L’idrosadenite suppurativa è una malattia dermatologica immunomediata, cronica e recidivante, che colpisce il follicolo pilifero. Denominata anche acne inversa, si manifesta sotto forma di noduli infiammatori, ascessi e fistole ubicate in profondità nelle zone del corpo che ospitano le ghiandole apocrine quali le regioni ascellare, inguinale, genitofemorale, glutea, perineale, sottomammaria e intramammaria. Si presenta già tra i 16 e i 18 anni, anche se esistono forme che insorgono in preadolescenza. Anche nelle forme lievi e moderate impatta pesantemente a livello psicosociale causando depressione, inattività, disabilità lavorativa e compromissione della salute sessuale.
Complessità diagnostiche
La diagnosi ancora oggi è tutt’altro che lineare. «Purtroppo prima di giungere a un dermatologo esperto in idrosadenite suppurativa il paziente si rivolge al medico di medicina generale che non di rado sospetta una patologia infettiva, inviandolo all’infettivologo», mi ha spiegato Francesca Prignano, dermatologa, professoressa associata presso l’Università degli Studi di Firenze e organizzatrice del dodicesimo congresso annuale della European Hidradenitis Supurativa Foundation tenutosi a Firenze lo scorso febbraio. «In altri casi, invece, il paziente passa dal pronto soccorso dove l’invio al dermatologo non è immediato».
Il ruolo dell’infiammazione
Sebbene le cause esatte di questa patologia non siano ancora completamente chiare, le ricerche ormai hanno dimostrato che le alterazioni della struttura del follicolo pilifero hanno un ruolo importante nello sviluppo della malattia: la formazione di un tappo di cheratina che li ostruisce è un fenomeno iniziale. Seguono poi una serie di eventi cellulari e bioumorali che amplificano la risposta infiammatoria. «Sappiamo inoltre che giocano un ruolo importante tanto l’immunità innata che quella acquisita», dice Prignano. «Alla base c’è infatti il ruolo di sostanze proinfiammatorie, tra cui le interleuchine 1 e 17». Esistono poi forme familiari: in questi casi è certo che la genetica giochi un ruolo preponderante di cui sono allo studio i meccanismi.
Infiammazione cutanea e alimentazione
Le diverse opzioni terapeutiche
Attualmente la terapia si muove su diversi versanti: topica, sistemica con molecole tradizionali e farmaci biologici e la chirurgia nelle sue diverse declinazioni. In particolare l’immunomodulazione sta diventando sempre più rilevante nelle forme da moderate a gravi. «A oggi adalimumab è l’unico farmaco biologico label impiegato in questa patologia», spiega la dermatologa. Si tratta di un anticorpo monoclonale che inibisce il TNFα – da anni approvato per diverse patologie tra cui la malattia di Crohn, la rettocolite ulcerosa, la psoriasi, l’artrite psoriasica e l’artrite reumatoide – e che può avere una buona efficacia sull’idrosadenite suppurativa. «Purtroppo ancora oggi si tende a impiegarlo troppo tardi: un utilizzo più precoce sarebbe utile per prevenire le conseguenze più gravi», precisa la dermatologa. È inoltre allo studio l’impiego di altri biologici tra cui secukinumab, un anti IL-17, ancora non rimborsabile ma utile off label come seconda opzione nei pazienti che non rispondono ad adalimumab. «La possibilità di disporre di più molecole consentirebbe di individuare quella più adatta a ciascun fenotipi di malattia e a ogni paziente».
La chirurgia è sempre più importante. «Laddove sono presenti lesioni singole, isolate e senza fistole l’escissione chirurgica è eseguita dal dermatologo, spesso impiegando laser a biossido di carbonio», dice Francesca Prignano. Si tratta di interventi che consistono nel drenaggio degli ascessi su aree di piccole dimensioni. Laddove sono coinvolte aree ampie, specie a livello genitale o inguinale, occorre l’intervento del chirurgo competente su questa patologia: «In questi casi può essere necessario asportare intere parti di tessuto che comprendono follicoli piliferi e ghiandole apocrine colpite dall’infezione», segnala la dermatologa. In futuro questo tipo di chirurgia diventerà sempre più protagonista e risolutiva, ma occorreranno sempre più chirurghi e dermatologi che si occupino di questa patologia.
L’articolo completo su Dermakos, novembre 2023