Lo scorso 1 settembre, nella Giornata internazionale della sindrome dell’ovaio policistico, il Colosseo per quattro ore si è tinto di verde acqua, colore sociale della patologia e di tutte le donne che ne sono affette. La sindrome dell’ovaio policistico è un disturbo endocrinoginecologico che colpisce le donne con conseguenze importanti sulla salute riproduttiva, metabolica, psicologica e sulla qualità di vita delle stesse.
Una patologia molto diffusa
Definita più correttamente policistosi ovarica, è una patologia molto diffusa che colpisce dal 5 al 18 per cento delle donne in età fertile. Le pazienti affette mostrano alterazioni di tipo ginecologico ed endocrinologico che vanno dalle difficoltà ovulatorie, con irregolarità del ciclo mestruale e in alcuni casi anche difficoltà di concepimento, alla formazione di vere e proprie cisti ovariche. Molto spesso, queste donne presentano anche segni estetici caratteristici della sindrome come acne, irsutismo, alopecia, seborrea nonché alterazioni metaboliche, tra cui forme di insulino-resistenza e obesità.
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Segni e sintomi
L’interesse della ricerca scientifica internazionale sembra oggi più che mai orientato a una ridefinizione non solo della patologia per come viene intesa ma anche a una ridefinizione dei criteri diagnostici che permetta una caratterizzazione più accurata della patologia e un’indicazione più mirata delle terapie. Attualmente la diagnosi di policistosi ovarica viene assegnata in accordo ai criteri di Rotterdam secondo i quali si parla di sindrome dell’ovaio policistico solo nel caso in cui siano presenti almeno due delle seguenti alterazioni: iperandrogenismo biochimico o clinico, oligo-anovulazione e presenza di un determinato numero di cisti ovariche per ovaio che devono disporsi a corona di rosario.
I quattro fenotipi della patologia
Secondo tali linee guida è possibile identificare quattro differenti fenotipi clinici: completo, anovulatorio, ovulatorio e non iperandrogenico. Solo i primi tre sono caratterizzati dalla presenza di iperandrogenismo. Le differenze che vengono osservate tra i diversi fenotipi suggeriscono la presenza di eziologie diverse alla base della patologia e questo costituisce un argomento attualmente molto dibattuto, soprattutto alla luce del fatto che il trattamento della policistosi ovarica a oggi non sembra tener conto di tale classificazione.