Negli ultimi vent’anni la lotta contro il cancro è cambiata profondamente. Diagnostica per immagini, medicina nucleare e radioterapia sono diventate sempre più precise, meno invasive e più personalizzate, grazie all’evoluzione tecnologica e all’ingresso dell’intelligenza artificiale nei percorsi di cura. Oggi queste discipline rappresentano uno dei pilastri dell’oncologia moderna, permettendo diagnosi più rapide, trattamenti mirati e migliori prospettive di sopravvivenza per milioni di pazienti. Ne parlerò in un white paper – di cui questo post è un’anticipazione – che sarà pubblicato a breve sui miei canali social e blog.

Diagnosi più precise e precoci

La diagnostica per immagini svolge certamente un ruolo centrale nel percorso oncologico. Tecniche come tomografia computerizzata (TC), risonanza magnetica (RM) ed ecografia consentono di individuare precocemente le neoplasie, valutarne l’estensione e monitorare l’efficacia delle terapie: le nuove apparecchiature garantiscono in particolare immagini sempre più dettagliate e tempi di acquisizione più rapidi. La TC a conteggio di fotoni, ad esempio, migliora la qualità diagnostica riducendo l’esposizione alle radiazioni, mentre le risonanze magnetiche ad alto campo permettono di osservare con precisione strutture anatomiche sempre più piccole. A cambiare radicalmente il settore è però in particolare l’intelligenza artificiale: gli algoritmi oggi aiutano i medici a identificare lesioni sospette, ridurre gli errori diagnostici e personalizzare i percorsi clinici in base alle caratteristiche del singolo paziente.

Un algoritmo riduce le radiazioni della Tc

Medicina nucleare: diagnosi e terapia

Anche la medicina nucleare sta vivendo una fase di forte evoluzione. Tecniche come PET e SPECT permettono di studiare non solo l’anatomia, ma anche il metabolismo dei tumori attraverso l’uso di radiofarmaci: ciò consente di identificare con grande precisione le cellule tumorali e valutare l’aggressività della malattia. La frontiera più innovativa è quella della teranostica, un approccio che unisce diagnosi e terapia utilizzando molecole radiomarcate capaci di colpire selettivamente il tumore. In particolare, nel carcinoma prostatico avanzato le nuove terapie con radioligandi stanno mostrando risultati promettenti sia in termini di sopravvivenza sia di qualità della vita.

Radioterapia sempre più mirata

Oggi circa il 60 per cento dei pazienti oncologici necessita di trattamenti radioterapici durante il percorso di cura e ogni anno in Italia oltre 180mila persone vengono sottoposte a questa terapia che, secondo il Rapporto 2024 sulla condizione assistenziale dei malati oncologici dell’Osservatorio sulla condizione assistenziale dei malati oncologici, contribuisce per il 42 per cento alla guarigione (laddove la chemioterapia si ferma all’11,5). Le moderne tecnologie consentono di colpire il tumore con precisione millimetrica, risparmiando i tessuti sani circostanti mentre sistemi avanzati come gli MRI-LINAC permettono addirittura di visualizzare il tumore in tempo reale durante il trattamento, adattando la terapia alle modifiche anatomiche del paziente.

Cosa sanno (e temono) gli italiani della radioterapia

La novità dell’ipofrazionamento

Tra le innovazioni più importanti c’è anche l’ipofrazionamento: dosi più elevate somministrate in un numero ridotto di sedute. In molti casi si è passati da trattamenti di sei settimane a cicli di appena 5-10 sedute, con benefici significativi per pazienti e strutture sanitarie. Sempre più diffusa è inoltre la radioterapia stereotassica, tecnica che permette di trattare piccole lesioni tumorali con estrema precisione e alte probabilità di controllo locale della malattia.

Le criticità del Sistema sanitario

Accanto ai progressi tecnologici restano però molte criticità. L’Italia investe nella sanità pubblica meno della media europea e questo si traduce in carenza di personale e liste d’attesa lunghe. Inoltre le disuguaglianze territoriali continuano a pesare in modo importante: le regioni del Nord dispongono di maggiori tecnologie e migliori performance negli screening oncologici, mentre il Sud continua a registrare ritardi sia nell’accesso alle cure sia nella disponibilità di apparecchiature avanzate.

Il tema dell’obsolescenza

Connesso alla carenza di risorse c’è il tema dell’obsolescenza delle attrezzature sanitarie: in particolare i grandi dispositivi medici per la diagnostica, la radioterapia e la chirurgia sono mediamente vecchi e dunque non aggiornati e poco performanti, con un impatto clinico evidente. Secondo il report AGENAS 2024 dal titolo Le grandi apparecchiature sanitarie in Italia, il 34 per cento di questi device ha un’età minore o uguale a 5 anni, il 29 per cento tra 5 e 10 anni, il 37 per cento più di 10 anni. Le apparecchiature rilevate dallo studio sono 8.228 tra TC, risonanze magnetiche, acceleratori lineari, sistemi robotizzati per chirurgia endoscopica, sistemi TC/PET, gamma camere computerizzate, sistemi TC/Gamma camera, mammografi e angiografi. Di queste il 51 per cento risulta allocato in strutture pubbliche, il 44 per cento in strutture private accreditate e il 6 per cento in strutture private non accreditate.

In Italia la radioterapia è obsoleta

Il futuro? Innovazione e integrazione

Nonostante le difficoltà, i segnali positivi non mancano. Gli investimenti del PNRR stanno contribuendo al rinnovo di acceleratori lineari, PET/TC, mammografi e sistemi di medicina nucleare in molte strutture italiane. Cresce inoltre l’adesione agli screening oncologici, fondamentali per la diagnosi precoce. Di certo il futuro dell’oncologia sarà sempre più integrato: diagnostica per immagini, medicina nucleare, radioterapia e intelligenza artificiale lavoreranno insieme per offrire cure più precise, personalizzate e sostenibili. Una trasformazione che potrebbe cambiare radicalmente il modo di affrontare il cancro nei prossimi anni.