica e professore all’Università degli studi di Milano. «In microchirurgia l’IA ci permette ricostruzioni prima inaspettate mentre le stampe in 3D, che consentono di riprodurre le singole malformazioni, sono un utilissimo supporto per pianificare al meglio ogni intervento e la successiva riabilitazione, oltre a costituire un prezioso strumento didattico per l’insegnamento delle metodiche operatorie ai nostri allievi».

I riferimenti normativi

Scenari affascinanti che però chiamano in causa un tema delicatissimo: quello della responsabilità del medico quando si avvale dell’intelligenza artificiale: attualmente mancano ancora direttive ad hoc in materia e l’unica normativa di riferimento è l’AI Act, che fornisce indicazioni di carattere generale sull’obbligo di sorveglianza da effettuare sui sistemi di intelligenza artificiale. «Naturalmente i medici che utilizzano correttamente questi strumenti non devono temere», ha spiegato a margine del convegno l’avvocato Marcello Bergonzi Perrone, «tuttavia il moltiplicarsi delle situazioni che possono dar luogo a cause risarcitorie può costituire una fonte se non di preoccupazione almeno di cautela e attenzione».