La gestione del recupero dopo interventi di chirurgia traumatologica sta vivendo una rapida evoluzione grazie all’introduzione dei protocolli ERAS (Enhanced Recovery After Surgery), sempre più diffusi anche in ambito ortopedico. Una recente pubblicazione sulla rivista Therapeutics and Clinical Risk Management evidenzia come l’adozione di percorsi riabilitativi basati su questi principi consenta di ottenere miglioramenti significativi nel recupero dei pazienti sottoposti a intervento per frattura di caviglia.

Cos’è il protocollo ERAS

Il protocollo ERAS è un modello innovativo di gestione perioperatoria che mira a migliorare il recupero del paziente e a ottimizzare le risorse sanitarie. Introdotto negli anni Novanta da Henrik Kehlet, si basa su un approccio multidisciplinare che coinvolge diverse figure sanitarie lungo tutto il percorso chirurgico, dalla preparazione preoperatoria fino al follow-up post-dimissione. L’obiettivo è garantire un recupero rapido e sicuro, favorendo il ritorno precoce alle attività quotidiane. Il protocollo si sviluppa in tre fasi:

  • Pre-operatoria, con ottimizzazione delle condizioni cliniche e informazione del paziente;
  • Intraoperatoria, con tecniche minimamente invasive e gestione mirata di dolore e fluidi;
  • Post-operatoria, con mobilizzazione precoce, ripresa dell’alimentazione e monitoraggio continuo.

Il protocollo ERAS può risolvere le criticità delle chirurgie italiane in un contesto di carenza di risorse?

Lo studio e i risultati

L’indagine, di cui ho recentemente scritto in un articolo uscito su Ortopedici & Sanitari, ha incluso un’analisi retrospettiva su 376 pazienti operati per frattura di caviglia tra dicembre 2022 e dicembre 2023. Tra questi, 190 pazienti hanno seguito un percorso riabilitativo strutturato secondo i protocolli ERAS, mentre 186 sono stati trattati con il tradizionale iter riabilitativo. Più nel dettaglio, il protocollo prevedeva alcuni elementi fondamentali tra cui programmi di educazione del paziente prima dell’intervento, una gestione del dolore con approccio multimodale, la mobilizzazione precoce entro le prime 24 ore dall’intervento e programmi di fisioterapia personalizzati. L’intensità del dolore è stata misurata tramite scala VAS a 24 ore, 48 ore e 7 giorni dall’intervento. Sono stati inoltre considerati altri parametri, tra cui la durata della degenza ospedaliera, l’insorgenza di complicanze post-operatorie e il grado di soddisfazione dei pazienti.

Recupero più veloce…

I risultati hanno evidenziato un netto vantaggio per i pazienti trattati secondo il protocollo ERAS con una riduzione della degenza: una media di 5,1 giorni rispetto ai 6,7 giorni del gruppo di controllo. Il tutto, registrando miglioramenti della qualità di vita dei pazienti e vantaggio per il Sistema sanitario grazie alla riduzione dei costi, alla maggiore disponibilità di posti letto e a liste d’attesa più contenute.

… e riduzione del dolore

Quanto al dolore post-operatorio, i dati dei pazienti ERAS sono risultati risultati significativamente più bassi rispetto a quelli del gruppo sottoposto a riabilitazione standard: a 24 ore un VAS di 4,2 contro 5,6, a 48 di 3,1 contro 4,4 e a 7 giorni di 2 contro 3,1. Anche il livello di soddisfazione è risultato superiore nel gruppo ERAS (92,1 per cento contro il 78,4 per cento). Per quanto riguarda le complicanze post-operatorie, non sono emerse differenze statisticamente significative tra i due gruppi, indicando che l’adozione del protocollo non comporta un aumento dei rischi clinici.

Mobilizzazione precoce

Secondo gli autori dello studio, uno dei fattori determinanti per il successo del protocollo ERAS è la mobilizzazione precoce. Questa comprende esercizi di pompa della caviglia, carico progressivo e deambulazione assistita sotto la supervisione del fisioterapista già entro le prime 24 ore dall’intervento. Questo approccio favorisce il miglioramento della circolazione sanguigna, contribuendo a ridurre il rischio di complicanze come la trombosi venosa profonda e accelerando il recupero funzionale dell’articolazione. Inoltre, la combinazione tra analgesia multimodale e riabilitazione personalizzata consente un controllo più efficace del dolore e facilita una più rapida ripresa delle normali attività quotidiane.

Le patologie articolari nell’anziano

Un impatto concreto sul recupero

Le fratture di caviglia rappresentano una delle lesioni traumatiche più frequenti del sistema muscoloscheletrico e possono causare instabilità articolare, dolore persistente e limitazioni funzionali. In questo contesto, l’adozione di protocolli strutturati come ERAS può avere ricadute importanti anche nel campo dell’ortopedia tecnica, in particolare per quanto riguarda la gestione precoce del carico e della deambulazione, l’impiego di tutori e dispositivi per l’immobilizzazione funzionale e l’integrazione tra chirurgia, fisioterapia e supporti ortopedici. Un recupero più rapido della mobilità contribuisce infatti a ridurre il rischio di rigidità articolare e a facilitare il passaggio alle fasi successive della riabilitazione.

Prospettive per il post-chirurgico

Gli autori sottolineano che, nonostante i risultati incoraggianti, lo studio presenta alcuni limiti, tra cui il disegno retrospettivo e il fatto di essere stato condotto in un unico centro ospedaliero. Saranno quindi necessari ulteriori studi prospettici e multicentrici per confermare l’efficacia dei protocolli ERAS nella chirurgia traumatologica della caviglia.