In Italia si stima che circa il 20 per cento dei bambini e adolescenti tra 0 e 18 anni abbia un disturbo del neurosviluppo, per un totale di circa due milioni di minori. Con questo termine si indicano condizioni caratterizzate da alterazioni di tipo neurocognitivo e motorio, variamente combinate, che possono includere disabilità intellettiva, alterazioni del linguaggio e della comunicazione, autismo, deficit di attenzione e iperattività, alterazioni dell’apprendimento, disturbi del movimento, epilessia e alterazioni sensoriali.
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Sindromi genetiche
La genetica può svolgere un ruolo importante in molti disturbi dello sviluppo neurologico: capita ad esempio con il deficit cognitivo non sindromico autosomico recessivo, il deficit cognitivo sindromico non-specificato, la sindrome di Phelan McDermid e la sindrome da regressione del neurosviluppo, distonia e crisi epilettiche correlata a IRF2BPL (NEDAMSS).
Origine multifattoriale
Tuttavia, la maggior parte dei disturbi del neurosviluppo è multifattoriale: è infatti spesso coinvolta una combinazione di fattori di rischio genetici, biologici, psicosociali e ambientali. Tra questi ci sono l’assunzione materna di alcol, tabacco o droghe illecite durante la gravidanza, condizioni socio-economiche difficili, basso peso alla nascita, esposizione prenatale o infantile a determinati contaminanti ambientali. Ma tra i fattori predisponenti uno particolarmente rilevante è la nascita pretermine: dal 25 al 50 per cento dei nati prematuri può infatti manifestare come autismo, ADHD, disturbi della coordinazione motoria o disabilità intellettiva.
La prematurità in Italia
Ogni anno nel mondo un bambino su dieci nasce prematuro mentre In Italia, secondo il Rapporto CeDAP 2025, la percentuale dei parti pretermine è pari al 6,24 per cento del totale delle nascite, cioè circa 23.600 neonati ogni anno. Di questi, il 5,82 per cento nasce molto pretermine (28-31 settimane) e il 3,38 estremamente pretermine (22-27 settimane). Se è vero che grazie ai progressi dell’assistenza ostetrica e neonatale la sopravvivenza è oggi notevolmente aumentata e le lesioni cerebrali più gravi come la leucomalacia periventricolare severa sono sempre più rare, i bambini nati prima del termine affrontano il mondo esterno prima che il loro cervello abbia completato il processo di maturazione.
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Il “danno invisibile”
«Anche in assenza di lesioni cerebrali visibili, il cervello del pretermine si sviluppa in un ambiente molto diverso da quello naturale dell’utero materno», spiega Elisa Fazzi, presidente della Società italiana di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza (Sinpia) in occasione della Giornata mondiale della prematurità, tenutasi lo scorso 17 novembre. «Questa condizione può determinare un danno invisibile, base di possibili disturbi del neurosviluppo con difficoltà cognitive, sensoriali, attentive, di regolazione emotiva e nelle competenze sociali e comunicative».
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Melatonina e pretermine
Negli ultimi anni, la ricerca ha esplorato strategie di neuroprotezione precoce volte a sostenere il cervello del neonato nelle prime settimane di vita. Ad esempio uno studio multicentrico italiano ancora in corso e condotto dal Policlinico San Matteo insieme alla Fondazione Mondino di Pavia e dagli Spedali Civili di Brescia ha proposto l’utilizzo della melatonina come sostanza protettiva contro lo stress ossidativo, cui i pretermine sono particolarmente esposti.
L’ambiente relazionale
Oggi, inoltre, le evidenze scientifiche confermano anche una straordinaria resilienza del cervello in via di maturazione: «La plasticità cerebrale», prosegue Fazzi, «è la grande risorsa dei bambini nati pretermine: il loro cervello è capace di modificarsi in base all’esperienza e di riorganizzarsi soprattutto se supportato da un ambiente favorevole e interventi precoci adeguati, rivolti anche a sostegno della famiglia». Questo spinge a considerare l’ambiente e le cure non solo come sostegno, ma anche come vera e propria terapia. Occorre quindi rafforzare le interazioni madre bambino, come suggerito da uno studio dell’Università di Pavia che ha mostrato come i pretermine siano in grado, già a poche settimane di vita, di riconoscere e rispondere al sorriso dell’adulto guardando solo gli occhi anche se il resto del volto è nascosto dalla mascherina. Ciò dimostra che i nati pretermine possiedono già una capacità innata di mettersi in relazione con gli altri.
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Il digitale aiuta
Partendo da queste evidenze sempre al San Matteo si stanno implementando diversi programmi di intervento precoce, come il percorso STAmmi VICINO, finalizzato a promuovere le competenze neurocomportamentali e alimentari dei neonati pretermine, riducendo lo stress e rafforzando il ruolo dei genitori. Ciò è permesso anche dalla piattaforma digitale NE@R che offre ai genitori suggerimenti e attività guidate per stimolare lo sviluppo motorio, cognitivo e sociale del bambino dopo la dimissione.