Tra i primi 50 farmaci senza obbligo di ricetta più venduti in Italia nel primo semestre del 2022 ben 24 sono antidolorifici: davvero tanti. Siamo colpiti da un'”epidemia” di dolori di ogni genere oppure siamo diventati insofferenti nei confronti di qualsiasi forma di sofferenza fisica? Se da un lato sociologi e antropologi sottolineano come la società occidentale abbia perso la capacità di tollerare il dolore fisico, d’altro canto con l’aumento della popolazione anziana crescono le patologie di lungo corso e la prevalenza del dolore cronico: secondo l’Istat in Italia ne soffrirebbero circa 13 milioni di abitanti.
Il dolore cronico negli anziani: sottostimato
Che cos’è il dolore cronico
È definito in questo modo il dolore che persiste per un periodo superiore a tre mesi, oppure per più di un mese dopo la risoluzione del danno fisico che lo causa o ancora quando si associa a una lesione che non guarisce. «Il dolore cronico ruba la vita delle persone e cambia la loro esistenza e quella di chi sta loro attorno», mi ha spiegato Giuseppe De Benedittis, professore associato di neurochirurgia all’Università di Milano e terapista del dolore.
Cause benigne e maligne
Nel 5 per cento dei casi a causarlo sono tumori mentre nel 95 per cento è prodotto da condizioni non maligne come l’emicrania, il mal di schiena, le patologie reumatologiche, la fibromialgia e diverse neuropatie. «Mediamente passano ben 7 anni di dolore prima che il paziente si rivolga a un centro di terapia del dolore, periodo durante il quale si fa visitare da diversi specialisti senza arrivare a una soluzione». Il dolore cronico richiede però un intervento tempestivo per evitare che porti a conseguenze psichiche importanti: secondo la letteratura scientifica, infatti, tra il 40 e il 50 per cento di chi ne soffre sviluppa depressione.
Dolore cronico, pazienti dimenticati?
Le opzioni terapeutiche
La terapia del dolore fa uso di varie strategie: «Occorre sempre un approccio multidisciplinare cucito su misura sul singolo paziente in funzione della tipologia di dolore di cui soffre», prosegue De Benedittis. Esistono infatti farmaci da assumere per bocca o in vena, infiltrazioni locali nel punto in cui si genera il dolore, la fisioterapia per le forme di dolore muscolo-scheletriche e la psicoterapia.
La psicoterapia
«Alcune condizioni causa di dolore cronico, come la fibromialgia, sono resistenti a qualsiasi terapia farmacologica», aggiunge Fabrizio Benedetti, ordinario di neurofisiologia all’Università di Torino e autore di Il dolore. Dieci punti chiave per comprenderlo (Carocci). «In questi casi la psicoterapia non consente di ridurre il dolore, ma di insegnare al paziente a conviverci». Tra tutte le forme quella cognitivo-comportamentale è la soluzione migliore: permette ai pazienti di imparare strategie di deviazione dell’attenzione. Durante le sedute, cioè, si insegna loro a ignorare il dolore evocando immagini piacevoli oppure minimizzandolo, rendendolo così irreale.
Covid e dolore cronico: il ruolo del nervo vago
L’ipnosi e la sua efficacia
Un’alternativa è l’ipnosi. Tecnica che accompagna l’umanità da 250 anni, acquisisce oggi nuovo interesse grazie alle scoperte neuroscientifiche che ne mostrano l’efficacia: «Durante l’ipnosi il cervello diventa più duttile e ciò consente al terapeuta di aiutare il paziente a cambiare prospettiva nei confronti del suo dolore, del quale smette di essere vittima», mi dice De Benedittis. La terapia ipnotica del dolore necessita di sedute settimanali e di sessioni di autoipnosi che il paziente impara a eseguire da solo. Che la tecnica funzioni è dimostrato anche da indagini effettuate con la risonanza magnetica: ad esempio nel corso di una ricerca condotta all’Università dello Iowa (Usa) fu possibile osservare una riduzione di attività delle aree del cervello connesse alla percezione del dolore.
L’articolo completo su Airone, settembre 2023