I pazienti con fibrillazione atriale sottoposti ad ablazione transcatetere che non manifestano più aritmie cardiache dopo la procedura possono, in molti casi, sospendere l’assunzione a lungo termine di anticoagulanti senza aumentare il rischio di ictus cerebrale, e anzi ottenendo una riduzione significativa del rischio emorragico associato a questa terapia. Si tratta di una novità importante che ha un impatto decisivo sulla qualità di vita di una larga fetta di pazienti affetti da questa aritmia.

La fibrillazione atriale, condizione che pone un rischio importante di ictus, scompenso cardiaco e morte, è in assoluto la più diffusa aritmia nella popolazione generale: dati riportati da uno studio del 2024 uscito Lancet Regional Health parlano di un rischio di sviluppare fibrillazione atriale nel corso della vita pari a circa una persona su 3-5 dopo i 45 anni di età. Tra il 2010 e il 2019, la prevalenza globale di questa condizione è aumentata in modo significativo, passando da 33,5 milioni a 59 milioni di persone nel mondo.

A sottolineare la possibilità di liberarsi dalla terapia farmacologica post-ablazione è un recente studio italo-inglese, pubblicato sullo European Heart Journal Open, che ha raccolto i dati di tre rigorosi trial clinici randomizzati per un totale di oltre 2.300 pazienti. La ricerca, condotta dallo University College di Londra e dall’IRCCS MultiMedica di Milano, è stata commissionata dalla European Cardiac Arrhythmia Society (ECAS) e contribuisce ad aggiornare le conoscenze su un tema centrale nella gestione post-ablazione.

L’ablazione con catetere è ormai un approccio consolidato per il controllo del ritmo, dimostratosi in grado di migliorare sintomi e qualità di vita. Fino a oggi, però, la decisione di continuare la terapia anticoagulante dopo questa procedura ha presentato ancora aree di incertezza. Gli oltre 2.324 soggetti inclusi nell’analisi erano stati sottoposti con successo ad ablazione, non presentavano recidive aritmiche da almeno 6 mesi e avevano un rischio tromboembolico medio-basso. In questo gruppo, interrompere l’impiego degli anticoagulanti orali diretti (DOAC) non ha comportato un aumento del rischio di ictus o embolie sistemiche, durante un follow-up a medio termine di circa due anni.

La fibrillazione atriale è sottotrattata

Ma non solo: la sospensione della terapia ha avuto un impatto importante anche da un punto di vista della qualità di vita: «Spesso i pazienti con fibrillazione atriale soffrono dell’obbligo di assumere anticoagulanti almeno quanto, se non più, dei sintomi dell’aritmia», spiega Riccardo Cappato, direttore del Centro di elettrofisiologia di MultiMedica, presidente ECAS e co-autore dello studio. «Se i risultati saranno ulteriormente confermati, per questi pazienti si apre la prospettiva di un futuro non solo libero da aritmie, ma anche senza terapia anticoagulante».

Lo studio ha inoltre evidenziato che, a fronte di un rischio di eventi tromboembolici molto basso e simile tra chi continua (0,86 per cento) e chi interrompe la terapia con DOAC (0,69 per cento), la prosecuzione degli anticoagulanti è associata a un incremento significativo di emorragie severe. «Oltre ad alleviare i pazienti dalla schiavitù farmacologica, questa strategia consente pertanto anche di ridurre il rischio di sanguinamenti durante il follow-up post-procedurale», spiega Rui Providência dell’Institute of Health Informatics Research presso lo University College of London, e co-autore dello studio. In particolare, i sanguinamenti gravi risultano quasi triplicati nei pazienti che mantengono la terapia rispetto a quelli che la sospendono definitivamente (0,90 vs 0,34 per cento).

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Questi risultati rafforzano l’idea di un approccio più personalizzato alla terapia dopo ablazione. In particolare, nei soggetti con rischio tromboembolico basale basso o moderato e con una documentata stabilità del ritmo cardiaco dopo la procedura, la sospensione definitiva dei DOAC può rappresentare una strategia sicura e vantaggiosa. La decisione di interrompere la terapia, comunque, rimane affidata al medico nel singolo caso.