Ancora poche le donne ai vertici delle aziende sanitarie: lo conferma il rapporto annuale dell’Osservatorio sull’equità di genere della leadership in sanità, giunto alla seconda edizione. L’indagine fotografa lo stato attuale e l’evoluzione della leadership nel settore sanitario italiano, fornendo per la prima volta una panoramica completa che include sia il settore pubblico sia quello privato.

Più occupazione, ma poche manager

«Le donne ai vertici della sanità continuano a essere fortemente sottodimensionate, soprattutto nel pubblico, benché il trend di distribuzione delle posizioni apicali negli ultimi anni riveli un lento e costante recupero del genere femminile», ha commentato Marina D’Artibale, condirettrice dell’Osservatorio. Da un lato il tasso di partecipazione femminile nella sanità pubblica è storicamente in maggioranza: si è passati dal 59 per cento delle donne occupate nel 2001 al 69 per cento del 2021. Tuttavia lo studio rileva che a questi dati non corrisponde una maggiore rappresentanza di donne nei ruoli apicali. Per giungere a queste conclusioni lo studio fa uso del Gender leader index in health (Glih), indice elaborato dall’Osservatorio che misura il rapporto tra la distribuzione di genere nelle posizioni apicali e la distribuzione di genere sull’occupazione totale in ambito sanitario. Se l’indicatore è inferiore a 0,5 significa che le donne sono sottorappresentate nella leadership rispetto agli uomini.

Donne e lavoro, il gap c’è… (VIDEO)

Progressione di carriera

Nel settore pubblico il valore dell’indice Glih migliora leggermente dal 2020 al 2021, mostrando però una forte sottorappresentanza nelle posizioni di leadership delle donne: un giovane che entra oggi nel settore pubblico incontra 7 dirigenti uomini ogni 100 impiegati e meno di 2 donne. Sempre con riferimento al settore pubblico, il report evidenzia delle differenze nella progressione di carriera: nel 2020 negli ospedali è donna il 25 per cento dei direttori di struttura semplice e solo il 19 per cento di quella complessa.

Le dinamiche nel privato

Con riferimento al settore privato, la situazione è generalmente migliore. I dati per il comparto farmaceutico, ad esempio, evidenziano un miglior bilanciamento fra uomini e donne nella forza lavoro: nel 2011 il 41,8 per cento degli occupati erano donne, nel 2021 il 43,9 per cento. Includendo sia quadri che dirigenti, l’indice Glih per le aziende del settore farmaceutico sale da 0,50 nel 2020 a 0,51 nel 2021, mostrando una leggera predominanza di leader donne, costituite ancora prevalentemente da quadri. A livello dirigenziale le donne sono ancora sottorappresentate, anche se il Glih, pari nel 2021 a 0,41, sta convergendo rapidamente negli anni verso l’equa rappresentanza e potrebbe raggiungerla nei prossimi 5 anni.

Cosa fare per rimediare?

Per accelerare l’avanzamento verso una equa rappresentanza delle donne all’interno del settore sanitario, l’Osservatorio ha anche raccolto alcune buone pratiche dagli attori oggetto dell’analisi quantitativa: «Queste riguardano innanzitutto la trasparenza dei dati e degli obiettivi, secondo una prospettiva multistakeholder», ha aggiunto la condirettrice Maria Isabella Leone. «Altre buone pratiche raccolte riguardano il quadro normativo e istituzionale, e le politiche per favorire l’equilibrio tra lavoro e vita familiare».