Tumore piuttosto raro del midollo osseo, il mieloma multiplo costituisce l’un per cento di tutte le neoplasie. Ne ho parlato sul numero di luglio di BenEssere in occasione di un’intervista a Sylvie Ménard (foto), oncologa oggi in pensione ma per decenni ricercatrice all’Istituto dei tumori di Milano. Parigina di nascita, 71 anni, vive tra Milano e Bergamo. Lo scorso febbraio ha raccontato la sua toccante esperienza nel corso della tappa milanese della campagna di sensibilizzazione Mieloma ti sfido, promossa tra gli altri dall’Associazione italiana contro le leucemie, i linfomi e il mieloma (Ail). «Ho lottato per anni contro il cancro, e lui si è vendicato», dice oggi Ménard. Aveva poco più di cinquant’anni infatti quando le fu diagnosticata questa patologia, trovandosi improvvisamente a vestire i panni della paziente.

Le cose sono cambiate

«Oggi una discreta parte delle forme è diagnosticata in una fase iniziale, il che consente di evitare la comparsa dei gravi danni», mi ha spiegato Vittorio Montefusco, ematologo presso lo stesso istituto milanese. «L’età di insorgenza è attorno ai settant’anni, mentre non si conoscono particolari fattori di rischio se non l’obesità». Purtroppo prima di diventare un tumore conclamato è per molti anni una malattia silente: «I sintomi sono soprattutto forti dolori ossei, non certo quelli che tutti proviamo, e spesso fratture». Fortunatamente la malattia può essere riscontrata grazie all’identificazione di una proteina anomala nel sangue e a successive biopsie del midollo osseo. «Oggi esistono molte più possibilità di trattamento ma purtroppo non di cura definitiva», conclude l’ematologo. Chi si ammala di mieloma, cioè, ha davanti a sé un percorso terapeutico cronico.

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