A mangiar bene si impara da piccoli

L’obesità infantile è un problema in costante crescita: nella sola Lombardia i bambini in sovrappeso e obesi sono complessivamente circa il 24 per cento. In pratica 135mila bambini, cioè uno su quattro. Fondamentale quindi ripensare all’educazione alimentare dei piccoli: è ormai assodato, ad esempio, che un eccesso di proteine, il consumo di bevande zuccherate e la scarsa presenza di frutta e verdura nella dieta sono sicuramente dannosi. Nonostante anche fattori come la ridotta attività fisica, la genetica, la familiarità e alcune alterazioni ormonali abbiano il loro peso, resta la cattiva alimentazione la prima imputata dell’obesità infantile. Il motivo? Troppo spesso i genitori si preoccupano quando il bambino mangia poco, ma raramente quando mangia troppo. È in particolare l’alimentazione durante i primi mesi di vita a influenzare il futuro rapporto col cibo. Non solo: persino le abitudini alimentari della madre in gravidanza possono rendere il piccolo più predisposto allo sviluppo di malattie in età adulta.

Cosa scegliere per l’alimentazione dei bimbi

Ecco allora qualche consiglio: ne parlo su Integratori e sana alimentazione (inserto di Sette, Corriere della Sera), in edicola il 25 marzo 2017. Per i neonati certamente l’allattamento al seno a richiesta, cioè quando è il bambino a mostrare di averne bisogno, rimane la forma ideale di alimentazione: il latte umano fornisce un apporto nutrizionale ottimale per la crescita e lo sviluppo. L’introduzione di alimenti solidi complementari al latte deve avvenire gradualmente a partire dai sei mesi circa. In generale i cereali sono i primi da introdurre, da mescolare con un po’ di latte e seguiti da passati di verdure, purea di frutta e carne omogeneizzata. In ogni caso il genitore dovrebbe educare il bambino a una dieta equilibrata, non monotona, che alterni ogni giorno tutti i nutrienti in quantità adeguate assicurando la presenza di proteine animali e vegetali, di zuccheri semplici e complessi, di grassi animali e vegetali preferendo l’olio di oliva al burro. Importante anche il giusto apporto di vitamine, minerali e alimenti integrali evitando invece un’eccessiva introduzione di calorie.

L’importanza di mangiare… con le mani

Ma non solo: conta anche come i bambini mangiano. Secondo uno studio dell’Università di Nottingham (Regno Unito) pubblicato su The British medical journal permettere ai bimbi di mangiare con le mani li aiuta a preferire i cibi sani. E, in ultima analisi, a scongiurare il rischio obesità. Alla conclusione i ricercatori sono giunti analizzando le risposte a questionari somministrati ai genitori di 155 bambini dai 20 ai 78 mesi di età circa le abitudini alimentari dei loro piccoli. Risultato: se i 92 bambini a cui veniva regolarmente permesso di mangiare con le mani (modalità definita baby-led approach) mostravano una spiccata capacità di scelta tra le diverse consistenze degli alimenti, quelli imboccati con il cucchiaio si rivelavano invece interessati quasi solo ai cibi dolci. Con conseguenze evidenti sul peso: i ricercatori hanno riscontrato infatti un rapporto di obesi di 8 contro 1 tra i bimbi nutriti con le posate e quelli che mangiano con le mani. «La possibilità di manipolare il cibo, di annusarlo e di infilarselo in bocca senza strumenti estranei», mi ha spiegato Silvia Amendola, psicologa dell’Unità operativa di dietologia clinica presso l’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, «spinge il piccolo a un rapporto diretto con l’alimentazione. Spesso inoltre il baby-led approach è utile per affrontare fobie e rifiuti di alcuni tipi di cibi».

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