L’accesso delle donne affette da tumore al seno ai servizi di supporto di tipo psicologico, nutrizionale e fisioterapico resta ancora oggi parziale, anche nei centri in cui questi servizi sono disponibili. La cura del carcinoma della mammella richiede infatti molto più di chirurgia e terapie oncologiche: serve un’assistenza continuativa, integrata e centrata sui bisogni reali delle pazienti. Che tuttavia non è sempre sfruttata dalle pazienti.

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I vantaggi delle breast unit

Queste evidenze emergono da un’indagine, condotta su 180 oncologi da Iqvia, che da un lato conferma quanto il modello delle breast unit rappresenti un punto di riferimento fondamentale, soprattutto nelle situazioni più complesse. Ma dall’altro mette in luce diverse criticità. Introdotte in Italia nel 2014 in linea con le raccomandazioni europee, le breast unit garantiscono un approccio multidisciplinare e coordinato, capace di migliorare la qualità della vita e assicurare maggiore continuità assistenziale anche nelle fasi avanzate della malattia.

Migliore qualità di vita

Numerosi studi confermano che le donne con tumore al seno trattate all’interno di una breast unit hanno maggiori probabilità di sopravvivenza e una qualità della vita più alta. Il merito va a un approccio sistemico, integrato e personalizzato, che segue la paziente in ogni fase, cioè dalla diagnosi alla chirurgia, dalla terapia oncologica alla riabilitazione. Ad esempio è stato dimostrato che le pazienti operate in breast unit riportano una qualità della vita superiore del 10 per cento rispetto a quelle trattate in reparti di chirurgia generale, con vantaggi concreti su benessere fisico, emotivo e sociale. Nelle strutture dedicate, inoltre, la sopravvivenza può aumentare fino al 20 per cento rispetto a quella registrata in centri non specializzati. Tutto ciò è particolarmente importante nelle donne affette da malattia metastatica.

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Psicologia, nutrizione e fisioterapia

E poi, come accennato, le breast unit dispongono di servizi collaterali. Ad esempio il supporto psicologico è presente nell’84 per cento dei centri (contro il 65 nei centri non specializzati), la consulenza nutrizionale nell’87 per cento (contro il 66) e la fisioterapia post-chirurgica nel 75 per cento (contro il 53). Ma è proprio su questo punto che la survey Iqvia evidenzia uno scollamento tra ciò che i centri offrono e ciò che le pazienti realmente ricevono. Ad esempio il supporto psicologico è utilizzato solo dal 50 per cent delle pazienti mentre alla consulenza nutrizionale solo il 60 per cento vi accede. La fisioterapia, invece, è utilizzata da poco più della metà delle pazienti.

Cosa occorre fare…

I dati raccolti indicano chiaramente la necessità di rendere le breast unit il modello di riferimento in ogni centro oncologico. Per ottimizzare l’assistenza è però fondamentale integrare nel percorso terapeutico anche i servizi di supporto, ad esempio aumentando le ore settimanali dedicate allo psiconcologo e i colloqui rimborsati dal Servizio sanitario nazionale. Serve inoltre monitorare non solo la disponibilità dei servizi, ma anche il loro effettivo utilizzo da parte delle pazienti. Estendere questo approccio a tutto il territorio nazionale rappresenta un passo cruciale per garantire equità e valore nella cura del tumore al seno.