Arrossamento, calore e dolore localizzato e presenza di un’area rigida simile a un cordone: sono i sintomi tipici della trombosi venosa superficiale (TVS), condizione caratterizzata dalla formazione di un coagulo di sangue in una vena situata appena sotto la pelle – tipicamente alle gambe – spesso accompagnato da flebite (cioè infiammazione della vena colpita). Si tratta di una condizione relativamente comune: l’incidenza è stimata in 0,3-0,6 casi per 1.000 persone l’anno nei soggetti giovani e in 0,7-1,5 casi per 1.000 persone l’anno nei pazienti più anziani. Nonostante si tratti in genere di una condizione non particolarmente grave, in alcuni casi può dar luogo a complicanze: esiste infatti il rischio di estensione al sistema profondo, trasformandosi quindi in trombosi venosa profonda (TVP), e, in rari casi, di embolia polmonare. Non è esclusa inoltre la cronicizzazione, con alterazioni cutanee e dolore che si protraggono per settimane.

Insufficienza venosa: i pericoli

Uno studio italiano pubblicato da eClinicalMedicine apre nuove prospettive per la gestione di questa condizione. Nonostante il trattamento raccomandato nella fase acuta, molti pazienti rimangono infatti esposti a un importante rischio di recidive e di eventi tromboembolici nel medio-lungo termine, in assenza di linee guida internazionali per la prevenzione secondaria. Lo studio multicentrico, randomizzato, controllato e in doppio cieco METRO (Mesoglycan for long-term secondary prevention in patients with superficial vein thrombosis), della durata di 24 mesi e condotto su oltre 550 pazienti in 16 centri italiani, si è proposto a questo scopo di valutare l’efficacia del mesoglicano, un principio attivo appartenente alla classe degli antitrombotici.

La malattia venosa cronica, non solamente un problema estetico

I risultati, presentati nei giorni scorsi al congresso della International Society on Thrombosis and Haemostasis (ISTH) di Parigi, dimostrano che un trattamento prolungato con questa molecola in pazienti con recente diagnosi di TVS riduce in modo statisticamente significativo il rischio di recidiva rispetto al placebo, fornendo nuove importanti evidenze a supporto della prevenzione secondaria. Aiutando a prevenire la formazione di coaguli all’interno dei vasi, è utilizzato nella prevenzione e nel trattamento della malattia venosa cronica e delle sue complicanze.

Gambe pesanti, conta lo stile di vita

I dati dello studio suggeriscono però che il beneficio del mesoglicano non sia legato esclusivamente alla sua attività antitrombotica: la molecola, infatti, grazie alle sue proprietà antitrombotiche, profibrinolitiche e antinfiammatorie e all’azione sul glicocalice endoteliale, sembrerebbe favorire un progressivo recupero della funzionalità della parete vascolare danneggiata dal processo trombotico. Questo meccanismo potrebbe spiegare la comparsa graduale dell’effetto clinico e la sua persistenza nel tempo, anche dopo l’interruzione del trattamento, suggerendo un effetto “riparatore” duraturo sulla parete venosa.

Flavonoidi, benessere delle vene

«Ad oggi nessuna linea guida internazionale riporta raccomandazioni o suggerimenti su come prevenire le recidive della trombosi venosa superficiale, né tantomeno viene riportato quale sia il reale tasso di incidenza a lungo termine», spiega Giuseppe Camporese dell’Azienda Ospedale-Università di Padova, responsabile scientifico dello studio. «Questo è il primo studio prospettico a livello internazionale che dimostra l’efficacia e la sicurezza di un trattamento farmacologico in prevenzione secondaria delle recidive di trombosi venosa superficiale». I risultati presentati a Parigi mostrano che il mesoglicano è in grado di ridurre le recidive in modo significativo, del 30 per cento rispetto al gruppo trattato con placebo, e confermano come la trombosi venosa superficiale non debba essere considerata una condizione minore. Il tasso di recidiva del 39 per cento a 24 mesi nel gruppo placebo evidenzia chiaramente l’esistenza di un rischio residuo importante.