L’indagine I numeri del cancro 2024 voluta da Aiom ha stimato circa 48.706 nuove diagnosi di tumore al colon-retto (27.473 negli uomini e 21.233 nelle donne) e 442.600 persone viventi in Italia dopo una diagnosi di questa patologia, in continuo aumento in Italia, di cui marzo è il mese dedicato alla prevenzione. In questa neoplasia si assiste a una crescita incontrollata delle cellule epiteliali della mucosa che riveste la parte interna del grande intestino: i tumori del colon sono quasi tre volte più frequenti di quelli a carico del retto, e si manifestano con modalità diverse sia a livello clinico sia molecolare. Ciò naturalmente condiziona il tipo di trattamento locale – chirurgico o radioterapico – e sistemico (chemioterapia, terapia biologiche e molecolari, immunoterapia).
Nuove tecniche diagnostiche…
«La diagnosi precoce è fondamentale per combattere questa malattia», afferma Isacco Montroni, direttore dell’Unità complessa di chirurgia colorettale presso l’Istituto dei tumori di Milano. «Il programma di screening nazionale, basato sulla ricerca del sangue occulto nelle feci, è essenziale ma non sempre viene seguito con la necessaria frequenza e attenzione». Oggi però sono allo sviluppo tecniche diagnostiche più avanzate, e peraltro meno invasive della colonscopia (che però resta comunque fondamentale), come l’analisi delle alterazioni genetiche dei tumori o dello stato immunitario tramite prelievi ematici.
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…e nuovi bersagli terapeutici
Novità anche sul fronte terapeutico. L’immunoterapia e le terapie a bersaglio molecolare, in particolare, stano aprendo nuove prospettive nel trattamento preoperatorio: ad esempio lo studio UNICORN ha mostrato risultati promettenti che potrebbero ridurre la necessità di interventi chirurgici e migliorare le probabilità di successo. Con un impatto anche sulla qualità di vita. «Del resto presso il nostro istituto», prosegue Montroni, «ci preoccupiamo anche della ripresa funzionale del paziente e dell’impatto psicologico della malattia e del trattamento. Quando il tumore colpisce persone più giovani, in particolare, è cruciale supportare anche gli aspetti psicologici e nutrizionali».
Aumentano i casi giovanili
Del resto già diversi anni fa uno studio uscito sul Journal of Medical Screening aveva rilevato un aumento delle diagnosi di questo tumore nei pazienti più giovani, tra i 40 e i 54 anni, che non poteva essere giustificato solo con un aumento del numero di pazienti che negli Stati Uniti effettuano una colonscopia nell’ambito di programmi di screening. Alla base si ritiene ci siano fattori ambientali connessi, prima di tutto, a un’alimentazione scorretta, fondata sulla Western Diet caratterizzata da scarsità di fibre, eccesso di proteine animali e di cibi industriali.
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Alimentazione e fumo
È dunque sempre più importante, proprio nella prevenzione di questa patologia, intervenire sui comportamenti legati allo stile di vita per ridurre il rischio. Il tema della prevenzione è infatti particolarmente importante, nel tumore del colon-retto: fattori di rischio modificabili, come l’obesità ma anche il fumo, non solo aumentano l’incidenza del tumore ma aggravano anche le complicanze postoperatorie e la prognosi complessiva: «Il rischio di complicanze e mortalità è quasi doppio nei fumatori rispetto ai non fumatori», conclude il chirurgo.