Il successo delle terapie per i tumori ginecologici dipende anche dalla possibilità di essere seguite presso centri specializzati, già dalle prime fasi del percorso di cura. Questi infatti dispongono di competenze, di un approccio multidisciplinare e di tecnologie innovative che hanno un impatto notevole sugli outome. Un esempio recente viene dal Policlinico Gemelli di Roma, che da pochissimo è il primo centro al mondo ad adottare il sistema Van Gogh in ginecologia oncologica: questo device all’avanguardia permette infatti di analizzare i tessuti tumorali in tempo reale, direttamente in sala operatoria. Grazie a sistemi di imaging ottico, Van Gogh è in grado di studiare l’attività metabolica delle cellule su campioni di tessuto appena prelevati, senza doverli allestire su vetrino. Ciò permette di generare in pochi minuti una mappa visiva che segnala le aree potenzialmente tumorali, lasciando il campione completamente integro per le successive analisi istologiche e genetiche.

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I centri oncologici di riferimento

Ma si tratta soltanto di uno dei numerosi esempi, sul territorio nazionale, che mostrano l’importanza dell’iperspecializzazione in oncologia e in particolare nella branca dedicata alle neoplasie femminili, insieme che raggruppa i tumori dell’utero (come quello dell’endometrio e il carcinoma del collo dell’utero), il tumore ovarico, i tumori della vulva e della vagina e i tumori della placenta. «È fondamentale che le pazienti vengano valutate e prese in carico in centri di riferimento», spiega Valentina Chiappa, ginecologa oncologa dell’Istituto dei tumori di Milano in occasione dell’ultima edizione del congresso Nodi di Cura, tenutosi a dicembre presso l’importante realtà clinica lombarda. «La gestione nel centro oncologico offre infatti una diagnosi accurata, riduce gli errori e garantisce l’accesso a studi clinici e terapie all’avanguardia».

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Multidisciplinarità e fertilità 

Durante il congresso sono stati presentati casi clinici emblematici che dimostrano il valore dell’approccio multidisciplinare e dell’ultraspecializzazione. In uno di questi, una paziente con diagnosi di tumore dell’endometrio formulata in un centro periferico dopo la chirurgia e indicazione a chemio-radioterapia adiuvante è stata rivalutata presso l’Istituto dei tumori: la revisione dei preparati istologici ha escluso la presenza di malattia, evitando trattamenti potenzialmente dannosi e non necessari. «Questo caso evidenzia quanto sia determinante il ruolo del patologo di riferimento e del confronto multidisciplinare», ha aggiunto Umberto Leone Roberti Maggiore, ginecologo oncologo dell’Istituto. Del resto la complessità dei tumori ginecologici richiede una presa in carico globale della paziente che bilanci efficacia oncologica, qualità di vita e, quando possibile, la preservazione della fertilità. «Tutela del potenziale riproduttivo e sicurezza oncologica devono infatti procedere insieme», aggiunge.

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Quasi 1 donna su 2 ha dolore

Il tutto va considerato anche in un contesto di umanizzazione delle cure, visto il particolare burden che i tumori ginecologici costituiscono per le donne sul profilo personale, relazionale e sociale. Recenti indagini hanno del resto chiarito quanto la malattia e il dolore fisico in generale abbiano un peso considerevole sul carico emotivo e sul benessere femminile. I risultati italiani del Global Women’s Health Index presentati questo mese vanno proprio in questa direzione. L’indagine, condotta da Hologic, ha visto il coinvolgimento di circa 146mila partecipanti in 142 paesi e si propone di valutare cinque dimensioni del benessere della donna: prevenzione, salute emotiva, opinioni sulla salute e sicurezza, bisogni di base e salute individuale. Secondo quanto emerge, il 43 per cento delle donne lamenta un dolore fisico, contro il 33 per cento della media europea, mentre il 23 per cento convive con problemi di salute, come appunto quelli oncologici, che impattano sulla qualità di vita.

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Salute femminile trascurata

Tra le principali cause di dolore fisico ed emotivo femminile figurano infatti le numerose problematiche della sfera ginecologica. Tra queste, secondo l’indagine, non mancano condizioni frequenti, emotivamente e fisicamente impattanti, come il sanguinamento uterino anomalo, che colpisce circa una donna su cinque di età compresa tra i 35 e i 55 anni. Potenzialmente indice di patologie in corso anche gravi, come appunto quelle oncologiche, questo tipo di disturbo così come molti altri è spesso sottovalutato. Non a caso, ancora oggi tra il 50 e il 70 per cento delle donne non consulta il ginecologo in presenza di disturbi principalmente a causa della scarsa consapevolezza sulla problematica e per la mancanza di informazioni sulle terapie disponibili.