Nel 2022, in Italia, il tumore più frequentemente diagnosticato è stato il carcinoma della mammella con 55.700 casi, mentre quello al polmone è stata la seconda neoplasia più frequente negli uomini (15 per cento) e la terza nelle donne (12 per cento), con 43.900 nuove diagnosi. Nonostante queste due patologie siano responsabili del decesso di una persona su quattro per cancro in Italia, l’accessibilità alle terapie risulta molto difforme nel nostro Paese in particolare se confrontiamo il nord con il sud. Ciò si traduce in una disparità di possibili opzioni terapeutiche a seconda del luogo di residenza dei malati.
Disparità di opzioni terapeutiche
Non a caso il 40 per cento delle persone con un tumore al seno o al polmone si sposta dal proprio comune di residenza per curarsi. Ma non solo: il 20 per cento di chi non può più disporre di terapie approvate e rimborsate non viene inviato a un trial clinico dal proprio oncologo, anche se idoneo, ma alle cure palliative a causa della distanza dai centri e della mancanza di trasporti agevoli. È proprio l’accessibilità ai trial – calcolata considerando l’incidenza della patologia, la distanza dai centri e il numero di studi sperimentali nel centro – a rappresentare una criticità particolarmente evidente.
La residenza conta…
Questi dati sono emersi dalla survey condotta da Elma Research su un campione di pazienti e oncologi nell’ambito del progetto Il tuo codice postale conta (scarica il report), che ha l’obiettivo di approfondire e quantificare la disparità di accesso alle cure oncologiche in relazione al luogo di residenza. L’indagine ha coinvolto più di 200 tra oncologi, responsabili della gestione e del trattamento di pazienti con neoplasie polmonari e mammarie e oltre 200 pazienti ugualmente distribuiti nelle due diagnosi.
I trial, unica opzione per molti
Sembra essere l’impatto che lo spostamento potrebbe avere sulla persona malata a influire maggiormente nella decisione dell’oncologo di non inviare ai trial. Infatti il 65 per cento dei medici intervistati ha riferito che il costo e i fattori organizzativi sono motivazione di non invio, mentre per il 36 per cento è la distanza dal centro in termini di chilometri e di tempo. «Tuttavia per alcuni pazienti gli studi clinici rappresentano l’unica opzione terapeutica e di miglioramento delle condizioni di salute e della qualità di vita», spiega Luca Mazzarella, responsabile del Laboratorio di oncologia traslazionale all’Istituto europeo di oncologia di Milano.
Il costo dei trasferimenti
«Ma di fronte a un quadro diagnostico idoneo per un determinato trial clinico, l’oncologo deve considerare anche una serie di elementi per un eventuale arruolamento, come l’onere di raggiungere il centro», aggiunge Mazzarella. I costi legati ai trasferimenti e la mancanza di servizi di trasporto pubblico sono infatti i fattori più difficili da affrontare per i pazienti che hanno partecipato all’indagine, accanto alla distanza dagli affetti e gli impegni familiari e professionali.