Più di 300mila operazioni di chirurgia estetica più altri 650mila interventi non invasivi di medicina estetica: sono i numeri relativi al 2017 che fotografano la passione degli italiani per i “ritocchini”. Considerando esclusivamente la chirurgia propriamente detta (escludendo cioè filler) l’Italia – secondo Isaps, società internazionale di chirurgia plastica ed estetica che ha pubblicato questi dati – si colloca al quindi posto al mondo tra i Paesi che hanno registrato il maggior numero di interventi estetici: prima di noi, in ordine, Stati Uniti, Brasile, Messico e Colombia. Va precisato che questi numeri sono proiezioni basate su riposte volontarie a questionari che l’associazione sottopone ai chirurgi estetici di ciascun Paese, i quali però non hanno alcun obbligo di contribuire all’indagine. Ecco quelli più eseguiti nel nostro Paese.

1. Mastoplastica additiva. L’accrescimento delle mammelle è da tempo, secondo i dati Isaps, l’intervento estetico più eseguito in Italia. Nel 2017 ne sarebbero stati condotti più di 54mila di cui una stragrande maggioranza con inserimento di protesi siliconiche (negli altri casi con protesi saline o tramite riposizionamento di tessuto adiposo). «L’intervento va preso con serietà dalle pazienti in quanto tutt’altro che banale», mi ha spiegato Daniele Fasano, presidente della Società italiana di chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica. L’intervento non è sconsigliato il caso di familiarità con il tumore al seno: «Ovviamente a tutte le donne che vi si devono sottoporre sono richiesti accertamenti preoperatori, prime tra tutte ecografia o mammografia».

2. Liposuzione. Terza tipologia di intervento estetico più eseguito in Italia secondo i dati Isaps (più di 40mila procedure nel 2017), la liposuzione consiste nella rimozione di tessuto adiposo per mezzo di cannule con l’eventuale suo riposizionamento. «Dietro a questo termine si nasconde un’infinità di interventi di diverso tipo», precisa il chirurgo. «Si va da piccoli interventi su aree circoscritte che non necessitano di ricovero fino a procedure importanti e invasive, come quelle a gambe o addome che invece richiedono una degenza di alcuni giorni».

3. Interventi al viso. Sono numerosi e in molti casi, grazie a materiali più performanti e tecniche più raffinate, consentono rispetto al passato una più rapida ripresa delle attività, migliori effetti estetici e minori fastidi postoperatori. Si va dai lifting agli interventi specifici per il ringiovanimento degli occhi come la blefaroplastica (rimodellamento delle palpebre). «In alcuni casi il chirurgo può consigliare trattamenti non chirurgici, come le iniezioni di acido ialuronico per ottenere un riempimento dei volumi e una riduzione delle rughe», spiega Fasano. Secondo Isaps nel 2017 sono state eseguite in Italia circa 45mila blefaroplastiche, più di 22mila lifting tra fronte, viso e collo e un uguale numero di altri interventi al viso come quelli che impiegano tecniche di riposizionamento del tessuto adiposo.

4. Trapianto di capelli. È recente una notizia proveniente dal Sandford Burnham Prebys Medical Discovery Institute di La Jolla (Usa) dove è stata messa a punto una tecnica per coltivare capelli naturali a partire da cellule staminali umane. Se tutto andrà come previsto, ciò dovrebbe consentire di generare bulbi piliferi da utilizzare nei trapianti di capelli. Al momento però l’intervento più utilizzato è ancora l’autotrapianto: attualmente le tecniche più impiegate sono la Fut (Follicolar unit transplantation), che consiste nel prelievo di una striscia di cuoio capelluto dall’area donatrice, e la Fue (Follicolar unit extraction), mediante la quale si preleva ogni singolo follicolo con capello annesso per poi reimpiantarlo dove occorre. L’autotrapianto richiede però una buona specializzazione: «Normalmente se ne occupano chirurghi estetici specializzati che eseguono solo questo tipo di intervento», dice Fasano.

5. Rinoplastica. Anche gli interventi estetici al naso sono molto richiesti: quasi 27mila interventi in Italia nel 2017. Il motivo è chiaro: il naso caratterizza enormemente il volto tanto che una gobba sul suo dorso può compromettere l’immagine che abbiamo di noi stessi. L’intervento di rinoplastica deve tenere in considerazione fattori estetici generali ma anche l’equilibrio con le altre parti del viso, così da non snaturare la fisionomia. Le tecniche chirurgiche? Sono tendenzialmente le stesse da anni: quella open, in cui il naso viene completamente sezionato, e quella chiusa, in cui si procede attraverso le narici. Negli anni quel che è cambiato è il decorso postoperatorio: «Si parla ancora di rinoplastica come di un intervento doloroso, ma da una decina di anni consentiamo ai pazienti una ripresa più rapida e meno fastidiosa», dice il chirurgo.

L’articolo completo su Airone, agosto 2019

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